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Quello di prima

di

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Ho atterrato il ladro a un centinaio 
di metri dall’Apple Store. Camminavo in direzione del negozio, curioso di dare un’occhiata agli ultimi modelli usciti, quando le grida hanno attraversato il vicolo, veloci almeno quanto l’uomo in fuga.

Ho atterrato il ladro a un centinaio 
di metri dall’Apple Store. Camminavo in direzione del negozio, curioso di dare un’occhiata agli ultimi modelli usciti, quando le grida hanno attraversato il vicolo, veloci almeno quanto l’uomo in fuga.
L’ho visto uscire di corsa dall’ingresso dello store come un toro dalla gabbia, e sfrecciare tra i passanti con una scatola nera nel pugno destro, forse un telefono. 
Ho teso la gamba, sperando che lo slancio non gli avrebbe permesso la frenata, proprio mentre dalla porta da cui era fuggito una schiera di commessi si sbracciava in cerca di aiuto.
L’impatto tra la mia caviglia e la sua non è stato particolarmente violento, per lo meno non quanto quello della sua faccia contro il lastricato, una tavola per le pennellate di rosso dipinte dal suo naso. 
Allora sono arrivati i commessi, colmi della gratitudine che si deve a chi ti salva la giornata di lavoro, mentre i passanti hanno accerchiato il novello Picasso del marciapiede, e dovevano apprezzare davvero il suo talento, perché ad ogni calcio che qualcuno di loro assestava nella bocca del ladro, la vernice rossa colava a fiumi.
Poi i commessi mi hanno accompagnato nello store, promettendomi sconti su tutti gli articoli, oltre ovviamente a un caffè che quello che sembrava il capo mi avrebbe pagato al bar di fronte.
Una volta entrato nel negozio ho chiesto di poter dare un’occhiata a un paio di iPhone esposti, e non appena il commesso pieno di gratitudine mi ha consegnato i dispositivi sono schizzato fuori dall Apple Store, sfrecciando tra la folla ancora impegnata a pestare il ladro… cioè, quello di prima.

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