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La prima volta in cui ho capito di essere un coglione

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Ci siamo conosciuti 5 anni fa mentre frequentavo il mio primo anno di scuole superiori. Ammetto di non essere un top model, però mi reputo abbastanza simpatico, o almeno così mi hanno sempre detto.

Ci siamo conosciuti 5 anni fa mentre frequentavo il mio primo anno di scuole superiori. Ammetto di non essere un top model, però mi reputo abbastanza simpatico, o almeno così mi hanno sempre detto.
Lei è alta 1.70, occhi chiari, capelli mori leggermente mossi e un fisico da paura. La classica ragazza che tutti si girano a guardare quando passa.
Io…beh c’è gran poco da dire su di me, sono basso e sfigato, il classico ragazzo che tutti si girano a guardare quando passa dicendo: “questo la figa non la vedrà mai”.
Mi sono innamorato subito di lei, prima di provarci però ho deciso di aspettare quattro anni, sia perché volevo raggiungere un’ altezza tale affinchè la gente non ci scambiasse per mamma e figlio, e sia per sembrare anche un po’ meno sfigato. Passati quattro anni, per quanto riguarda l’altezza più o meno ci sono riuscito, mentre per l’essere meno sfigato devo ancora lavorarci su.
Mi faccio forza, inizio a ripetere dentro di me che è giunto il momento di diventare un uomo e una volta concluso lo studio dei manuali “conquistala con uno sguardo” e “la bibbia del seduttore” decido di buttarmi.
Avete presente il classico incoraggiamento che ci hanno sempre dato in questi momenti? “Ma vai tranquillo, buttati, tanto più che dirti di no che può succedere?”
Ho imparato a mie spese che è una grandissima stronzata, perché possono succedere cose ben peggiori del dirti di no e succedono quando ti dicono di sì.
Nel giorno della nostra prima uscita la porto a prendere un gelato. Mentre finisco di leccare il mio cono e osservo compiaciuto lei finire di leccare il suo, il mio bel momento di puro erotismo viene interrotto da una sua frase: “A me piace essere umiliata”. A questo punto le chiedo di spiegarmi meglio cosa intende e lei serenamente mi dice: “Non lo so, quando stavo con Marco mi trattava male davanti ai nostri amici, molte volte che dovevamo uscire passava a prendermi sempre un’ora dopo, inventandosi mille scuse, è questo essere un po’ stronzo che mi piaceva di lui”. La guardo con una faccia un po’ perplessa mentre inizio a pensare che ho già commesso un errore nel nostro rapporto, quel giorno mi sono presentato sotto casa sua con ben 10 minuti d’anticipo, in compenso lei però è scesa di casa con quaranta minuti di ritardo.
All’inizio non ho dato peso a quelle parole, ho pensato: “anche se è una masochista non posso buttare tutto all’aria, al massimo se proprio non può fare a meno di essere trattata male, chiamo Marco e mi faccio spiegare bene come devo comportarmi”
Qualche giorno più tardi, mentre sono impegnato a giocare alla playstation, vedo i miei genitori avvicinarsi e dirmi “ma tu e lei state insieme?” a questa domanda rispondo dicendo: “A lei non piace il termine fidanzati, lo reputa antico, piuttosto dice che siamo fidanzamici”. Mio padre mi guarda sbigottito, va nel suo studio e ci rimane per il resto della giornata, probabilmente chiedendosi che razza di uomo sarebbe uscito fuori dagli altri spermatozoi, se io sono quello che ha vinto la gara.
Comunque la sua preoccupazione non mi ha spaventato e qualche settimana dopo decido di invitarla casa mia, tanto i miei genitori sono in vacanza. Mentre siamo nel salotto a vedere un film ad un tratto mi fa: “ho voglia”. Mi giro verso di lei per capire se dice seriamente o mi sta solo prendendo in giro, ma dallo sguardo sembra decisa. Con uno scatto olimpionico mi fiondo in camera mia, apro il cassetto e prendo finalmente il pacco maxi di preservativi che mi ha regalato mio padre, controllo che non siano scaduti – non ricordo da quanto tempo stiano tra pen drive, pile scariche e riviste varie- e brandendo la scatola come un trofeo vado da lei.
Sono preso dal togliere finalmente il cellophane dalla confezione, quando lei mi ferma dicendo: “guarda che quelli non ti servono”. Per un attimo mi vengono in mente tutti i bei discorsi sul sesso protetto che mi aveva fatto mia madre, ma alla fine penso: “sticazzi”. Ho fantasticato su questo momento per quattro lunghissimi anni, raramente anche tre volte al giorno, finalmente è giunta l’ora di passare all’azione. Le dico: “okay, fa nulla” e inizio a slacciarmi i pantaloni, ma lei mi ferma di nuovo. “Guarda che non ti serve neanche quello”, a questo punto sono davvero spazientito, posso capire che non servono i preservativi, ma la mia lunga carriera di cliente premium dei siti porno, mi ha insegnato che il mio arnese è uno strumento indispensabile per fare sesso. A questo punto lei prende la sua borsa e tira fuori una sorta di frustino tascabile, si mette a quattro zampe e dice: “frustami”. Dopo la prima frustata inizio a sentirmi a disagio, quello che sto facendo mi ricorda molto i protagonisti dei film cowboy-western che vedevo da piccolo con mio nonno. Lei invece è scatenata: “più forte, più forte” urla, e quando finalmente decido di frustarla con tutta la forza che ho in corpo, si gira verso di me gridando: “ahia! Ora mi hai fatto proprio male”. Si alza di scatto, mi strappa il frustino e all’unisono mi arrivano uno schiaffo e un vaffanculo.
Oggi è domenica mi sto preparando per andare ad arbitrare una partita abbastanza ostica a Roma, quando la mia fidanzamica si presenta a casa, mi chiede scusa e si offre volontaria per accompagnarmi, dice che da solo è pericoloso e con lei invece non ci saranno problemi.
Grazie al cazzo, per lei, forse: all’uscita del mio spogliatoio un omone alto 1.90 mi prende per la maglia e mi alza di due metri da terra, questo perché lei ha avuto la brillante idea di rispondere a un suo insulto dicendogli che senza la divisa addosso gli avrei fatto il culo.
Comunque che ve lo dico a fare, neanche questo può bastare per farmi allontanare da lei, anzi, ormai siamo davvero affiatati. Facciamo le classiche cose che fanno le coppie, andiamo al ristorante e pago io, andiamo a fare shopping e pago io, andiamo a fare l’aperitivo e pago io, due giorni fa mi ha mandato a comprare persino le ciliegie per sua madre, non prima però di essere andato dal tabaccaio a comprare le sigarette per il padre.
Ora sto andando a casa sua per farle una sorpresa, mi apre la porta e trovo Marco, in mutande, stravaccato sul divano, che fuma le sigarette che avevo comprato al padre mentre mangia le ciliegie che avevo comprato a sua madre.
Ha sempre avuto la risposta pronta lei; lo dimostra anche adesso quando mi fissa negli occhi e esclama: “Mi hai fatto litigare con papà, stava smettendo di fumare”.
“Che sfigato che sono, proprio oggi doveva smettere”penso io dopo che la mia ex fidanzamica mi sbatte la porta in faccia.

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