La Ri-na-scén-te

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– Scusi, giovane, scende alla prossima? Il tram sferragliava traballando, incurante delle zampette malferme di Gropt. Alzò lo sguardo smeraldino e fissò interrogativo la signora avvizzita,

– Scusi, giovane, scende alla prossima?
Il tram sferragliava traballando, incurante delle zampette malferme di Gropt.
Alzò lo sguardo smeraldino e fissò interrogativo la signora avvizzita, ma elegante e ben truccata, che gli chiedeva il passo. Pur senza domandarsi troppo il senso di quanto udito, scosse il capo come gli avevano spiegato di fare e perse un po’ l’equilibrio. La Terra gli dava ancora un senso di nausea e vertigine, forse per via della gravità differente da quella a cui era abituato, o forse a causa degli odori stravaganti che gli umani producevano copiosamente. Gli apparati fonatori dei terrestri, oltretutto, erano particolari e primitivi: abituato ai suoni fluidi e armoniosi del suo pianeta, percepiva le sonorità degli umani come un ammasso di rumori simile a un frastuono, che si stava però impegnando a imparare.
Gropt scese velocemente e si incamminò verso San Babila, la punta del naso trilobato nascosta dalla sciarpa, attento a non farsi notare ma osservando il mondo intorno. Gente imbacuccata come lui lo sfiorava camminando veloce, con lo sguardo all’orologio, al telefono, alle vetrine. Temperatura fredda e pungente, decisamente gradevole. Intorno molto rumore e molte luci: Gropt sapeva per certo che quello era il periodo denominato “Na-ta-le”.
All’Accademia Interstellare aveva fatto un corso specifico: “Dai nostri studi pare che sulla Terra ci sia una congregazione di benefattori, che una volta all’anno vengono festeggiati in gran parte del pianeta” gli avevano spiegato. Portano caratteristici abiti rossi, godono di grande fama e ammirazione da parte dei primitivi terrestri che li venerano, e loro, in cambio, portano doni a tutti gli abitanti, soprattutto i piccoli. E qui sta il punto: anche ammesso che abbiano a disposizione una tecnologia molto all’avanguardia rispetto a quella standard della Terra, ci sono cose che desideriamo capire meglio. Per esempio: come fanno a leggere tutte le lettere che ricevono? Come scelgono i doni nel dettaglio? Dove stoccano il materiale prima della consegna? Come affrontano il problema dei costi e degli eventuali sponsor? Hanno dei resi? E, soprattutto, come fanno a fare tutto in una notte?” Le domande erano molte “Sospettiamo utilizzino una sofisticata macchina del tempo, o qualcosa di ancor più complesso ma di sicuro efficace. Dobbiamo scoprire come fanno e utilizzare la loro tecnologia a nostro vantaggio”.
Era stato scelto tra 500 volontari, accuratamente addestrato, poi avevano estratto a sorte la destinazione e si era mimetizzato tra gli abitanti umani.
– Uei, cicetti!!!Guarda dove vai!!! – la ragazza truccatissima e griffata lo scansò con un gesto deciso mentre tirava a sé la borsetta. Un odore fortissimo, di quello che gli umani chiamano “profumo”, gli fece girare tutto intorno: appoggiò la mano guantata su un palo e cercò sollievo guardando il cielo ma sentì d’un tratto sul viso delle leggerissime punture gelate.
– La neve, mami! – cinguettò una cucciola in un passeggino. Per tutta risposta la madre le ficcò un cappellino di lana sulla testa mentre Gropt la fissava curioso. L’automobilista inchiodò nervoso a un centimetro da lui, – Pirla, attento!! – per ripartire l’attimo seguente sgommando.
Gropt attraversò la strada senza capire e si incamminò per San Babila: vetrine addobbate, luminarie distese sui fili tra i palazzi, gente frettolosa ed elegante, manifesti di pubblicità e spettacoli, mezzi di trasporto in movimento caotico… Gropt prendeva nota di tutto e sorrideva benevolo osservando l’arretratezza della razza umana, che gli stava, in fondo, simpatica.
Poi, finalmente, lo vide.
Fuori l’insegna recitava “La Ri-na-scén-te” e dalla vetrina trasparente si vedeva una lunga fila di bambini che terminava davanti a un barbuto umano vestito di rosso e bianco. Neanche una renna, a dire il vero, ma non poteva essere che lui: Babbo!
Gropt decise di entrare e si mise in coda con i bimbi e le famiglie, cercando di abituarsi ad ascoltare il linguaggio terrestre in previsione del lungo soggiorno che la missione prevedeva.
Chissà, forse Babbo, tra i tanti regali che avrebbe distribuito, magari poteva trovarne uno anche per lui: non voleva certo approfittarne, conosceva bene il proprio dovere, ma, in fondo in fondo, un regalino, anche piccolo, non poteva certo diventare un problema..Si sforzò di immaginare quale oggetto terrestre avrebbe potuto chiedere ( non pensava davvero di chiedere qualcosa relativo al suo pianeta, o addio copertura!!!) osservando gli oggetti in bella mostra lì intorno: una scatola di cosi lunghi e stretti fatti di un qualche vegetale marroncino essiccato gli sembrò interessante, ma presto capì che gli umani li incendiavano aspirandone il fumo e non ne capì l’utilità. Osservò con interesse delle giovani femmine tastare capi di abbigliamento ( così parevano, in tessuti traforati) e si immaginò per qualche istante indossare quelle coppe unite da una striscia elastica: l’idea non era male, ne avrebbe scoperto il nome e poi l ‘avrebbe chiesto, ovviamente non oggi, a Babbo in regalo…
E intanto si ripeteva il discorso che all’Accademia gli avevano fatto imparare a memoria: “Buonasera signor Babbo (oppure buongiorno, doveva verificare quale fosse la corretta ora terrestre), sono qui in quanto Suo grandissimo ammiratore e vorrei propormi per far parte del suo team. Sono certo di avere tutte le caratteristiche che le occorrono, sono disponibile e trasferirmi anche subito, ho un’ottima propensione per l’apprendimento delle lingue, ho un mezzo di proprietà, buona attitudine al lavoro di gruppo e un corretto senso del dovere e grande rispetto della gerarchia….” Il discorso continuava con svariati argomenti tutti volti ad ingraziarsi il signor Babbo, e a convincerlo, stando agli psicologi dell’Accademia che avevano studiato a fondo i comportamenti dei Terrestri, che l’apporto di Gropt al lavoro segretissimo di Babbo sarebbe stato fondamentale.
Tutta la tirata terminava con un sacco di complimenti e buoni propositi, e un bel: – Mi metta alla prova!- che pareva fosse molto usato sulla Terra.
Di sicuro Babbo si sarebbe convinto, e Gropt, una volta assunto, avrebbe scoperto ogni arcano e trasferito le informazioni preziose agli scienziati del suo pianeta, che le avrebbero usate in modo certamente più proficuo e intelligente di quanto fatto fino a quel momento dai terrestri.
Intanto la fila scorreva, tra commesse che spruzzavano campioni di profumo sui clienti appena entrati, promoter che distribuivano volantini e sconti, gente di ogni età che curiosava, parlava, osservava, comprava.
– Mami! Io voglio la PS3, e 4, e 5! – E basta Luigino! E non tirarmi il cappotto che è nuovo!
–… E poi ci ho detto alla Carlotta: ma dov’è che vai a bere l’aperitivo? E sai cos’è che mi ha risposto?
– La mia portinaia non ci prende più le Raccomandate… ma ti sembra possibile? Non ci sono più le portinaie di una volta!
– Giorgioooooo, hai preso il panettone per lo zioooooo? Lo saaaaai che ci tieeeeneeee!
Venne finalmente il turno di Gropt.
Alzò lo sguardo e Babbo era davanti a lui: non si era immaginato di trovarlo sudato, con la barba un po’ storta e il vestito liso e di un materiale incerto, ma del resto Babbo poteva permettersi tutto
– Oh Oh Oh!! Dimmi pure caro! – tuonò dall’alto del suo scranno, a dire il vero anche un po’ rauco.
Gropt iniziò a declamare la sua presentazione, dapprima incerto, poi sempre più sicuro notando l’interesse di Babbo nei suoi confronti. Era arrivato più o meno a metà del suo discorso(mancava ancora quella cosa del lavoro di gruppo e della gerarchia) quando l’altro lo interruppe con un gesto bonario.
– Gioia, non c’ho capito una cippa ma mi pari un bravo ragazzo. Dall’accento capisco che sei straniero, o forse anche un terùn, ma va bene lo stesso, e stai cercando lavoro. Sei fortunato, è Natale e ti voglio aiutare.
A Gropt erano sfuggite molte delle parole, ma aveva di certo capito che il senso del discorso era quello che desiderava fosse: era stato facile, in fondo, e l’Accademia aveva fatto bene a fidarsi di lui, anche se era così giovane. Li avrebbe ripagati con un grande successo e informazioni preziose: già immaginava come si sarebbe inserito bene nell’ambiente di Babbo, avrebbe lavorato con solerzia curando la sua copertura umana, e in breve ne avrebbe conquistata la fiducia, e piano piano…
Babbo fece un cenno con il braccio pesante.
– Ambrogio, ven chi! Guarda lui lì che sembra uno gnomo, cerca da lavurà…Vedi un po’ se ti serve per il volantinaggio in piazza Duomo.
Trapassò Gropt con lo sguardo senza vederlo più, e si rivolse al bambino dietro in fila.
– Oh oh oh!Dimmi pure caro!
Grobt non aveva capito proprio tutto tutto, ma attendeva, fiducioso e fiero, sull’attenti.

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