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Benoît Hamon e l’arte dell’insuccesso

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Cosa ha decretato la sconfitta di Hamon? L’analisi del candidato socialista, che ha rinunciato al narcisismo politico imperante.

La choix en politique n’est pas entre le bien et le mal, mais entre le préférable et le détestable”, diceva Raymond Aron: Benoît Hamon non è rientrato nella prima categoria, pur avendo all’inizio della campagna presidenziale tutte le carte in regola per emergere. Cosa è accaduto dunque al candidato socialista che voleva “faire de la politique autrement”, che annoverava tra i suoi collaboratori gli economisti Thomas Piketty e Julia Cagé? Il 19 aprile l’ombra dell’insuccesso si è estesa su Place de la République, nell’ultimo meeting che ha preceduto il primo turno delle presidenziali. Il cuore della Repubblica a cui Hamon ha fatto appello nel suo slogan, ha smesso di battere, disilluso e ferito dalle molte difficoltà incontrate lungo la strada: dal divorzio da Manuel Valls, al difficile tema del “reddito universale”, che il candidato socialista è riuscito a imporre nell’agenda delle presidenziali costringendo i suoi avversari ad esprimere una posizione, a volte scomoda, incerta e imprecisa. Hamon ha deciso di toccare il cuore della Francia e dei suoi nodi costitutivi e irrisolti come la separazione del lavoro dal denaro, l’uguaglianza, l’ambiente, il coinvolgimento attivo dei sindacati in alcune questioni chiave, la fragilità della presidenza Hollande, il tema della vulnerabilità. Ma avvicinarsi troppo al cuore della Francia significa oltrepassare un limite invalicabile, abbattere un muro che forse non doveva essere toccato. Il rafforzamento dei principi della “gauche”, dichiarati e mai nascosti né semanticamente né ideologicamente, si è accompagnato ad una figura presidenziale lontana dall’ideale francese: l’individuo, la leadership, il carisma sono accantonati, per far emergere le idee. La rinuncia alla personalizzazione, all’individualismo e all’ “egotismo” che hanno caratterizzato la V Repubblica rappresenta non solo la separazione con il passato, ma anche l’allontanamento dal narcisismo politico, elemento costitutivo, tra le altre, anche della presidenza Trump. Il rifiuto del populismo è perciò una conseguenza inevitabile del programma di Hamon: abbandonato il rapporto quasi mistico tra leader e popolo, l’ideologia assume di nuovo il ruolo da protagonista, perdendo la debolezza tipica del populismo.

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