Condividi su facebook
Condividi su twitter

Profumo di papavero

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Nella penombra della sala di un museo, in un’affollata domenica pomeriggio, un uomo solo, sull’ottantina, sta fermo immobile di fronte al pannello illustrativo. L’ha già letto una dozzina di volte.

Nella penombra della sala di un museo, in un’affollata domenica pomeriggio, un uomo solo, sull’ottantina, sta fermo immobile di fronte al pannello illustrativo. L’ha già letto una dozzina di volte. In realtà lo sta usando come diversivo per non farsi notare mentre ascolta una giovane donna, guida turistica di un gruppo capitato accanto a lui.

Quando, in coda al gruppo, entra nell’ultima sala, viene colto da una fortissima zaffata di profumo che gli fa pizzicare il naso e gli provoca un sonoro starnuto. L’odore sembra essere sospinto da una leggera brezza che sulla pelle si percepisce appena. È solo un movimento d’aria, ma carico di fragranze. L’uomo ne cerca l’origine: osserva la donna riprendere a parlare e quando le sue labbra si schiudono, sente chiaramente una delicatissima essenza floreale spandersi per tutta la sala. Margherita, rosa, giglio: sempre di fiori si tratta.

La cosa strana è che nessun suono arriva alle sue orecchie. Strizza gli occhi e si concentra sul movimento labiale della donna: sta sicuramente articolando una qualche frase, ma lui non riesce a sentire proprio nulla. “Forse si è rotto l’apparecchio acustico”, pensa.

L’uomo è inebriato e anche un po’ stordito. C’è un odore, tuttavia, che rompe quella perfetta armonia olfattiva: una fortissima puzza di cane, fango e pioggia, che sembra galleggi nell’aria, in balìa di qualche strana corrente. Spostandosi ancora, alla ricerca del responsabile di quel terribile olezzo, il signore si avvicina a un quadro raffigurante un paesaggio di campagna. Con stupore, si accorge di poterne sentire tutti gli odori. L’erba tagliata, lo sterco di mucca, l’odore di fieno.

Lo urta un bambino che profuma di ciambellone, gli chiede scusa e si allontana, lasciandosi dietro una leggera scia di sudore.

Nonostante la miriade di odori che sente e che lo distraggono, quel quadro sembra esercitare su di lui una forza irresistibile. Lo guarda meglio: non lo definirebbe bello, i contorni non sono decisi e i colori sembrano mischiarsi tra loro. È il dipinto di un macchiaiolo. Tuttavia sembra essere proprio quel vento che smuove gli alberi a far arrivare fino a lui tutti gli odori del paesaggio. Riesce a sentirlo sulla pelle, insinuarsi nel naso e tra i peli delle braccia. Inspira profondamente, fa qualche passo verso il quadro e chiude gli occhi. Sente ancora meglio l’odore degli ulivi e del cipresso dietro alla casa. Quando riapre gli occhi, vede nel quadro se stesso bambino che corre intorno alla casa con il nonno alle calcagna, cintura in mano, pronto a punirlo. Sorride, sa già che non lo prenderà mai. Sente il profumo del latte appena munto, ne ricorda anche il sapore un po’ amaro in bocca. Si guarda ancora nascondersi nel fienile. Sale a fatica la scala a pioli, fa in modo di ricoprirsi con il fieno, di nascondersi per bene. Anche se respira affannosamente e il fieno pizzica sulla pelle, è comunque meglio delle cinghiate del nonno.

Due donne un po’ in carne escono dal grande casolare e si chinano a dar da mangiare alle galline. Arriva come una zaffata l’odore del pollaio che è stato aperto. L’uomo si cerca nel quadro e si trova appollaiato su un albero, sempre ben nascosto, con in mano un sottile bastone, tenuto a forma di arco da una corda. Incocca la freccia, in realtà una canna di bambù, prende la mira e lascia andare. Il bersaglio, centrato in pieno, è la bella pancia tonda della nonna che ha appena finito di occuparsi delle galline. Scende di fretta dall’albero e scappa nei campi, scorrazza qualche ora, il tempo di farle passare l’arrabbiatura. Il se stesso bambino si allontana sempre di più, diventa microscopico in mezzo a quell’immensa distesa gialla, ma il se stesso adulto riesce ancora a sentire l’odore di fieno e, a tratti, a distinguere il profumo di papavero.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'