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Billy non era un vero bamboccione. Non ancora. Era troppo giovane per esserlo, studente dell’ultimo anno di liceo. Però aveva tutte le caratteristiche per diventarlo, col tempo.

Billy non era un vero bamboccione. Non ancora. Era troppo giovane per esserlo, studente dell’ultimo anno di liceo. Però aveva tutte le caratteristiche per diventarlo, col tempo. Era un bamboccione in erba. Dipendentissimo dai genitori sia economicamente che psicologicamente, non aveva mai guadagnato una lira in vita sua ed era decisamente pigro.
Ci incontrammo aspettando l’ascensore. “Torni dal lavoro ?” “Sì. Tu ? Come mai a quest’ora ?” “Sono andato a studiare da una compagna di scuola.” “E ti piace ?” “No, adesso c’ho una specie di ragazza.” “L’ho vista. Quella con cui sei salito un paio di volte. Carina.”
Fummo interrotti all’improvviso dal suono di un serpente a sonagli. Io sobbalzai, Billy invece neanche tirò fuori il telefonino che già aveva cominciato a digitare. “Era un serpente quello ?” “Sì. Un serpente vero, eh ? L’ho scaricato. Fico, no ? Come si scrive ‘ciò poki soldi’ ?” “In che senso ?” “Come si scrive ‘ciò poki soldi’ in italiano ?” “Ma è già italiano.” “Come si scrive in italiano corretto ?” “Innanzitutto io direi ‘ho pochi soldi’.” “E va bene, ma invece ‘ciò poki soldi’ come si scrive?”
Mi misi dietro la sua spalla: volevo vedere lo schermo. “C, apostrofo, Acca, O, no senza accento … Ma questo è WhatsApp ? Ma se è WhatsApp allora puoi scrivere: ‘C’ solo la lettera, che sta per ‘Ci’, poi spazio e scrivi ‘o’, senz’acca, informale, poi penso che tu ‘pochi’ lo scrivi con la Kappa, no ? Per ‘soldi’ invece c’è l’emoji, anzi ce n’è più di una, mi sembra.” “Ma che cazzo stai a di’ ?” “Non è così che scrivete voi ? Abbreviato, che non si capisce.” “Prima cosa ‘voi’ chi ? E poi questa è una che ci tiene. Bisogna scrivere bene, se no manco risponde. Dai, sbrigati, che sta Online. Se vede che ci metto mezz’ora pensa che me so’ rincoglionito.”
“‘C apostrofo Acca O’ l’hai già scritto, ‘pochi’ si scrive col ‘ch’ e ‘soldi’ con la Elle.” “Guarda la foto che ha messo sul profilo.” “Questa è la foto di WhatsApp ? E’ praticamente nuda.” “Quasi. E poi è solo il sopra. Prima ce ne aveva un’altra, era meglio.”
L’ascensore arrivò e cominciammo la nostra lenta salita fino all’ottavo piano. “Quindi chiunque ha il suo numero di telefono vede quella foto.” “Sì, infatti. Invece lo vuoi vedere il profilo Instagram della mia ragazza ?” non risposi, non ero sicuro, ma Billy si era già collegato. “Guarda” porgendomi il telefonino. “@cicciaciang98 ?” “Cianghirossi. Non ti puoi chiama’ Cianghirossi su Instagram.” “Questa foto non la riesco a capire, com’è presa ?” “Allo specchio, da sopra. Cioè, non è che lei sta sotto allo specchio, sta chinata. Però – vedi ? – fa vedere le scarpe, perché piacciono. E poi erano nuove.”
Una volta che ebbi decifrato la posizione, ed anche tutto il resto, gli dissi immediatamente: “No, ma questa foto non va bene. Gliela devi far togliere.” “Perché ?” “E’ troppo ammiccante.” “Ammiccante. Ammazza che parola.” “Voglio dire che sembra quasi che lei l’abbia fatta, non mi fraintendere o prendere alla lettera, lo so che non è così, ma diciamo per adescare.” “Adescare ? Ma allora sei un porco. L’ha fatta per far vedere le zinne.” “Appunto !”
“Pensa che c’ha duecentocinquantasette cuoricini. No duecentocinquantanove, so’ aumentati.” “Invece queste scritte sotto cosa sono ?” “So’ i tag. Come fossero gli argomenti. Vedi ? ‘Love’, ‘Cucina’ – non so perché cucina, ma più ce ne metti e meglio è – ‘Shoes’.” “Piedi orientali ?” “Sì, piedi orientali perché uno ha scritto che c’ha i piedi come una Geisha. E’ un bel complimento, no ?” “Insomma. Dipende. Vedi perché gliela devi far togliere ?”
Di nuovo il serpente. “Hanno risposto ?” “Sì.” “E che hanno risposto ?” “’Ok, allora stasera sei ospite’. Con l’occhiolino.” Billy mi aveva fatto davvero l’occhiolino. “E poi sotto: ‘A purciaroooo*’, con la pulce proprio. Non lo sapevo che c’era la pulce. Fa’ vede’. Sì, eccola, o è una pulce o è un grillo. Stavamo dicendo ?”
“Stavamo dicendo che devi convincere la tua ragazza a togliere la foto, quella dello specchio.” “Ma perché ? Guarda che poi le foto non sono tutte come quella. C’è pure quella con la torre di Pisa, per esempio.” “E quella con la torre di Pisa quanti cuoricini ha ?” “Quattro.” “Quattro. Uno è il tuo.” “Uno è il mio, uno la sorella, gli altri due i due amici che sono venuti con noi, penso. O qualche pisano.” “Hai capito perché la devi far togliere ?” “Guarda che io l’ho capito qual è il tuo problema, l’ho capito benissimo. Però scusa, ma se vai per strada non è lo stesso ? Se una va per strada, coi tacchi o vestita in un certo modo, non la guardano lo stesso ? Pure io e te, se andiamo per strada e una o due ci guardano, ci fa piacere, no ?” “Ma è una cosa profondamente diversa.” “Perché ?” “Perché quelli di Instagram non sai neanche chi sono.” “E perché per strada sì ? Non ci stanno i maniaci per strada, o nei locali ? E’ pieno.”
Eravamo arrivati sul pianerottolo. Cominciai a parlare più lentamente. Mi trovavo nella condizione di dover spiegare a un diciassettenne che se tocchi una pentola sul fuoco acceso ti scotti. “Quindi tu mi stai dicendo, mi vuoi far credere che secondo te, per esempio, Rihanna non si fa vedere in giro mezza nuda o che fuma marijuana perché così vende più dischi ?” Billy mi guardò con gli occhi sbarrati e le mani nei capelli: “I dischi ?!?”
***
Un paio di settimane dopo, mentre entravo in ascensore, mi sentii chiamare. “Ci aspetti per favore ?” Erano Billy e la ragazza. “Grazie Riccardo.” Poi, rivolgendosi alla ragazza: “Lui è Riccardo. E’ il mio preferito nel palazzo. Gli ho fatto pure vedere le nostre foto su Instagram. Gli è piaciuta un sacco quella tua delle scarpe.” Era la terza volta che ci incontravamo, ma la prima in cui lei sollevava lo sguardo dal pavimento dell’ascensore. Ed in cui, con un debolissimo sorriso, mi rivolse anche la parola: “Sì, grazie, quella delle scarpe è bella. Piace a tutti.” Diedi velocemente un’occhiata allo specchio dell’ascensore. Ero sicuro di essere arrossito, ma non era vero.
“Perché non ci metti un cuoricino pure tu ?” Mi chiese Billy. “Non ce l’ho Instagram.” “E fattelo, no ? E poi prenditi il mio numero, così chattiamo su WhatsApp.” “OK, dammi il numero. Per Instagram … ci penserò.”
Rientrato in casa mi venne la curiosità di vedere se Billy o la sua ragazza avevano pubblicato altre foto. Così mi aprii un profilo Instagram, ma non a mio nome. Mi chiamai @riccariccazumzum. Cercai @cicciaciang98 e misi un cuoricino sulla foto dello specchio ed uno su quella con la torre di Pisa. Poi cercai Billy su WhatsApp e gli inviai un semplice ‘Fatto’, col pollice in su.
Il giorno dopo facevo parte dei gruppi NoiDeRomaNordde e SemoIPiuFichiEVaffanculo! e mi erano arrivati ottocentoquarantotto messaggi, di cui settecentonovanta non letti. Mi sentivo appagato, mi sentivo parte di qualcosa.
Il mercoledì successivo suonò il mio citofono alle sei e un quarto di mattina. Non risposi. Suonò di nuovo, molto più a lungo. Erano i Carabinieri: “Scusi l’ora, ma ci è pervenuta una denuncia da parte dei genitori di tale Giuseppe de’ Filippi che ci segnalano una chat in cui si inneggia alla marijuana libera e si danno appuntamenti per andare a spacciarla, ritirarla e consumarla. Da accertamenti che abbiamo effettuato lei è l’unico maggiorenne di quella chat e per questo siamo qui. C’è anche un sospetto di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Lei ha un computer ?” “Sì, certo che ce l’ho.” “Benissimo, è sequestrato. Possiamo vedere il suo cellulare ? Abbiamo un mandato se vuole vederlo.” “Non c’è bisogno, ecco il mio cellulare.” “Ok, perfetto – disse il carabiniere esaminandolo. – Guarda qua” fece al suo collega. Poi di nuovo rivolto a me: “Ci dispiace, ma deve venire con noi.”

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