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La polvere americana di Richard Brautigan

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“American Dust”: l’America ferita e disillusa raccontata da Richard Brautigan.

Era l’America del 1984, quella delle elezioni che videro vincitore Ronald Reagan, dei broker di Wall Street, delle icone pop; era l’America di plastica e senza paura, che dimenticava le ferite e gli errori passati per tuffarsi nell’ottimismo sfrontato del futuro. In quell’America non c’era più posto per gli outsiders: Richard Brautigan lo aveva capito, proprio lui che per tutta la vita era stato considerato il portavoce della controcultura beat e che ora non vedeva altro che un mondo in decomposizione, in cui la tv era diventata la nuova droga, capace di confinare la gente nelle case, senza più voglia di vivere le proprie vite. Era la fine di un’epoca. E di epoche finite Richard Brautigan ne aveva viste parecchie, prima di decidere di spararsi un colpo alla testa proprio nel settembre di quel 1984. Due anni prima aveva pubblicato “So the Wind Won’t Blow It All Away” , quando già la depressione lo stava logorando: eppure come spesso accade, questo libro, accolto tiepidamente, è un piccolo tesoro. Pubblicato in Italia da Minimumfax con il titolo “American Dust”, è uno di quei libri che sarebbe piaciuto a Twain, Steinbeck e forse anche a Dickens. Siamo nell’Oregon, ma qui non ci sono solo verdi praterie: c’è un bambino abbandonato dal padre che passa le sue giornate a riportare vuoti di bottiglie e ad ascoltare le storie dei vecchi. C’è una madre, sola e ansiosa al punto da aver paura di accendere il gas per cucinare. C’è una ragazzina, figlia dell’impresario delle pompe funebri, che suscita nel bambino curiosità e repulsione. C’è la crisi economica del secondo dopoguerra che ha messo in ginocchio chi non aveva le forze per farcela. E poi ci sono le scelte. Migliaia di piccole scelte che ogni giorno gli esseri umani devono compiere: sembrano minuscole e insignificanti eppure sono capaci di cambiare la vita per sempre. Comprare un hamburger o dei proiettili per andare a sparare alle mele nel bosco? Per un dodicenne dell’Oregon è una scelta importante. Talmente importante da modificare per sempre il corso degli eventi. Che cosa sarebbe successo se al posto dei proiettili avesse scelto l’hamburger? Non sarebbe mai entrato in quel meleto, non avrebbe mai sparato colpendo il suo amico. Non avrebbe visto scorrere il sangue sul corpo di un bambino, non sarebbe dovuto andare via da scuola e poi dalla città, perché colpevole inconsapevole di un delitto imperdonabile. La vita cambia, le epoche finiscono e spesso sbagliamo. Sono le scelte a fregarci: lo sanno bene tutti gli outsiders, che hanno avuto corpo e voce grazie a Richard Brautigan.

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