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Chi ha paura dell’amore?

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Edward Albee ci racconta cos’è il matrimonio

Prendete un uomo e una donna, fateli innamorare e poi sposare; date loro una villetta in un sobborgo americano, una buona carriera, bollette da pagare, un frigorifero nuovo, una tv e un bambino mai nato a cui pensare. Cancellate da quell’uomo ogni sogno giovanile, fatelo alzare la mattina per andare a lavoro, senza chiedersi cosa sta facendo e perché; fate dimenticare a quella donna le sue idee infantili e romantiche sull’amore, rendetela una moglie fedele e necessaria. Quello che otterrete sarà un matrimonio, tutto ciò che di bello e di terribile accade a un essere umano. E quelle quattro mura nella periferia americana diventeranno il luogo di dolori e di frustrazioni, di felicità apparenti e di ricordi profumati, di nevrosi e di identità perdute. È questo il mondo che ci ha raccontato Edward Albee nella sua opera più famosa “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (Einaudi): una coppia di mezza età, Martha e George, si ritrova, durante una cena con i neosposi Nick e Honey, a fare i conti con l’amarezza della vita e della loro relazione, ormai incapaci di nascondere, i vetri diffratti del loro matrimonio. La carriera di cui George è tanto orgoglioso è solo il frutto di un suocero compiacente; la seducente fragilità di Martha è diventata agli occhi del marito solo il sintomo di una donna instabile e isterica, una copia maldestra delle insicurezze che affliggevano Virginia Woolf. Ma, in fondo, ci spiega Albee, in ognuno di noi c’è un po’ della scrittrice inglese: siamo tutti insicuri, depressi, ansiosi, tormentati. Soprattutto quando ci innamoriamo, quando ci sposiamo e l’altro diventa la nostra famiglia e allo stesso tempo il nostro nemico, colui che conosce ogni cosa di noi, anche la più imbarazzante e che, al momento opportuno, potrebbe presentarci il conto e mostrarci il nostro riflesso, senza filtri e senza troppi convenevoli. Cosa resta di quella coppia giovane e innamorata? Cosa resta dei sogni, delle speranze? Sono mai realmente esistiti? O erano solo un’illusione? Edward Albee ci dice che il matrimonio non ha nulla a che fare con le romanticherie che ci hanno insegnato da piccoli, ma si costruisce sulle ceneri delle nostre follie.

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