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Dhormi Ghodi Machine

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È giunto il momento di elettroshockare la mia vita sessuale! Addio per sempre zombie–routine con la mia ragazza! Appena capisco come far funzionare quest’aggeggio…

È giunto il momento di elettroshockare la mia vita sessuale!
Addio per sempre zombie–routine con la mia ragazza!
Appena capisco come far funzionare quest’aggeggio…
Dunque, vediamo, filo nero sul coso nero, cavo rosso sul morsetto rosso, elettrodo in testa e ventosa nelle mutande, poi… maledetti cinesi quanto scrivete piccolo, ruotare il selettore in corrispondenza dell’intensità desiderata: Sfioramento, Carezza, Solletico, Colpettino, Colpo, Botta, Gong Malese, Frusta, Martello, Martello Deciso, Mazzata Tribale, Asino Ragliante, Toro di Guisando.
Nota Bene: l’opzione “Missile Termo Anale Nucleare” potrebbe creare dei sovraccarichi, se ne consiglia l’uso solo agli utenti esperti.
Buono a sapersi, comincerei dal “Gong Malese”.
Attenzione: attendere la collimazione delle psico onde prima di premere il pulsante rosso.
Boh!
Lo spingo ugualmente.
Niente.
Aspetto.
Aspetto ancora.
Nessun segno di vita. Saranno le psico onde, deduco.
Mentre rifletto sui massimi sistemi tecno-sessuali, qualcosa attira la mia attenzione. Un gemito, un sospiro, un sussurro virginale. Mi avvicino a Valeria, tutto bene amore? Sottovoce.
Avete venuti qui grossi negri, bastonatemi con i vostri randelli sudaticci e arroganti!
Ma… i verbi di moto sono intransitivi! È l’unica cosa a cui riesco a pensare. L’ho conosciuta alla pontificia università lateranense, teneva un corso intitolato “Esegesi della transustanziazione, dal Pentateuco ai rotoli di Qumran”, ora è come se percepissi un sottile cambiamento…
Biascica qualcosa, mi avvicino a lei.
Sei negro?
Opto per la sincerità, sì la sincerità! Esseri sinceri paga sempre, lo sanno tutti!
No, sono bianco, razza caucasica, preciso con un po’ di pignoleria!
Allora vaffanculo!
L’invito è scandito con voce metallica e autorevole, poi si contorce e inizia a mormorare lascivamente:
c’è qualcun altro?
Manco due battiti.
Ehm, sì cara, ci sono io.
Sei negro?
Pausa.
Rifletto.
Decido.
Amplifico.
Sì, sono negro, molto negro, negrissimo. Mi soffermo un istante, credo di aver commesso un errore, tecnicamente il superlativo è negerrimo, non negrissimo, oh Signore, speriamo che non se ne sia accorta!
Continua maiale!
Bene, è andata liscia.
Apro tutto!
Provengo da una regione chiamata Negria, sono il quarto di dodici fratelli, mi chiamo “Mustafà Con La Mazza Da Qua A Là”, ma al villaggio tutti mi conoscono come l’Aratro, per via di una mia certa attitudine…
Valeria emette un sospiro pervasa da un fremito di piacere.
Aratro hai detto? Sembra molto interessata.
Sì, sono solito solcare un centinaio di acri al giorno con la mia virilità, poi, non pago, mi trastullo l’arnese abbattendo una mezza dozzina di querce secolari, infine, durante il bivacco al tramonto, mi sdraio supino per segnalare la nostra posizione ai villaggi, quelli laggiù, oltre le montagne… aggiungo un goccio di nostalgia al tono della voce.
L’opzione è assolutamente inutile.
Lei rantola e urla in preda a spasmi e frenetiche convulsioni:
sono la tua quercia, sono la tua quercia, spaccami in due… continuando a dimenarsi come un cobra reale e pronunciando frasi di una volgarità raccapricciante…
Poi arriva la fase che le istruzioni credo abbiano indicato come “Ghodimento Due Punto Zero”. Attacca una sequela di parole slegate, formule matematiche e giubili allelujatici in diverse lingue, capto solo un …Chirie Eleison… e …adveniat regnum tuum…
Bene, direi che è giunto il momento di spegnere la Dhormi Ghodi Machine!
Non oso pensare al momento del risveglio quando lei realizzerà che non c’è nessun Mustafà e che ormai è irreversibilmente schiava del tecno-orgasmo. Temo che a quel punto saranno davvero cazzi!
Ho paura, ma non posso lasciarla in questo stato! Deglutisco e ruoto la manopola su off.
Niente.
Valeria continua nel suo climax orgasmico, levitando a venti centimetri dalle lenzuola e avvitando la testa a velocità stroboscopica, al suo confronto la bambina dell’esorcista sembra una verginella delle elementari.
Non so che fare.
Ho esaurito le mie opzioni.
Mmh… forse no.
Idea. Stacco la spina.
Niente. La macchina assorbe energia per induzione. Tutto il quartiere è in black out.
Cazzo!
Penso.
Penso ancora.
Merda, il mio cervello fluttua in una bolla di vuoto quantistico.
Un momento… Se sovraccaricassi la macchina forse…
Dannazione, è estremamente azzardato, se qualcosa andasse storto… non oso pensare agli effetti del Missile Termo Anale Nucleare…
Decido di rischiare.
Spalle al muro e, tremebondo, stringo le chiappe…
Ruoto la manopola.
In un attimo i pavimenti cominciano a tremare in stile terzo grado della Scala Mercalli, due armadi si capovolgono, e quello che sembra un estintore iridescente inizia a rimbalzare contro i muri, svanendo un attimo dopo in un’esplosione di stelline colorate.
La donna geme e mugola in un crescendo rossiniano, poi, dopo un barrito di ventotto secondi, si riversa sul letto in uno stato di morte apparente. I fili che la legano alla macchina si vivacizzano disegnando una scia fluorescente, che giunta ai contatti smolecola il congegno in un puf in technicolor.
Valeria si sveglia di soprassalto, si guarda intorno spaesata. Poi sorride con un sorriso che non le ho visto mai.
Mi guarda intensamente e con voce roca dice: Dov’è finito Mustafà?

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