Condividi su facebook
Condividi su twitter

Insegnami a leggere

di

Data

Era arrivata in un giorno in cui il vento prometteva tempesta. Nessuna barca era uscita in mare. Il suo nome era Amanda e nessuno sapeva da dove venisse.

Era arrivata in un giorno in cui il vento prometteva tempesta. Nessuna barca era uscita in mare.
Il suo nome era Amanda e nessuno sapeva da dove venisse.
Si sussurrava che avesse il dono della preveggenza e che la sua casa, quella palafitta sulla spiaggia, fosse piena di erbe appese a seccare, di libri in lingue sconosciute e di strani oggetti.
Sapeva leggere e scrivere, preparare unguenti per i dolori del corpo e consolare quelli dell’anima.
Antonia non riusciva a sopportarla. Era inviperita.
Da quando era arrivata Amanda, stava perdendo il suo ascendente sulle donne del paese e come moglie dell’uomo più importante, doveva far qualcosa.
Vedeva le giovani farsi più sfrontate. Qualcuna diceva che voleva imparare a scrivere e qualcun’altra, addirittura che non voleva sposarsi!
Lei, si era sposata a diciotto anni, i figli erano arrivati uno dopo l’altro, non aveva avuto certo il tempo per tali sciocchezze.
Le più anziane scuotevano la testa.
Una donna da sola, senza un marito e senza figli, non si era vista mai da quelle parti.
E non presagiva niente di buono.
Sapeva che andavano da quella strega, passandosi la voce, – mentre cuocevano il pane al forno o rammendavano le reti da pesca –, del miracolo della gravidanza di Lucia, del nuovo vigore sessuale del marito di Nevia, e di Marida, silenziosa da quando il figlio si era perso in mare, che aveva ricominciato a parlare…
Parlottavano, anche di quella cosa.
Dicevano che esisteva un’erba che poteva impedire i troppi parti e, che il peccato che le sporcava ogni mese, non era peccato, ma una benedizione, un potere delle donne.
‘Porta i capelli sciolti sulle spalle e vestiti che lasciano scoperte le braccia. Non viene in chiesa e mette strane idee alle ragazze’ diceva Antonia a suo marito Giovanni.
Dovresti intervenire, o non ti rispetteranno più’, incalzava, legando stretta la crocchia sulla testa. Le sarebbe piaciuto scioglierla ogni tanto.
Lo guardava di sottecchi. Era una testa calda il suo Giovanni, non tollerava imposizioni, ma lei sapeva come stuzzicare il suo orgoglio e alla fine, si sarebbe deciso a intervenire.
L’occasione era arrivata quando Antonia venne a sapere che una donna si era rifiutata di giacere con il marito, perché non ne aveva il desiderio.
La sera, quando si coricò, aveva detto a Giovanni, prima di girarsi sull’altro fianco, ‘sai cosa si dice in paese? Che quella Amanda, fomenta le donne a non stare coi propri mariti, se non lo vogliono’. Lo aveva sentito rigirarsi a lungo, prima di dormire.
Alla fine ci era andata anche lei.
Amanda la guardò e Antonia pensò che aveva occhi profondi come un pozzo.
‘Benvenuta. Ti aspettavo’ aveva detto sorridendo..
‘Perché sei venuta qui?’ aveva chiesto Antonia, avvicinandosi.
Dici cose che nessuno conosce, non rispetti le nostre le regole, non hai timore di Dio, indossi quel… quel tuo vestito rosso che mostra le forme e fa girare gli uomini… Sei riuscita a portare scompiglio, a inquietare le donne, e nessuno ti vuole qui!’. La sua voce era salita di tono, mentre si torceva nervosa le mani.
Amanda aveva preparato con calma una tisana, si era seduta al grande tavolo della cucina, invitando con un cenno Antonia a fare altrettanto, mentre le porgeva la tazza.
Iniziò a parlare, la sua voce pareva una cantilena.
‘Avevo un uomo e avevo un figlio. Li ho persi, molto tempo fa e oggi posso parlarne quasi senza dolore. Sono stata in molti luoghi e sono arrivata qui. Non so quanto rimarrò. Per quanto ci sarà bisogno. Ho le regole che mi sono data. Raccontare storie e curare le ferite, è il mio dono. Non porto niente che gli altri non vogliano o non siano pronti ad accettare.
Tu cosa stai cercando qui Antonia?’
‘Non cerco niente io. Ho tutto quello che mi serve’ rispose Antonia alzandosi in piedi.
Poi era rimasta in silenzio, sorseggiando la tisana che teneva tra le mani. Sapeva di cannella, di limone e di pepe, che le pizzicò piacevolmente il palato.
‘Adesso devo andare’ disse avviandosi verso la porta.
Mentre stava uscendo, si era voltata con esitazione verso Amanda.
‘Sapresti insegnarmi a leggere?’ Era arrossita.
Amanda aveva annuito. ‘Vieni quando vuoi, ti darò la menta e l’iris per aiutarti, e un libro, per imparare.’
Antonia era corsa via, con il viso in fiamme.
Giovanni aveva indetto una riunione con gli uomini del paese.
‘Vogliamo davvero che le nostre mogli e le nostre figlie diventino delle ribelli e delle blasfeme impudenti?’ aveva detto con voce tonante ‘Dobbiamo mandarla via quella donna!’
Gli uomini si erano mossi, con la velocità che solo la rabbia del branco sa avere.
Arrivarono con le torce in mano.
Amanda, richiamata dalle urla e dalle luci che squarciavano la notte era uscita sul patio.
Chiese cosa volessero, ma due uomini l’avevano afferrata e trascinata sulla spiaggia.
Erano entrati in casa come una mandria inferocita. Avevano strappato i libri, spaccato i mobili, gettato a terra i vestiti.
Giovanni era stato il primo ad appiccare il fuoco. La fiamma divampò veloce.
Amanda guardava immobile la distruzione di tutto ciò che le apparteneva.
Antonia, con il suo libro stretto tra le mani, guardava impotente le fiamme, mentre correva verso la casa sulla spiaggia.
Quella notte, fu lei a consolare Amanda, cullandola tra le braccia e cantandole una nenia, come fosse un canto funebre.
E mentre cantava, si chiedeva come avrebbe fatto a sopravvivere al rimorso che le bloccava il respiro e alla vergogna per ciò che aveva provocato.
Poi, le aveva viste arrivare. Le donne del paese.
Portavano acqua, cibo, unguenti ed erbe.
In silenzio, pulirono, lavarono, nutrirono.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'