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Cannella, vaniglia, limone

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La cena non è stata un granché, certo, la solitudine non ha aiutato. Spero nel dolce, senza troppa convinzione. Scorro la lista, sono indecisa fra creme brulee e crema catalana: vada per la catalana.

La cena non è stata un granché, certo, la solitudine non ha aiutato. Spero nel dolce, senza troppa convinzione. Scorro la lista, sono indecisa fra creme brulee e crema catalana: vada per la catalana.
A servirla viene direttamente il pasticcere.
“Permette signora?” Poggia davanti a me una coppa di crema catalana e mi guarda, anch’io lo guardo. Ha occhi dorati con pagliuzze baluginanti e lo sguardo da tanguero. Con gesti sicuri accende il cannello e avvicina la fiamma alla superficie zuccherata per caramellarla. Si sprigiona un profumo che mi stordisce, vengo percorsa da un brivido e il piacere mi paralizza. Il tanguero lo sente, sa di avermi stupita. Non riesco a parlare, deglutisco. Con la mimica facciale confermo che sì, sono stupita. Lui s’inchina leggermente portando una mano dietro la schiena, flette appena la testa continuando a guardarmi dritto negli occhi, poi con eleganza si gira e torna verso la cucina tessendo fra me e lui un filo sottile.
Guardo il dolce, lo assaporo con gli occhi, inspiro profondamente e l’odore di spezie permea ogni più piccolo interstizio del mio corpo, poi il cucchiaio penetra la crosticina di zucchero caramellato che si spezza con uno scricchiolio appena percettibile e affonda, senza incontrare resistenza, nella crema morbida. La saggio prima con le labbra, poi lascio che mi si sciolga in bocca. Che meraviglia!
La crema si scioglie e il sapore si arrotola in bocca impregnando ogni singola papilla. Cannella, vaniglia, limone. La cannella riscalda, la vaniglia inebria, il limone, ai lati della lingua, dà la scossa. I profumi confondono la coscienza, mentre i sapori mi invadono.
Vorrei il tanguero. Lo vedo portare la crema a una coppia due o tre tavoli più in là, parla con la donna e incendia lo zucchero. Mi sento tradita. Vorrei che tornasse qui, per me. Non posso sbracciarmi per richiamare la sua attenzione, così lo fisso, lui percepisce il flusso, volge per un attimo lo sguardo verso di me e tira quel filo, poi torna a parlare con le persone dell’altro tavolo.
Finisco lentamente la crema, vorrei averne ancora. Attraverso la porta passavivande lo vedo, lui lo sa e sorride. Indossa ancora il camice bianco e il cappello che gli racchiude i capelli. “No” risponde una cameriera “se vuole posso portarle un altro dolce.” “No, grazie” dico. “Vorrei la fiamma” penso.
Rimango lì, seduta con gli occhi chiusi, i gomiti poggiati sul tavolo e le mani con le dita incrociate davanti alla bocca, non so per quanto tempo.
Il ristorante lentamente si svuota.
Decido di salire in camera solo quando anche l’ultimo ricordo dell’ultima molecola di quel delizioso incanto si spegne, insieme alla speranza di essere raggiunta.
Mi spoglio, m’infilo nel letto e affido al sonno brandelli di ricordi e nostalgie: profumo di spezie, sguardi.
Scivolo nel sonno e nel sogno.
Sono seduta su un ampio sofà, davanti a me una coppa di crema catalana. Si avvicina il tanguero sorridendo, affonda un piccolo cucchiaio nella coppa e me lo porge, schiudo appena la bocca e lui poggia la crema sulle mie labbra dopo averne leccata una parte.
La crema si scioglie e anch’io e il sapore si arrotola in bocca. Cannella, vaniglia, limone. Profumi e sapori e sguardi invadono e confondono.
Avverto l’esaltazione, la conquista, ma è passata la notte, in un attimo.
Sono sveglia.
Sono un po’ sudata, sì, un po’ sudata e ho il battito leggermente accelerato. M’è rimasto appiccicato qualcosa del sogno: il languore, sulla punta della lingua il dolce, al lato l’aspro.
Cerco ancora nel tepore delle lenzuola un appiglio che mi riporti indietro, ma la magia è persa.
Vorrei almeno ritrovare quel dolce. Decido di scendere a fare colazione, mi sembra la strada più breve. Faccio una doccia veloce, mi vesto e scendo. Vorrei vedere il tanguero. Potrei cercarlo, chiedergli la ricetta della sua crema catalana, no, che banalità!
Che mi metto? Un vestito da mattina, certo, un vestito da mattina chiaro e leggero, ma non troppo leggero, che mi cada addosso morbido, che mi avvolga, come il sogno che non vorrei lasciare.
Chissà, potrei incontrarlo. Potrei chiedere di lui con la scusa di ringraziarlo, fargli personalmente i complimenti: “Complimenti, la sua crema catalana è la migliore che abbia mai assaggiato. La farebbe ancora, per me?” “Sì, potrei” risponderebbe.
Scendo, sono in sala da pranzo dove il buffet è apparecchiato per la colazione. L’odore di uova fritte mi arriva come uno schiaffo in piena faccia; mi dirigo verso il tavolo dei dolci, ci sono dei cornetti che non promettono meraviglie, ma almeno quel profumo di zucchero a velo mi riconcilia un po’ con la realtà, è un debole surrogato, ma me lo faccio bastare.
Il mio sguardo incrocia per un attimo quello di un signore che si dirige verso la cucina, poi mi dedico nuovamente alla scelta della colazione, lui invece si dirige verso di me guardandomi con insistenza. Quando ce l’ho di fronte rivedo gli occhi dorati, con le pagliuzze baluginanti. Non ha ancora indosso la divisa e in abiti civili non l’ho riconosciuto.
Ecco, non deve essere proprio al suo meglio, ha i capelli un po’… come dire? Ha i capelli, un po’. Mi sorride complice, svelando un sorriso insignificante e mi tende la mano. Sono imbarazzata, per educazione anch’io gliela tendo, lui la stringe. Ha una mano morbida, un po’ troppo morbida. Cercando di riprendermi dallo sgomento, mi presento: “Piacere, Candida” e lui, continuando a fissarmi dritto negli occhi e a trattenere la mia mano: “Piacere mio! Mario” dice. La trasformazione del tanguero in uomo con la maglietta, mi fa l’effetto dello spot pubblicitario di un adesivo per dentiere nel bel mezzo di “Nove settimane e mezzo”.
Sfodero un sorriso da Premio Oscar per la migliore interpretazione femminile con l’idea di inventare una fretta che non ho, ma lui è più veloce. Tira il filo, mi attira a sé e nel breve spazio che ci divide, l’aria è densa dei profumi emanati dalla pelle del tanguero. Inspiro profondamente, chiudo gli occhi e lui stampa sulle mie labbra un bacio che mi trascina di nuovo nel vortice: cannella, vaniglia, limone.

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