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Il significato politico del dolore

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Oe Kenzaburo ha raccolto le storie e gli orrori, fisici e mentali della generazione successiva a quella della bomba atomica nel suo Note su Hiroshima, Padova, (Alet edizioni).

Esistono ferite così dolorose da lasciare segni profondi e indelebili nella memoria collettiva di un Paese: fu il caso dell’11 settembre che cambiò radicalmente l’identità statunitense. Ciò che emerse, infatti, fu un un’America spaventata e incerta che, guardando se stessa allo specchio, non era più in grado di riconoscersi. La lacerante ferita della seconda guerra mondiale lasciò segni così ostensivi da portare alla costruzione dell’Europa unita e alla ridefinizione culturale e sociale dell’intero continente. Il timore costante di una recessione, la stessa che portò alla dissoluzione della Repubblica di Weimar e all’inizio del conflitto mondiale, è ancora oggi alla base della politica economica tedesca e della sua solidità.

L’immobilismo della Russia zarista fu così dilagante da dar vita a personaggi della letteratura immortali, simboli della paura nei confronti dell’inerzia politica russa, o al contrario simboli dell’opposizione risolutiva all’inazione sociale. Fu il caso di Oblomov (Ivan Goncarov), soffocato dalla pigrizia dell’anima e dall’idealismo perduto di una società in decadenza; o dei personaggi di Anton Cechov, incapaci anch’essi di adattarsi al nuovo che avanza, al punto da essere disposti a perdere ogni cosa. Escludere le emozioni negative, come il dolore o la paura, ha spesso ripercussioni sulla conoscenza della società e degli eventi storici e politici. Fu il caso di Hiroshima e delle emozioni che ne emersero e che cambiarono l’identità di un intero Paese: Oe Kenzaburo ha raccolto le storie e gli orrori, fisici e mentali della generazione successiva a quella della bomba atomica nel suo Note su Hiroshima, Padova, (Alet edizioni). Figli dilaniati da malattie, da disturbi ossessivi, da disagi psichici tanto gravi da condurre al suicidio: l’umiliazione è l’emozione prevalente negli hibakusha, la vergogna dell’umanità che si ripercuote sul singolo, fino ad ucciderlo. Nel 2011 il disastro di Fukushima ha chiarito al mondo quanta importanza abbia la sensibilità sugli eventi politici: le emozioni negative, infatti, furono determinanti nella decisione di molti sopravvissuti di voler ritornare a vivere sui luoghi della catastrofe o, al contrario, di abbandonarli definitivamente. Gli oltre 100.000 evacuati si sono ritrovati divisi in due categorie contrapposte: da un lato chi voleva rientrare nelle proprie abitazioni, incurante dei possibili effetti delle radiazioni, dall’altro chi, opponendosi alle rassicurazioni del governo di Abe, decideva di allontanarsi. Una dicotomia geografica le cui radici sconfinano nella psicopatologia: nel disturbo post traumatico da stress le vittime rivivono continuamente il trauma, impedendo ad alcune di esse di staccarsi dai luoghi della catastrofe.

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