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L’anno porno

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Aveva deciso che quello sarebbe stato l’anno dedicato alla pornografia. Il suo anno pornografico! Dedicare i 365 giorni a venire a una tematica specifica e comunicarlo agli altri avveniva durante la notte di capodanno, da un paio d’anni.

Aveva deciso che quello sarebbe stato l’anno dedicato alla pornografia.
Il suo anno pornografico!
Dedicare i 365 giorni a venire a una tematica specifica e comunicarlo agli altri avveniva durante la notte di capodanno, da un paio d’anni. Per il passato gli amici non avevano dato molto peso a queste sue scelte, ma stavolta – il 2017 – si presentava decisamente più appetitoso. L’interesse schizzò alle stelle.
Lei era una bella donna e attirava l’attenzione maschile. Il sorriso sulle sue labbra risultò così, agli occhi dei maschi presenti, molto accattivante.
«Brindiamo a quello che sarà per me l’anno porno!», lo disse in questo modo.
Ci fu un istante, ma proprio un attimo, di sospensione del frastuono nel ristorante, che fu avvertito soltanto al tavolo dove si trovavano loro.
Quando Venere disse al suo amante: “Vieni subito che Marte, il mio consorte, è uscito a caccia” era mito. Quando Romeo disse a Giulietta: “E così, con un bacio muoio” era storia letteraria. Quando lei indisse “l’anno porno” e lo disse, era attualità; in divenire, quindi possibilità!
«Per tutti?», si dissero, anzi pensarono, all’unisono i compresenti di sesso maschile.
Quella sospensione durò un attimo che sembrò eterno. E lì dentro, in quell’attimo, più di qualcuno ci cominciò a girare il suo film. Porno, naturalmente. Con lei!
Sempre tenendo d’occhio il di lei marito, quasi potesse leggere i loro pensieri, i più pudichi prevedevano scene erotiche fatte di lunghi preliminari. Altri, immaginando approcci imbarazzanti con la loro amica, si costruivano discorsi da tenerone che attende la mossa. Qualcun altro, invece, più sfrenato, si vedeva protagonista in orge con la lei al centro. Insomma, la serata era virata verso scenari da sogno, alimentato anche dai numerosi bicchieri svuotati durante la cena. Le altre donne – mogli, compagne e semplici amiche – non furono da meno contribuendo ad alimentare l’eccitazione generale.
Ore 23.55… Fabio, Max e Brunetto, il più arrapato e che da un paio d’ore tentava approcci del tipo fintodisinteressemaintantogliel’hodettovediamocherisponde, si preparavano all’attacco suicida. L’eccitazione era palpabile. Iniziò la distribuzione dei ricchi cotillons. I tre “maschiacci”, oramai lanciati, fecero a gara per metterle in testa il cappellino: il loro “simbolo fallico”, a mo’ di bandiera conficcata sul territorio conquistato. Spintoni e gomitate fra di loro. Brunetto, mascherato e strombazzante, con la scusa del ballo, scalciava come un forsennato per fare terra bruciata intorno, mentre lanciava sorrisini di sfida ai due compari sfidanti. Ci mancava solo che, dopo tutto il vino bevuto fino allora, le urinasse sui piedi per affermarne la supremazia.
«Faccio sola, grazie, altrimenti rischio di scontentare qualcuno» disse lei con classe indossando la sua mascherina. Poi terminò fingendo nonchalance: «O li prendo da tutti o da nessuno».
«Va bene anche da tutti, ma da uno dovrai pur cominciare?» questo il Brunetto/pensiero, oramai a senso unico. Era fuori di sé. L’animale dentro di lui fiutava ossessivamente l’odore di femmina che lei emanava. Fu velocissimo, quando arrivarono le prime bottiglie dei festeggiamenti, a strapparne una dalle mani del cameriere e con voce tonante, affinché i suoi amici lo sentissero, scandì: «Questa la prendo io», dando un’occhiata appiccicosa alla sua “preda”.

Lo speaker annunciò il countdown: meno 3… 2… 1… “Auguri… auguri… buon anno…”. Partirono, in contemporanea: i tappi di spumante con brindisi maschile a una sola voce: «W la gnocca!» e Brunetto che, senza dire una parola, capovolse la bottiglia, versò tutto d’un colpo il liquido dentro un bicchiere facendolo sbrodolare in terra e con la mano bagnata allungò l’indice umettandole il collo come segno di auspicio. Poi con un sogghigno esclamò: «Buon anno baby splendid». L’inglese lo faceva sentire più sexy.
Lei sempre lì, al centro, come il sole cui ruotano intorno i pianeti, indomita, intervenne con un più piccante e allusivo: “Duro e che duri”, alzando in aria il calice offertole.
«Ah sì? Senti qua, allora…», si disse a mezza voce e toccandosi Brunetto, paonazzo per l’eccitazione, in mezzo alla mischia. Partirono i fuochi d’artificio. Il sangue arrivò al pisello dei “tori” senza passare per il cervello. Gli occhi iniettati di rosso, scalpitarono in branco verso la femmina; come spermatozoi impazziti che si avventano verso l’ovulo sapendo che uno solo vincerà. Brunetto ebbe un’erezione che nemmeno la prima notte delle sue nozze ricordava. E stava per fargliela sentire, appoggiandosi a lei per baciarla d’auguri cercando “distrattamente” il contatto sullo spigolo delle labbra. Lei lo evitò con sguardo arrapante. Fabio infuocatissimo, le mise una mano al culo, fra gli abbracci generali. Max, con le braccia intorno al seno e stringendola a sé, approfittò per dirle all’orecchio «sei splendida, così tutta sudata». Sembrava di assistere a una scena da film porno di serie B. Uno di quelli dove un gruppo di amici stringono un patto fra di loro dicendosi: “il primo di noi che si fidanza scopiamo tutti”. Il “Big Bang”, lo scoccare della mezzanotte, aveva portato a ognuno fantasie da principe azzurro che riporta la scarpetta a quella “Cenerentola”, nuda sul lettone, vogliosa di farsi togliere non solo l’altra scarpa, ma tutto il resto.
Il marito di lei pure era rimasto stretto in quella morsa, ma dopo aver baciato sua moglie in bocca, suscitando l’invidia dei “porno attori”, se ne era ritornato al tavolo a chiacchierare di calcio: i tre no! Evidentemente preferivano patteggiare da lontano per l’arbitro cornuto!
Ripresero a girare la scena, inarrestabili. Erano convintissimi che la frase che lei aveva pronunciato qualche ora prima fosse un chiaro segnale e una voglia certa da soddisfare durante quell’anno. Assolutamente. E non con il consorte, altrimenti non aveva senso averla detta a voce alta e pubblicamente.
Eccola ballare.
Brunetto prese a strusciarsela tutta usando la zona pelvica, a mo’ di rodeo. Un vero cowboy, che scherzò su quel seno da coppa 4, sodo, che non gli permetteva di avvicinarsi troppo. Le aveva sempre raccontato di quell’esperienza adolescenziale – solo visiva – con le enormi tette della zia. E c’era rimasto sotto. Lei sorrideva maliziosa, mentre volteggiava, e lui non ci stava capendo più un cazzo. Fabio si avvicinò a bruciapelo: «Come lo inaugurerai l’anno porno?» disse con un accento così languido da sembrare solo lontanamente poesia.
«Bella serata vero? Ma anno porno in che senso?» le fece, invece, Max con aria “finto alunno”. Le commedie erotiche all’italiana anni ’80, con la prof. Edwige Fenech, erano le sue basi in materia. Lui da vero matador era deciso ad infilzarla nel succulento fondoschiena con la sua “banderillas”. Gli si mise dietro quando si udì il primo “Brigit Bardot Bardot” e partì il trenino lungo la sala. Le mise le mani sui fianchi scoperti, a pelle, gridando nella confusione «evviva l’anno porno!» verso di lei che si girava di tre quarti e gli sorrideva. Ad ogni occhiata se la stringeva addosso facendole scivolare una mano morta su un capezzolo. Fabio e Brunetto, che erano finiti a fare i “vagoni” lontano dalla “motrice” desiderata, facevano fumo dalle froce del naso invidiosi dello spermatozoo Max.
«Ma quando cazzo finisce ‘sta canzone?» disse un imbufalito Brunetto. A ogni curva e controcurva di quel serpentone, quando lei stava più a contatto, i due allungavano il naso per odorarla e tiravano fuori la lingua col chiaro messaggio di volersela leccare tutta da capo a piedi, senza sosta. Sembravano due lumaconi che lasciano in giro la loro scia bavosa. Fabio le gridava «bona» all’avvicinarsi, con gli occhi da depravato, senza più remore.
Le linee che il treno disegnava entrando e uscendo dalle sale del ristorante erano anche il loro limite. Linee sinuose che si accostavano – a tratti – l’una all’altra senza mai toccarsi. Lui, il limite, sa che non la potrà mai possedere, ma sa anche che ogni tanto le passerà più vicino. E cosa c’è di più bello di un desiderio che non si appaga ma che si sfiora?

Tutta questa poesia finì quando Brunetto vide Max baciarla scherzosamente sul collo, da dietro e lei, sempre presente al gioco, rideva. Non ce la fece più e andò infuriato verso l’orchestra a far cambiare musica. All’istante finì il trenino e il gruppo si ricompattò intorno a lei; ansimante e pronto all’orgia.
Era “tanta” e tanto appetitosa e loro si sentivano legittimati a mangiarsela, dopo quell’annuncio. È vero che non passava inosservata, ma era pur vero che appariva insospettabile. Ora, però, i freni erano stati tolti. La spudoratezza birichina con cui lo aveva detto unita al proverbiale: se un marito si risparmia la moglie a letto, qualcun altro se la prende per le fratte li auto convinceva a doverci provare. A tutti e tre non gli sarebbe dispiaciuto un assaggino di quell’esemplare di femmina della loro amica. E poi il “guanto della sfida” l’aveva gettato lei o no?
Brunetto emise un ululato micidiale e stava per lanciarsi sopra di lei per arraffare con le mani dove più poteva in mezzo a quella sala/discoteca.
«Sì, sì, sì… the power of love…» avanzava ululando con movenze da John Travolta e pensieri da Rocco Siffredi. Era quasi arrivato all’orgasmo, la stava per prendere, quando si imbatté in sua moglie che aveva sentito e frainteso il richiamo.
«Cazzo!» esclamò disperato, mentre Fabio e Max sogghignavano per la sua eliminazione. Neanche il tempo di gioire che le altre donne del gruppo, loro compagne comprese, stavano lì a riprenderseli per ballarci insieme.
Lei intanto, splendida a intermittenza, per via delle luci psichedeliche, si andava dissolvendo. Mentre tornava a sedersi accanto al marito, gli ormoni in sala impennatisi bruscamente, lasciarono i pretendenti ansimanti nei loro pensieri hard-core.
Il gioco e la nottata volgevano al termine, ma l’anno in corso no!, pensarono i tre con lascivia e come per farsi coraggio. In fondo era solo il primo di gennaio. Insomma il memorabile anno a venire, quel 2017 con quel numero finale che poteva sembrare funesto, si preannunciava invece molto, ma molto interessante.
«Peccato non fosse bisestile» si disse Brunetto, mentre osservava di sbieco quel ”soggetto del piacere” che saliva in macchina con un altro. Lui invece veniva caricato sulla sua dalla moglie ignara dei reali desideri del marito, ma arrapata allo stesso modo, in previsione della conclusione di quella magnifica serata, dopo qualche mese di letargo matrimoniale.

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