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Segni che rimangono

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Joan Fontcuberta – Mistificazione o Menzogna?
Segni che rimangono

con la collaborazione di Pietro Antonini

Il trascorrere del tempo si osserva nei segni che rimangono indelebili nella memoria e non solo, testimoni della storia naturale e dell’uomo. Ma spesso e volentieri questi possono risultare falsati soprattutto se ne sono artefici gli uomini. Primi fra tutti gli artisti, a seguire politici e religiosi.

La fotografia è quello che si vede come un evento visibile ai nostri occhi, e noi siamo sempre pronti a crederci perché essa è “oggettivamente reale”. 
Potrebbe però destare le coscienze, inchiodare fatti e persone su cose realmente accadute … o scagionarle.

Di seguito vedremo alcune immagini, dai primi anni del secolo ai giorni nostri, veri esempi di “segni” più o meno credibili che, dopo il primo impatto visivo, ci rimandano alla scelta del verdetto finale.

 

Vittima omicidio, fotografata dalla polizia tedesca nel 1929
In alto fotografia originale del 7/11/67, autografata
da tutti i personaggi presenti nella foto. In basso l’immagine “ritoccata” come è stata pubblicata sul libro Destinazione stelle di Boris Romanenk

“E’ segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto significante di qualcosa d’altro.Questo qualcosa d’altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso”…”tutto ciò che può essere usato per mentire. Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può neppure essere usato per dire la verità: di fatto non può essere usato per dire nulla.” ( Umberto Eco, Teoria della menzogna, dal Trattato di semiotica generale del 1975 Bompiani).

In natura gli animali immaginari non si potrebbero fotografare, così come fantasmi e demoni. A cavallo tra l’ottocento e il novecento fiorivano i trucchi fotografici, ancora conosciuti a pochi, che ingannavano le masse dando credibilità e ricchezza ai medium, spiritisti e santoni di un tempo.

Nelle foto a seguire, Joan Fontcuberta ripropone dei falsi scientifici che rappresentano animali inventati e collocati nella metà del secolo scorso.

Alopex Stultus, della serie Fauna
Joan Fontcuberta, 1987
Centaurus Neandentalentis, della serie Fauna
Joan Fontcuberta

L’Autore esegue raffinate manipolazioni collocate in scenografie ironiche, parodie dei rituali della comunicazione scientifica. Creare l’illusione visiva è sempre stato lo scopo di ogni creatore d’immagini, dall’uomo delle caverne all’artista greco, da Giotto a Leonardo, fino alla nostra epoca. Una delle grandi conquiste della rivoluzione artistica del ‘900 è stato il superamento del pregiudizio che l’eccellenza artistica coincida con la fedeltà fotografica, cioè giudicare le rappresentazioni secondo il criterio della fedeltà al vero.

Proprio in quest’epoca le immagini visive si sono moltiplicate, svalutate; è difficile risvegliare il senso di meraviglia di fronte alla capacità di suscitare, attraverso dei segni, quei fantasmi della realtà visiva che chiamiamo immagini.
La nostra lettura dei segni visivi è influenzata dalle nostre aspettative e l’artista
può rendere solo ciò che gli strumenti e i materiali usati gli consentono di rendere, nessuno può ricreare quel che vede prescindendo da tutte le convenzioni.

Nel leggere le immagini è sempre difficile distinguere ciò che ci giunge dal di
fuori e ciò che vi aggiungiamo noi nel processo di proiezione, che viene a sua volta eliminato dalla supposizione. E’ la supposizione dell’osservatore che saggia il miscuglio di forme e colori per trarne un significato coerente, cristallizzandolo in una forma quando arriva a trovare un’interpretazione coerente.

E ancora, la fotografia può essere una traccia irrefutabile di un frammento di realtà o per sua natura menzogna?

Allora ci sei?
Foto scattata in Irlanda nel 1995 in una cavità nella base di un grande albero.
Foto di Alessandro Torrelli

Ma come e con cosa comunicheremo se non ci sono i linguaggi per credere che il mondo esiste? L’immagine digitale è aperta alla menzogna per la mancanza di un supporto tecnico-materico, ossia “la prova di verità”. Il carattere saliente non è la falsificabilità o meno dell’immagine, ma l’immediatezza e la globalizzazione della sua diffusione. Il concetto di falsità non è nelle immagini, ma nell’intento e nei mezzi per far credere vera l’informazione data dall’immagine, in relazione ai contesti e alle intenzioni degli autori, non è insito nella tecnologia.

Una e tre seghe, 1965
Autore Joseph Kosuth
Collezione privata
Foto di Paolo Mussat Sartor

L’immagine concettuale ci viene proposta come un rafforzamento della realtà, questo ci spinge di fronte a uno specchio virtuale, cosicché l’osservatore non ha scelta, deve accettare comunque questa realtà, anche se non sostanziale.

Mano con barca, 1970
di Ken Josephdon

Fonti:

Ernst H. Gombrich, Arte e illusione, Torino, Einaudi, 1965 Fotografia, Cinema, Videotape
Daniela Palazzoni, L’arte nella società, Fabbri editore
Anna Detheridge, “La crudele trasparenza dei media”, Il sole 24 ore, 16/9/01
Catalogo della mostra: Scherzi della natura di Joan Fontcuberta 12/luglio01-8/ottobre01
Roma – Palazzo delle Esposizioni

Joan Fontcuberta (Barcellona 1955) nel mondo della fotografia è un vero e proprio factotum, da fotografo a docente e critico. Nel 1980 ha fondato e dirige una rivista fotografica “photovision”,e la sua attività è intensa sia come promotore di manifestazioni internazionali e come espositore nei più grandi musei del mondo. Nel percorso della mostra, possiamo osservare delle serie, che sono anche delle pubblicazioni, come Herbarium (ed. G. Cili Barcellona 1984), e ancora Fauna (European Photografic, Gottingen 1987), L’artista e la fotografia (Mezzotta, Milano 1995) e Sputnik (Fond. Arte e Tecnologia, Madrid 1997).

Lavandola Angustofolia, 1984
Joan Fontcuberta

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