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Martino non si decide

di

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Martino non vuole morire. Sua moglie glielo chiede ogni giorno, da anni, lui ci pensa ma non si decide. Ha fatto di tutto per lui, per farlo convinto, gli ha persino comprato la cassa, coi risparmi di impiegata del catasto, una bella cassa da morto del più pregiato noce con tutti gli intarsi.

Martino non vuole morire. Sua moglie glielo chiede ogni giorno, da anni, lui ci pensa ma non si decide. Ha fatto di tutto per lui, per farlo convinto, gli ha persino comprato la cassa, coi risparmi di impiegata del catasto, una bella cassa da morto del più pregiato noce con tutti gli intarsi. Martino non muore e la cassa rimane sotto il letto dalla parte di lui. Si alza per tempo al mattino sua moglie e gliela prepara, la tira piano, sta su un tappeto così non si graffia, si mette il grembiule china carponi a sfregare alitare lustrare per tutta la lunghezza; e poi quando è brillante e bella, lei sfila piano il coperchio facendo attenzione alle viti; accarezza il velo, gli ridà consistenza, agli sbuffi color ocra brillante, alla seta; ha finito che già lui s’è svegliato, allora si mette ritta, davanti al letto e alla bara, commossa piega la testa da un lato, congiunge le mani, lo guarda: “Allora che dici Martì, ti decidi?”
Anni di liti di sopraffazioni di collere e dispiaceri che quasi ci si tufferebbe volentieri Martino in quella nuvola dentro la cassa, quel nitore, quel cuscino di panna montata, ma non si decide. “Bisogna aver pazienza, sussurra il prete in confessione a sua moglie dietro la grata, il Signore chiama tutti, prima o poi anche lui, voi abbiate pazienza!”
Lei piagnucola sotto la veletta, si fa il segno della croce e si alza affranta ogni volta sempre più curva, non si dà pace. Il prete sa che santa donna sia, quante volte è stata tentata di ammazzarlo ma non l’ha fatto per non star lontano dai sacramenti e quello della comunione soprattutto a cui non manca mai durante la prima messa del mattino, puntuale dopo aver sbrigato le faccende di casa, dopo aver lucidato la bara. “Ma di che morte vuoi che muoia?!”, le grida disperato Martino quando sogna di rimanere schiacciato sotto a un treno o sfracellato cadendo dal sesto piano. Lei non risponde, non alza la voce, resta lì la testa piegata da un lato a mostrargli amorevole le carte listate di nero già pronte da tempo, alcune con un Gesù pietoso accanto alla scritta:”…inconsolabile la moglie…marito incolpevolissimo… uomo di specchiate virtù…” Tocca a lui scegliere ma Martino non si decide. “Padre mi dica, cosa c’è dopo la morte?, chiede al prete nei momenti più neri, quelli in cui sta lì lì per dar retta a sua moglie, me lo dica, è meglio di qui?” Il prete lo guarda amorevole come sua moglie e congiunge le mani piegando la testa di lato, pare sua moglie. “Il nostro Paradiso è lassù, bisogna obbedire che il Padre ci chiama.” Martino va via dalla chiesa sempre meno convinto, teme d’incontrare daccapo sua moglie un giorno lassù in Paradiso.
Passano gli anni, aumentano i dispiaceri. La bara sempre lucida, il cuscino rimpiazzato la seta; “Quant’è bello st’apparato Martì, non ti piace?” Sua moglie la lascia aperta ad arieggiare ogni tanto, il coperchio accostato, solo ogni tanto, e anche il giorno che Martino inciampando ci cadde dentro e si ruppe la noce del collo. “Martino Martino!, hai lordato il tulle il velo la seta!”
Lo aveva immaginato elegante sotto il cerone, immobile e fiero dentro al vestito, invece sta lì paralizzato e in pigiama, né morto né vivo, un lumacone che schiuma e annaspa e strabuzza gli occhi nella cassa tutta sporca di sangue. “Martino che fai, non muori?” Martino non risponde. Che disdetta la banda, i fiori per l’ultimo giorno! Arriva il prete per l’estrema unzione e finalmente Martino si decide a parlare: ” Padre mi aiuti! Adesso voglio morire, mi aiuti!” Il prete congiunge le mani piegando la testa di lato, lo guarda amorevole come sua moglie. Tutti lo guardano amorevoli: il prete la moglie la gente che piega la testa e congiunge le mani davanti al suo letto. Che santa donna quella che sopporta un paralitico in casa! Non si muove non mangia non parla e lei che lo tiene, lo sopporta, non si allontana neanche per preparare la cassa, a che serve ormai una bara vecchia e sporca di sangue? Martino non muore, sta lì carino sul letto obbediente come un bambino, immobile eppur sembra che parli, che le chieda perdono per tutto il mal fatto.
A volte qualcosa la dice davvero, in un soffio flebile flebile e lento, Martino ripete: ” Voglio morire voglio andar via!”, però nessuno lo ascolta, nessuno lo sente, neanche il prete che sbuffa e congiunge le mani in preghiera: “Figliuolo dove vuoi andare? La vita è un dono! Bisogna espiare!…non vedi tua moglie?… Una santa!”

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