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La Strega Nera

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La tettoia sul lato della casa frantumava la luce sulle pietre sconnesse; la grande porta della cantina era aperta e nella penombra si intravedevano le due figure. – Hai capito, adesso che non devi scappare, eh, Bimbettafurbetta?”

La tettoia sul lato della casa frantumava la luce sulle pietre sconnesse; la grande porta della cantina era aperta e nella penombra si intravedevano le due figure.
– Hai capito, adesso che non devi scappare, eh, Bimbettafurbetta?” la donna urlava e girava intorno a Delia, colpendola con una mano chiusa alla schiena; con l’altra mano apriva e chiudeva le forbici, apriva e chiudeva. Trascinava i piedi gonfi nelle ciabatte sformate, sollevando la polvere che lo strato di paglia umida nascondeva; la tunica macchiata era scucita su un fianco. Gli scatti metallici delle lame appuntite ritmavano la paura.

Quando alzava gli occhi, Delia guardava, al margine dell’aia satura di sole, il punto dove il pergolato aveva ceduto; la pianta senza sostegno aveva ricoperto la catasta delle cose da buttare, che nessuno sistemava più da tempo. Delia la chiamava “il Cercatrova” da quando, frugando, aveva recuperato i suoi vecchi quaderni; lì c’era il passaggio per il campo grande, poi la strada bianca: bisognava camminare un po’ per arrivare alla casa dei vicini, i Rastelli. Ester Rastelli passava ogni tanto a trovarli e portava qualcosa di buono, si fermava a chiacchierare e la mamma stava meglio. È più facile camminare sulla strada, lei e Tommy devono arrivare dai Rastelli, ma senza farsi sentire.

– La Miabimbettafurbetta, adesso ti taglio tutti i capelli, così non vai più da nessuna parte! – La mamma aveva appoggiato le forbici a terra.
Ogni estate peggiorava e da diverse settimane il caldo non mollava nemmeno la notte. E tutto succedeva più spesso da quando il babbo se ne era andato, due anni prima, pochi giorni dopo la festa dei suoi dodici anni. La voce del babbo era buona e le sue mani facevano sentire al sicuro lei e Tommy. Adesso solo le visite di Ester tenevano tranquilla la mamma per qualche giorno. –H ai preso le medicine, oggi? – aveva una voce allegra, Ester – Vuoi che laviamo i piatti e mettiamo su qualcosa per i bimbi? – E i giorni successivi la mamma sorrideva, sistemava qualcosa in casa e più di una volta li aveva accompagnati in città, al parco o a fare compere.

Da due giorni era agitata e li aveva chiusi nello stallino; poi aveva colpito con le forbici Tommy, che aveva smesso di piangere. Tommy era piccolo, qualcuno doveva difenderlo, da quando il babbo se ne era andato non l’aveva più fatto nessuno.
Adesso la mamma aveva piegato la bocca in una smorfia: Delia sapeva che stava per succedere di nuovo. Tommy lo chiamava “quando-l’interruttore-gira”, o “quando-arrivano-le-voci”. Gli occhi erano acquosi e guardavano un punto lontano, non la vedevano più.
– Tornatene dentro! Sei una bambina cattiva, bisogna punire la bimba cattiva! – La mamma ha un’altra voce, stridula e tagliente; quando parla così, Tommy dice che è la Strega Nera, quella col mantello lungo e i fili scuri in testa. Lo avevano raccontato alla maestra, che aveva chiamato una signora bionda, con un bel sorriso; lei aveva spiegato che, quando la mamma era piccola come Tommy, la sua vita era stata difficile; qualcosa le era rimasto dentro e lei non riusciva a dimenticarlo; ma col tempo quei ricordi potevano andar via e la mamma sarebbe stata bene – Come quando ci canta, la sera? – aveva domandato Tommy; e Delia aveva raccontato i giorni degli odori buoni in cucina e dei pic-nic sotto la quercia, tutti e tre insieme.

– Devo usare il manico per convincerti? Non devi più uscire, capito? – anche la faccia della mamma cambia, spinge il mento in avanti e la fronte è piena di pieghe. Delia è immobile, solo a tratti guarda fuori: la luce, il campo e la strada. Poi la mamma si piega sulle ginocchia pesanti, come rimpicciolita, e si protegge la testa con le braccia.
– Non voglio! C’è buio – rialza la testa e fissa sempre quel luogo lontano, che vede solo lei – Ti prego, ho paura! – ora è la voce della mamma, ma acuta, sembra quella di una bambina più piccola di Delia; quella bimba piange perché la Strega Nera le vuole fare male.
– Nell’armadio e senza cena, smorfiosa! – Poi quel rumore comincia: la mamma si batte le braccia e il petto con le mani aperte. Delia pensa che forse vuole picchiare quell’altra, quella vecchia cattiva, più cattiva di tutti perché, mentre le fa male, ride e ride.
– Prendo le forbici? Vuoi che prenda le forbici? – La mamma rotea gli occhi, poi di nuovo scivola a terra, diventa di nuovo la bimba di prima, di nuovo piange… e grida… e Delia non lo sopporta più, si preme le mani sulle orecchie: non sa se la voce che piange è quella della mamma o di Tommy… o la sua… Sa che è la Strega Nera che fa del male a tutti! Delia adesso è arrabbiata, molto arrabbiata, cerca le forbici, vuole colpire. Non ha più paura, afferra le forbici da terra e colpisce. Alla testa: la signorina della scuola ha detto a lei e Tommy che lì stanno le cose che hanno fatto così male alla mamma.

Il tempo è sospeso, Delia non vuole guardare in basso, non sa cosa ha fatto alla mamma e non vuole saperlo. Si volta alla porta: il campo, la strada, i Rastelli… il campo, la strada, i Rastelli… il ritornello tiene il pensiero lontano, mentre esce dalla penombra della cantina nella luce dell’aia per andare a prendere Tommy.
Lo ha dovuto scuotere, era raggomitolato al buio.
– Tommy, alzati, andiamo da Ester! – Lui si ritrae di scatto, non si è reso conto subito che è lei.
– Tommy, sono io, andiamo da Ester, dobbiamo fare in fretta…
– La mamma?… – Delia non vuole pensarci, il ritornello gira: il campo, la strada, i Rastelli… il campo, la strada, i Rastelli… – Sì, poi torniamo da lei!
Sono ai bordi del cortile, si sorridono, lei deve sostenerlo per un po’.
– Bravo, Tommy, arriviamo al Cercatrova, poi attraversiamo il campo, sai quando facciamo la gara? – La strada sembra molto più lontana del solito, quando fanno la gara si raggiunge in un attimo.
Il rumore la coglie di sorpresa. Si volta verso la casa e le sembra che la tenda si muova, come se qualcuno facesse scorrere i grossi anelli metallici. Il terrore le piega le gambe, quelle voci risuonano di nuovo nelle orecchie… qualcuno sta per uscire… li riprenderà. Tommy ha seguito il suo sguardo – La… la Strega Ne… nera? –, balbetta. Non c’è più il babbo a difenderlo, ma lei è grande abbastanza: lui non deve più aver paura.
– La Strega Nera non c’è più, Tommy! Dai, che siamo vicini! – Sta attaccata alla sua rabbia, riprende a camminare tenendolo per mano. Il campo, la strada, i Rastelli… il campo, la strada, i Rastelli… Basta non voltarsi più indietro, lei è grande abbastanza.
La strada è già più vicina.
– Bravo, Tommy, siamo quasi arrivati.

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