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Robinson Crusoe

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Illustrazione di Agrin Amedì
Mr Robinson Crusoe 45 Victoria Road, London Caro vecchio amico mio, ti scrivo per spiegarti meglio quello che ci siamo detti velocemente per telefono.

Mr Robinson Crusoe
45 Victoria Road, London
Caro vecchio amico mio,
ti scrivo per spiegarti meglio quello che ci siamo detti velocemente per telefono. Come sai, il mio programma “L’Isola dei Famosi” l’anno scorso non è andato molto bene. Rispetto all’edizione precedente ha perso il 35% di share. Tu puoi aiutarmi a risollevarlo. La tua presenza come concorrente sarebbe un evento di un’importanza straordinaria, e non solo in Italia.
Per te sarebbe un gioco, un divertimento, una vacanza. Per me sarebbe la salvezza. Tu avresti la quasi certezza di vincere il premio di 300 mila Euro. Io avrei la sicurezza della riconferma come responsabile della programmazione dell’intera rete.
La prossima settimana sarò a Londra. Se sei d’accordo potremmo incontrarci al Regency per ulteriori chiarimenti. Intanto ti allego contratto, regolamenti, programmi, le registrazioni delle puntate dell’anno scorso e tutto ciò che può servirti per capire fin nei minimi dettagli di cosa si tratta.
Non stare troppo a pensarci su! Dimmi di sì, farai una bella esperienza e mi salverai.
Un abbraccio
Carlo

*

Ho accettato l’invito perché non potevo dire no a un vecchio amico, perché non avevo impegni, e soprattutto perché i 300 mila euro come premio al vincitore mi facevano gola.
Siamo partiti per l’Honduras che era un lunedì. Il venerdì sarebbe cominciato il programma. Due giorni prima raggiungemmo l’isola. Non conoscevo nessuno dei concorrenti. Eravamo in 12, 6 uomini e 6 donne. Tra gli uomini c’era un calciatore imbolsito, un cantante senza voce, un paio di attori giovani, un comico. Tra le donne, una nuotatrice molto bella, due anziane attrici, una giornalista tv e due giovani appariscenti che dicevano di lavorare “nel mondo dello spettacolo”.
Carlo mi aveva spiegato in cosa consisteva il reality e le regole da rispettare. Mi avevano fatto firmare cento carte, assicurazioni, scarico di responsabilità, penali e quant’altro.
Ero sicuro al cento per cento di vincere. Io, con la mia trentennale esperienza solitaria in quell’isola “vera” potevo temere questa ciurma di rammolliti? Che errore! Che errore! Non erano loro i nemici. Ahimè, allora non lo avevo capito! Che ingenuo! Ma andiamo con calma.
Abbiamo cominciato le prove con una corsa sulla sabbia e con l’arrampicata su una palma. Ho vinto con grande facilità. Ma ecco i primi intoppi. La prova della corsa nello stagno non sono stato in grado di superarla: sono inciampato su una corda tirata e sono finito nell’acqua lurida. La nuotatrice, subito dopo, mi ha distrutto nella lotta nel fango. Ma mi avevano detto che era un gioco, di non opporre resistenza, però lei faceva sul serio, ho ancora due lividi sulle braccia. Altre gare sono andate incredibilmente male. Pensavo di cavarmela almeno in cucina, ma il mio serpente alla brace si è bruciato come una torcia. E non è finita qua. Sono intervenuto per dividere le due vecchie attrici che dalle offese reciproche erano passate alle mani: graffi, sberle, camicette strappate. Non l’avessi mai fatto: il cantante senza voce con un urlo si è gettato su di me come un orso ubriaco, colpendomi più volte. Non ci ho visto più, e gli ho mollato un destro. È crollato come colpito da un fulmine e io mi sono allontanato imprecando.
Stop alla diretta, grida concitate, sono intervenuti il regista, un medico, il capo macchinista. Il povero Carlo era bianco come un lenzuolo. Ho cercato di spiegare le ragioni del mio comportamento. Niente: espulso e cacciato a furor di popolo sull’altra isola, “l’isoletta”, da solo, in punizione. Il primo naufrago del primo giorno della nuova serie dell’Isola dei famosi! Carlo è sconsolato “è un reality ma non vuol dire che è tutto vero” mi dice. E mi spiega che la litigata tra le due era programmata, che comunque il cantante non voleva farmi male, che il serpente lo avevano bruciato loro. Tutto per fare spettacolo, per fare audience.
Sono furibondo. E non sopporto più la solitudine. Nell’isoletta ci resterò poco, devo fuggire. La seconda notte senza grosse difficoltà riesco a impadronirmi di una barchetta a motore. Affiorano antichi ricordi: “Sono libero”. Navigo tutta la notte. Prima che faccia l’alba scorgo a dritta dei fuochi via via sempre più grandi, sempre più vicini. Mi accosto a una spiaggia riparata da grandi dune. Sento rumori di tamburi, suoni gutturali che arrivano dalla radura illuminata dai falò. Avanzo carponi sulla sabbia, faccio una decina di metri, allungo il collo e… laggiù un gruppo di selvaggi coperti da un gonnellino di paglia che cantano, danzano e bevono intorno al fuoco. Un po’ più in là, sedute in cerchio, ci sono delle belle giovani donne nude. E piano piano mi avvicino. Sarà sicuramente un altro reality. Ma sì, sarà “Expedition Robinson”, quello inventato dagli svedesi, quello con il mio nome! Quello copiato malamente, ora posso dirlo, dall’Isola dei famosi. “Salve amici” grido. Ma quelli neanche mi sentono. Insisto: “Hello friends”. Mi guardano ma non fiatano. Ci provo con le uniche parole che so di svedese: “Hej vanner” dico con le mani a megafono intorno alla bocca.
Mi vengono incontro. “Hej vanner, hei va….”. Non faccio in tempo a finire la frase che due quattro dieci robuste braccia scure mi stringono e mi sollevano. Accidenti, questi fanno sul serio, non è un reality. Sento una puntura a una gamba. E poi non ricordo più niente.
Mi sveglio dopo qualche ora o qualche giorno, non so. So però che sono legato come un salame dalla testa ai piedi. Non sento e non vedo nessuno. Perdo la nozione del tempo, a un metro dal mio torace una pietra appuntita, mi rotolo e ci finisco sopra. Mi strofino contro con pazienza per un’infinità. Mi esce il sangue, ma la corda si è rotta. Sono libero. Mi alzo a fatica, le gambe le braccia il collo mi fanno male. La ferita brucia. Corro, corro, corro verso le dune. Faccio un salto e…. esplode un applauso, sale il coro di Ro-bin-son Ro-bin-son, mi puntano decine di fari, le telecamere lampeggiano, un mare di persone mi viene incontro. Dallo studio di Milano rimbomba la voce concitata del presentatore: . Arriva l’editore con l’assegno di 300 mila Euro. C’è il regista, c’è il produttore, c’è Carlo che ride come un matto. Gli vado incontro e lo abbraccio: Venerdì amico mio ci sei anche tu?!

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