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Il tunnel

di

Data

Sono con una bambina di tre anni o poco più, lei è minuta, capelli scuri, ben abbronzata, ha indosso pantaloncini e maglietta verdi. Ci ritroviamo non so come in un grande cunicolo sotterraneo, ma io subito mi oriento e le dico che siamo nella valle dei cannoni, a Santa Rosa,

Sono con una bambina di tre anni o poco più, lei è minuta, capelli scuri, ben abbronzata, ha indosso pantaloncini e maglietta verdi. Ci ritroviamo non so come in un grande cunicolo sotterraneo, ma io subito mi oriento e le dico che siamo nella valle dei cannoni, a Santa Rosa, la stazione militare che mio padre comandava quando avevo tre anni. Le dico che quello è un passaggio laterale perché l’ingresso principale della valle dei cannoni è ben grande, me lo ricordo bene, ci entravano dentro macchine e camion e lì sotto, mio padre m’ha raccontato da grande, c’erano sale con monitor da cui si potevano individuare tutte le navi del mediterraneo. A un certo punto io e la bambina sentiamo un rumore provenire da sopra e capisco che c’è qualcuno che potrebbe individuarci e portarci via da lì. In effetti, quando ci vivevo, era proibito entrarci, a noi bambini era totalmente vietato avvicinarci a quell’ingresso, un grande buco nero con appesa una strada in discesa, giù fino al cuore della terra. Sapevo che c’era un buio infernale là sotto, perché da sopra si vedeva tutto scuro e le auto quando si imbucavano in quella profondità accendevano i fari. Ora sono dentro, non è la strada principale, è solo un tunnel laterale, ma io ci sono dentro, non importa come ci sono finita, sono qui e ho con me questa bimba in verde molto carina che devo riportare a sua madre. Al sentire quei suoni provenire da sopra le faccio cenno di non parlare, rimaniamo entrambe mute in attesa. Cala un silenzio che mi tranquillizza. Mentre osservo l’ingresso del tunnel per vedere chi potrebbe entrare, lo sguardo mi va a un bocchettone dell’aria, una sorta di cunetta di terra, bucata ai lati. Ricordo quando verso i cinque anni in una scorribanda con una quindicina di ragazzini di diverse età ma non più grandi dei dieci, tutti figli dei militari della zona, ci siamo inoltrati sulla collina che sovrastava la valle dei cannoni e ad un certo punto, su una sorta di avvallamento del terreno, ho sentito che il piede destro mi vacillava e veniva come risucchiato giù, ho dovuto fare una certa forza per tirarlo su e in compenso non avevo più la scarpina al piede. Ricordo la paura all’idea che il diavolo me l’avesse tirata via perché…chi altro poteva essere stato se non il diavolo? Per quello ci era stato vietato di andare in quella zona…Lì c’era il diavolo… Arrivati a casa io e mio fratello ci siam messi seduti in terra nel corridoio, a tratti ci guardavamo senza fiatare, sperando che i grandi non si accorgessero di nulla, io soprattutto ero stata brava a nascondere il sandalino sopravvissuto al furto e a indossare altre scarpette. Sento ancora quella paura mentre scruto l’ingresso, in attesa. Non entra nessuno. C’è silenzio. Un bip più assordante che sonoro mi scuote. Errore da due soldi, non ho spento il cellulare, potrebbe costarmi caro. La bambina è tranquilla, su in alto all’ingresso non si vede nessuno. Abbasso la suoneria e leggo il messaggio da un numero sconosciuto di Wathapp “Ingresso tunnel da via della scala 15, domani per te prenotato alle ore 9. Raccomando puntualità. A presto” .
Mi sveglio ancora con la sensazione di essere in quel cunicolo, ancora con i ricordi di Santa Rosa, un’epoca verde della mia vita. La mia infanzia è morta lì e tornarci sulla scia dei ricordi mi dà gioia, non ne ho nostalgia, quella l’ho sentita a sette anni quando me ne andavo via con i miei, sapevo che non ci sarei mai più tornata, ma quello che ho vissuto lì è in me, è gioia pura. Buffo però quel messaggio…meno buffo quando prendo il cellulare e lo ritrovo scritto identico a come era nel sogno “Ingresso tunnel da via della scala 15, domani per te prenotato alle ore 9. Raccomando puntualità. A presto”. Rileggo. Sono ancora nel sogno o cosa? Rileggo ancora, controllo che il cellulare sia il mio, per un attimo non respiro sento fermarsi tutto. Idiota. Questo è un idiota…io o lui…? Ma come faccio a credere a questa roba…Chiamo quel numero, più volte tento e ritento, inutile, numero inesistente. Via della scala 15. Domani per te prenotato alle ore 9… Raccomando puntualità…è evidente che non mi conosce…io alle 9 del mattino?…E raccomanda puntualità…no davvero non mi conosce. Non penso neanche lontanamente di dar seguito a quel messaggio, di andare a quell’indirizzo…e per fare cosa poi? È evidente che devo aver sovrapposto la realtà al sogno, è evidente che ricordo male… È tutto troppo assurdo, non voglio pensarci. Mi metto al telefono, parlo con un’amica e poi un’altra, dobbiamo organizzare una festa, devo pensare alla cena, ho troppo da fare per star dietro agli impostori e ai loro tranelli. Non voglio più pensarci. Fine delle trasmissioni.
La mattina seguente alle 6,30 sono sveglia e non posso più dormire. Solo un pensiero…via della scala15. Alle 9 esattamente alle nove in punto sono lì. Un portone in legno fine ottocento, alto largo aperto da un lato, un cortile con alberi e cespugli di roselline, un luogo ben curato, mi sento sicura, cosa può succedermi qui? Nulla, non succederà nulla…è un caso di omonimia… in pochi minuti sarò al bar dell’angolo per un caffè
– Prego signora, può andare
Mi volto a destra, verso la voce. Un tipo in camicia bianca con occhiali mi fa segno di procedere
– Andare dove? …Mi scusi…
– Prego…prego…lei è del turno delle 9 no? Può entrare lì…vede? Tre scalini e la porta. È attesa lì
Non serve chiedere, lui si è voltato, risucchiato dall’androne. Attraverso i lastroni di pietra poi il brecciolino del cortile e le scale, la porta di fronte a me è socchiusa, ho un attimo di esitazione…un gatto nero elegante mi lancia sguardi verdi e gialli … nero… mi porta fortuna…la giornata parte bene…forza …ce la puoi fare…cosa vuoi che succeda…nulla non succederà nulla…in pochi minuti sarai al bar dell’angolo per un caffè. Dentro sono in una stanza con luce artificiale, mi guardo intorno non vedo finestre, sul tavolino una busta ben visibile con su scritto” Per il turno delle 9″ apro, altra scritta “Procedi per la porta di fronte a te. A dopo”…a dopo a presto…ma chi ti conosce…che vuoi da me? Il luogo è anonimo, non provo ansia ma sono curiosa e ho smania di finire presto…ho voglia di un caffè…quel bar all’angolo…avrei dovuto andarci subito… Apro sovrappensiero quella porta, ho un soprassalto quando sbatte alle mie spalle e so che ora è davvero chiusa ma io comunque voglio andare avanti in quel lungo corridoio davanti a me, illuminato a giorno, pareti alte forse cinque metri ma in una casa d’epoca è normale. Vado prima cauta poi spedita, solo pochi passi e le luci si spengono alle mie spalle, più vado avanti più il buio dietro di me si fa fitto e scuro, non ho mai pensato a come il buio potesse essere più o meno scuro, il buio è buio no? No, qui il buio è scuro. Ho freddo, ho freddo sulle braccia, qui la temperatura è diversa, la mia maglia estiva non mi basta e neanche la giacca di lino, non è aria condizionata, mi entra nelle ossa, ho un brivido alla schiena e sono in fondo al corridoio, un angolo uno spigolo, urto sulla parete, si apre qualcosa una porta imbottita non sento l’urto, scivolo sto scivolando dolcemente sul pavimento morbido, mi sento al luna park mi vien da ridere, Cristo dovrei essere preoccupata sto andando giù molto in discesa ma mi prende a ridere, lo scivolare mi dà calore sulle braccia alla schiena, mi sdraio per sentire di più quel tepore di dolcezza, ho un senso di dolcezza infinita che mi prende da dentro…ma dove cazzo sto andando…e come tornerò indietro… mi riprende a ridere. Da quanto tempo non mi facevo una scivolata così divertente… uno scivolo d’acqua troppi anni fa…cielo spero di non finire in acqua…prendo fiato…non posso entrare in acqua ridendo, trattengo il respiro…i piedi sbattono su qualcosa una porta che si apre e finisco la discesa. Mi ritrovo seduta in una grande sala illuminata, tutte quelle luci dopo tanto scuro mi abbagliano. L’ambiente è elegante, mi sento in un hotel a cinque stelle. Dovrei essere preoccupata so che dovrei esserlo ma mi sento bene a mio agio e la curiosità è troppa, dove sono…cosa succederà…mi ravvivo i capelli, sono di certo in disordine dopo tanto scivolare…pazienza tanto qui chi vuoi che ci sia…cazzo è lei sembra davvero lei…non è possibile
– Ben arrivata Anna! Lei è Anna… Vero?
– Sì…sono Anna…ma lei…mi scusi…lei somiglia moltissimo a…
– No…non somiglio…Sono io
Diana…Diana Spencer… Diana d’Inghilterra è davanti a me, identica a come la ricordo dalle immagini di vent’anni fa. Accenna un sorriso e solo allora vedo qualche ruga che forse prima non c’era…forse…ma quando mai io ho visto Diana d’Inghilterra dal vivo… E che senso ha tutto ciò? Diana è morta in quell’orribile incidente e poi lei parla inglese…questa si esprime in perfetto italiano…no…questo è un brutto scherzo…sarà un sosia avrà una maschera…è tutto troppo assurdo
– Prende un caffè vero? Ben caldo e senza zucchero…mi hanno detto
– Sì…grazie…ma…
– Non si arrovelli…qui le sue congetture mentali non servono a nulla…le fanno solo perdere energia … non dico tempo…qui conta poco…la conservi l’energia…quella non torna in automatico
Non torna in automatico…cosa vuole dirmi …ho troppe domande ma non ho il tempo di aprire bocca che la spalanco sbalordita …è entrato nella stanza Dodi… È lui…Dodi Al-Fayed. Si avvicina a Diana, la bacia su una guancia. Lui le prende una mano e se la porta alle labbra. Questi si muovono come esseri veri, penso di non essere io viva e vera, mi guardo le mani…sono le mie mani, dico qualcosa a bassa voce…ho bisogno di sentire la mia di voce…sono incazzata…questo scherzo non mi piace, voglio andar via da qui
– Si sieda tranquilla… per favore, non abbia fretta di andarsene o per lo meno aspetti…ho qualcosa per lei
Lady Di parla con tono pacato e mi guarda con occhi dolci…quasi imploranti
– La prego…non abbia fretta…non ora… non qui…
Si volta esce dalla stanza e riappare in pochi attimi. Ha qualcosa in mano e mi viene incontro. Mi alzo in piedi, mi consegna un fagottino avvolto in carta bianca. Mi tremano le dita…non so perchè… Scarto e mi ritrovo tra le mani un sandalino di pelle arancione, sbiadito usurato…lo riconosco è quello che avevo perso a cinque anni sulla collina a Santa Rosa. Mi fa molta tenerezza tenere in mano quell’oggetto anche se buffo…davvero di fattura antica…altro che vintage…roba da museo storico
– Ma questo è il sandalino che ho perso cento vite fa a Santa Rosa…sulla collina …
– No…non cento vite fa…qualche tempo addietro
Mi si stringe il cuore, sono in un lago di tenerezza…non ho voglia di nuotare non voglio stare a galla, vorrei affogarci in quel lago…quante volte ho dovuto nuotare nel lago della tristezza e ora… Mi riprendo non voglio farmi incastrare…
– Non capisco il senso… davvero non capisco…come lo avete avuto? Perchè me lo state ridando ora e…voi due che…scusate ma io manco vi conosco…
– Ci è stato consegnato…lei potrebbe almeno sforzarsi di capire da chi?
Lady Di è davvero bella ma ora ha preso un tono acido…forse ha ragione…potrei essere più gentile…in fin dei conti chi li paga a questi due per stare qui con me e…cazzo sto davanti a Diana e Dodi…e chi sono io? Un bruscolo nell’universo…
– Mi scusi principessa…è che sono frastornata…non ci capisco più nulla e…questa scarpina mi riporta così indietro…non so…non capisco…
– Non deve capire…la tenga tra le mani quella scarpina…
– E già… Cenerentola due…
– Non sia ironica…non le serve ora…tenga tra le mani quella scarpina…è sua…l’aveva perduta e ora è di nuovo con lei…
– Sì…molto carina…è che non saprei che farci…
– È chiaro…non potrà indossarla ma…se preferisce può ridarmela…
– Non ci penso minimamente! È mia!
– Calma…calma…certo ch’è sua ma…ha capito a cosa le serve…da dove viene…chi può mandargliela?
– Troppe domande…ho il cervello addormentato…
– Perfetto! Non deve ragionare. Si rilassi e ascolti…può ascoltare?
– Sì…certo
– Questa scarpina le serve a non tornare indietro
– Scusi? Non capisco il senso…
– Bene…per favore prenda appunti…
– Non sono deficiente né demente… non ancora…se non lo divento qui!
– Lei lo sa benissimo…tutto ciò ch’è in suo favore lei tende a dimenticarlo…la prego ho avuto indicazioni precise…prenda appunti o smetterò di parlarle.
Mi passa una penna e un blocchetto, dietro leggo by Fabriano 2017. Perfetto…non sto viaggiando indietro nel tempo, siamo nel qui e ora. Lady è stata categorica. Ubbidisco
– Sì, siamo nel qui e ora. È lei, che per cattiva abitudine o sa lei per cosa, viaggia nel tempo e torna indietro. Questa scarpina le servirà a rimanere nel presente, a lasciare il passato dov’è…non le serve più…deve mollarlo una volta per tutte!
– Lei…voi…siete qui perchè avete mollato indietro tutto?
– Si …anche ma…è un po’ più complesso… Nel caso nostro sono gli altri soprattutto che hanno mollato noi…e a noi andava bene così … Non ci importa un granché di quello che fate laggiù … William e Harry li vedo quando voglio e qui abbiamo comunque un gran da fare. Torniamo a lei… per favore non si distragga
– No…certo…sono attentissima
– Vede…se lei recupera tutta l’energia che mette a guardare indietro…
– Mi scusi Lady ma non è che io sto sempre a guardarmi indietro…dai…non esageriamo…
– Sì certo…ma lei non vuol capire…davvero non vuole… È la qualità del tempo che porta via a se stessa…è un fatto energetico. Lei si volta e si fa risucchiare dal passato… Non le dice niente trovarsi qui con noi? Non le viene in mente la possibilità di vita che può e potrà avere? Ma deve allenarsi…nulla succede per caso. Lei è qui nel presente e spreca il suo tempo a difendersi…ma di cosa ha paura? Una volta per tutte la smetta! Lei sa chi ci ha chiesto di parlarle e di darle questa scarpina antica…?
– Posso immaginarlo ma…non posso incontrarlo?
– Fa facile ora a lanciarsi nel futuro…a chiedere… Cosa le fa pensare che questo sarebbe possibile…?
– Non so…ci spero…
– Sperare non basta…le cose bisogna desiderarle…desiderarle fortemente. Volerle e basta. Lei si sentirebbe pronta a questo?
– È la cosa che desidero di più … Davvero…
– E a cosa le servirebbe l’incontro?
– Voglio rivederlo abbracciarlo farmi raccontare tutto quello che non gli ho chiesto quando c’era…
– Ah…ecco…ha bisogno di racconti…
– La prego non sia così dura…non è che ho bisogno di racconti… Ho bisogno di parlargli di sapere che c’è…che può ascoltarmi…
– Non le basta che le abbia inviato quel sandalino? Non crede allora che sia stato lui?
– Sì certo…ci credo ma…la prego solo pochi minuti…solo riabbracciarlo per pochi minuti, guardarlo negli occhi ancora una volta…solo una volta…
– Lei non vuole proprio rendersi conto… Continua a guardarsi indietro e farsi risucchiare…
– Cosa dovrei fare allora…
– Smetta di torturare se stessa e lui…si tenga la scarpina…si perda in quel lago…non ha sentito che meraviglia? Le piace nuotare? Ci si tuffi e rimanga lì… Poi vedremo…se smetterà di voltarsi indietro…qualcosa di buono accadrà…mi creda…io e Dodi siamo qui per dirle questo. Ora beva il suo caffè…prima che si raffreddi… Dovrà tornare indietro dall’uscita di sicurezza… Molte scale… mi creda…molte rampe…molta oscurità … Avrà bisogno di tutto il suo coraggio…ma questa è una prova che dovrà superare per vedere se potrà tornare qui…per incontrarlo…
– Potrò rivedere mio padre…davvero? Sarà possibile?
– Probabile…forse…vedremo… Ora deve andarsene…l’aspetta un rientro lungo e faticoso
Sono in salita, spesso al buio. Nello sconforto stringo la scarpina e mi arriva un sacco di bella energia e coraggio…in fin dei conti lui me ne ha trasmesso tanto, credo proprio nel dna di essere simile a lui…poi c’è il dna dell’anima…ma sono discorsi troppo complessi…qui al buio in salita… cazzo c’ho pure un’età io…tutte queste scale…devo stare molto attenta…cercare la luce…mettere un passo dietro l’altro…desiderare molto…devo desiderare… Ora desidero davvero desidero con tutta me stessa …proprio lo voglio… Arrivare in cima alla salita e venir fuori da qui.

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