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La versione di Brontolo

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La storia è andata così. Questa Biancaneve, a dispetto della sua triste sorte, orfana di madre e con un padre stronzo, cresceva e diventava sempre più bella. Tanto che lo specchio magico cominciò a preferirla alla vecchia regina Matrigna,

La storia è andata così. Questa Biancaneve, a dispetto della sua triste sorte, orfana di madre e con un padre stronzo, cresceva e diventava sempre più bella. Tanto che lo specchio magico cominciò a preferirla alla vecchia regina Matrigna, una fissata con la bellezza, che infatti divenne una belva, gelosa e invidiosa, pronta a tutto per eliminare la sua figlioccia rivale.
Un giorno chiamò uno dei suoi servi più fidati, il cacciatore: “Voglio che porti quella piccola infame nel bosco; ti ordino di ucciderla, altrimenti ti sputtanerò con tua moglie, e dirò tutto quello che fai quando le dici che vai a caccia e invece vai a mignotte. Portami come prova polmoni e fegato.”
’A coratella, insomma, pensò il cacciatore, che rispose: “Sì, mia Regina, farò quanto mi chiedete.” E partì. Ma arrivato nel bosco con la fanciulla, non ebbe cuore di ucciderla, lei con i suoi occhi dolci (e forse qualcos’altro) lo convinse a uccidere un cinghiale al suo posto.
E la regina deficiente, a fidarsi di un cacciatore puttaniere.
Biancaneve corse, corse, corse nel bosco, tipo Forrest Gump, e arrivò ad una casetta, alla MIA casetta.
E sì, io vivo qui, lontano dal mondo, perché odio tutti, e meno vedo gente, meglio sto. Purtroppo però non sono solo, ho altri sei nanerottoli come coinquilini. Me li sono fatti piacere, ogni tanto pure io me devo adattà.
I miei amici non sono tanto normali.
Tutte le mattine si svegliano felici e vanno fischiettando al lavoro, mentre io parlo a monosillabi fino alle undici della mattina.
Dotto il secchione è il saggio del gruppo, sa sempre quello che è giusto o sbagliato, ci consiglia, supporta e sopporta, è un sapientone del cazzo, insomma.
Eolo, è detto anche Venticello, lascio immaginare perché. La notte tutti nella stessa stanza è una tragedia.
Mammolo, in gioventù Dammolo, è il timidone del gruppo; sicuramente in passato ha fatto uso di sostanze stupefacenti, e ci è rimasto sotto. Ha spesso allucinazioni, e ha paura di tutto.
Gongolo, detto anche Gojolo, ride sempre. Gli dici che fa schifo, ride. Gli dici che il turno in miniera sarà di 14 ore, ride. Boh.
Pisolo, ovvero Sonnolo, è narcolettico.
Il più piccolo di noi è Cucciolo, almeno lui non parla, ringraziando Dio.
Io ancora non ho capito perché mi chiamano Brontolo, all’anagrafe sono Piero, Piero! Capito come?
Quel giorno, mentre noi eravamo a farci il culo in miniera, Biancaneve correndo correndo, era arrivata a casetta nostra. E certo, tutti i giorni capita di entrare in casa di sconosciuti e fare il comodo che ci pare. E lei era così stanca e affamata che reputò giusto mangiare in ogni piatto e bere in ogni bicchiere, e provare tutti e sette i letti, finché si addormentò nell’ultimo, e cioè nel mio!
A buio ritornammo a casa, e con stupore la trovammo lì. A me andò peggio di tutti, perché oltre a essere rimasto senza cena e senza vino, ero pure senza letto; Biancaneve ronfava indisturbata.
– Sembra un angelo!
– Dammolo, non ricominciare con le allucinazioni! Stamattina hai preso le tue medicine?
Gojolo se la rideva come al solito, Venticello per l’emozione ne aveva sganciata una vicino a Cucciolo, che per un attimo sembrava volesse pronunciare la sua prima parola, Sonnolo dormiva con un occhio chiuso e uno aperto, fisso su Biancaneve.
– Amici, niente panico! Non avete mai visto una bella fanciulla? Adesso dormiamoci su, domattina ne riparliamo.
– Se riesci tu a dormire in piedi dammi il tuo letto allora, saprai benissimo trovare un’alternativa!
La mattina patti chiari e amicizia lunga: “A bella, qui niente è dovuto! Se vuoi restare a casa nostra devi lavare, cucinare, fare i letti, cucire e fare la calzetta!”
Di giorno la lasciavamo sola, raccomandandole di non far entrare nessuno.
La regina intanto, chiese di nuovo al suo specchio se fosse la più bella, e le si drizzarono tutti i capelli quando lo specchio le disse che Biancaneve era ancora viva, tra i monti. La prima volta si travestì da vecchia merciaia e cercò di ucciderla con una cinta, l’ingenua ragazza si lasciò stringere così forte che svenne. Rientrammo appena in tempo per toglierle di corsa la cinta. Poi uno non deve lamentarsi sempre: “A Biancané, datti una svegliata!”
La seconda volta, sempre vestita da vecchia, la regina andò da lei con un pettine avvelenato, e si salvò perché tornammo prima e glielo togliemmo dai capelli. Biancaneve cominciava davvero a darmi sui nervi: di coccio proprio!
La terza volta la regina preparò una mela velenosissima e gliela passò dalla finestra: indovinate un po’? Biancaneve le diede un morso! Niente, di corniolo proprio. La trovammo stecchita per terra, ma era così bella che la mettemmo in una bara di cristallo, sul monte. E tutti la andavano a guardare, sembrava dormisse, dicevano. A me faceva solo impressione.
Un bel giorno capitò per caso un principe, che voleva portarsi via Biancaneve con tutta la bara.
“Che ce devi fa’?”
“Me la voglio mettere in cameretta! Sembra una bambola!”
“Senti, portatela via che io mi sono stufato di fare la guardia alla morta!”

Mentre i servi trasportavano la bara, il pezzetto di mela che Biancaneve aveva in gola le uscì dalla bocca ed ella si svegliò!
– O mio Dio, dove sono ora? E tu chi sei?
– Ti amo Biancaneve, sposami!
Mai visto e conosciuto, Biancaneve acconsentì. Niente, non ce la poteva fà a non dar retta agli sconosciuti.

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