Lillian Ross e il giornalismo letterario

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Per Lillian Ross incontrare un personaggio famoso, uno scrittore, un regista significava immergersi in un mondo, addentrarsi nella vita degli altri, riuscendo a cogliere vizi e nevrosi, umanità e dolore

Siamo tutti debitori a Lillian Ross, anche se per molti questo nome non significa nulla. Ma per chi dall’altra parte dell’Oceano ha letto il New Yorker negli ultimi 70 anni questo nome è quasi un’istituzione. Se da qualche giorno i giornali italiani hanno deciso di evocarla è perché è morta all’età di 99 anni. Non ce l’ha fatta ad arrivare al secolo di vita, per una strana ironia del destino, che lei sicuramente avrebbe apprezzato. Storica giornalista e reporter culturale, Lillian Ross era approdata al New Yorker subito dopo la seconda guerra mondiale, armata di buona volontà, umorismo e un talento unico per la scrittura. Per lei il giornalismo non era solo riportare le notizie: detestava registrare le interviste, o trascriverle con fredda precisione. Le sue armi erano un’ottima capacità di osservazione e un taccuino. Per Lillian Ross incontrare un personaggio famoso, uno scrittore, un regista significava immergersi in un mondo, addentrarsi nella vita degli altri, riuscendo a cogliere vizi e nevrosi, umanità e dolore. Ogni movimento, ogni sguardo, ogni ambiente erano importanti. Il suo articolo del 1950 dal titolo “How Do You Like It Now, Gentlemen?: A Profile of Ernest Hemingway.”, si addentrava nei luoghi preferiti e detestati dallo scrittore americano, si soffermava sulle camere d’albergo, sui bar e sui bicchieri di bourbon. I suoi migliori pezzi sono raccolti in vari libri come “Reporting Always: Writing from The New Yorker” (Scribner) : dal celebre incontro con Hemingway a quello con John Huston; da Charlie Chaplin a Robin Williams. Oltre 30 articoli dal 1947 fino ai primi anni del Duemila, che rappresentano uno stile unico e pionieristico. Leggere qualcosa scritto da Lillian Ross, infatti, significa allontanarsi dal giornalismo classico, abbandonare lo stile impersonale e asciutto e immergersi in un racconto, fatto di dialoghi e trama, battute e descrizioni dettagliate. Il suo sguardo analizza i dettagli, annota le parole dette senza importanza tra un drink e l’altro, le piccole ritualità maniacali. Un letto sfatto rivela molte più cose di quanto possano fare mille domande. E se oggi il giornalismo è cambiato lo dobbiamo soprattutto a Lillian Ross: ricordarne la morte significa ricordare la nascita di un nuovo stile.

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