Criminal manzo

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Illustrazione di Agrin Amedì
Gentile casa editrice Bonelli, mi chiamo Kevin, abito a Spinaceto sud e avrei la necessità di un intervento da parte di Tex Willer.

Gentile casa editrice Bonelli,

mi chiamo Kevin, abito a Spinaceto sud e avrei la necessità di un intervento da parte di Tex Willer.

Ieri notte hanno rubato la nostra macchina, una Fiat 500 da 130 cavalli, cerchi in lega, ammortizzatori rigidi, rossa con striscia gialla longitudinale e fiamme pitturate sulle fiancate. Mi rivolgo a voi perché non vedevo mio padre così triste da tempo, più o meno da quando la mamma è tornata a casa dopo due mesi che si erano lasciati e si è ripresa il telecomando della televisione.

Giusto il tempo di inviare la mail ed ecco che suonò il campanello di casa. Mio padre aprì la porta e fu una cosa sola trovarsi davanti a un cowboy con tanto di cappellone, doppia fondina e stella dei ranger sul petto, Mio padre sparò subito la sua sentenza: «Non ci serve niente, non compriamo niente, e a Carnevale mancano ancora tre mesi». Per nulla turbato, il cowboy rispose: «Mi chiamo Tex Willer e mi avete chiamato voi, signore, per il furto di una mandria di 130 cavalli e, in questi casi,» aggiunse deciso «bisogna fare presto se vogliamo ritrovarli. Datemi qualche indizio… Siete passati per Dodge City? Avete discusso con i Clanton? E dove tenevate i cavalli, visto che qui non vedo recinti?» «Guarda, Tex» – rispose mio padre – «noi siamo stati solo a Ostia; e qui a Spinaceto chi ruba le macchine sono Spaghetto e il Corea. Questi Clanton non li ho mai visti né sentiti.» «Sono stato io a chiamarti!» intervenni «ma per il furto della macchina.»
«Alt ragazzo,» – disse Tex – «qui si parla di 130 cavalli. E poi, cos’è una macchina?».
Mi affacciai con Tex alla finestra, gli mostrai le macchine parcheggiate e sembrò capire, poi commentò: «Non mi spiego come 130 cavalli stiano in una macchina. Comunque accetto l’incarico, ditemi solo qual è il marchio del vostro ranch con cui avete segnato i cavalli.» «Quale marchio? Quale ranch?» – disse mio padre. «Ti diamo la targa e basta: RM 590XY».
Tex si congedò non prima di averci chiesto dove poter mangiare una bistecca alta tre dita circondata da un esercito di papatine fritte e una fagiolata e bere una birra gelata. Gli consigliammo Criminal Manzo, a due passi da casa nostra. Non sapevo come avrebbe pagato il conto o se avessero chiamato prima il Tso.
La sera mentre rientravamo a casa, nell’aprire il portone che dà sulla strada, uno scalpitio di zoccoli sull’asfalto ci fece voltare. Increduli e senza parole, vedemmo Tex che con il lazos trainava la nostra 500; e quando ci fu difronte disse: «Questa… Macchina, giusto? L’ho ritrovata. Ma, per la barba di satanasso, dei 130 cavalli nessuna traccia.»

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