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Apple temptation

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L’angolo più lontano dello specchio è increspato da una ragnatela di crepe. Qualcuno ha cercato di nasconderle con un vassoio di frutta sistemato ad arte sulla men-sola, fra la spazzola districante Tangle Teezer e il piegaciglia di Shu Uemura, ma io riesco a vederle lo stesso.

L’angolo più lontano dello specchio è increspato da una ragnatela di crepe.
Qualcuno ha cercato di nasconderle con un vassoio di frutta sistemato ad arte sulla men-sola, fra la spazzola districante Tangle Teezer e il piegaciglia di Shu Uemura, ma io riesco a vederle lo stesso. In ogni frammento, ripetuta all’infinito, la superficie delle fragole è dolce e polposa, quella delle mele è lucida e screziata.
Lo stomaco borbotta. Ci premo sopra le mani e sposto lo sguardo su Cosmopolitan per trovare ispirazione.
Il titolo in copertina dice: Blanca. Il futuro è ora.
Accanto ai caratteri blu sullo sfondo giallo, i miei occhi stampati fissano un punto indefi-nito da qualche parte sopra le spalle del lettore; la pelle sugli zigomi è fresca e luminosa, e il mio piano americano in completo Tommy Hilfiger occupa tutta la pagina.
L’hair stylist mi fa le congratulazioni per la copertina mentre mi infila un’altra ciocca di capelli nella piastra e io fingo di sfogliare il resto del numero. Gli sorrido nel riflesso dello specchio, felice e radiosa di illuminante Nars. Il mio stomaco si torce di nuovo. La verità è che sappiamo entrambi che Cosmopolitan non vuol dire niente. Elle sarebbe stato un po’ me-glio. i-D sarebbe stato buono.
Ma io voglio Vogue.
Non sei nessuno, se non lo dice Vogue.
E sulle mie ginocchia l’ultimo numero di Vogue dice: Nieves. Il tempo non esiste. Sopra i caratteri neri, il primo piano di Nieves mi guarda dritto in faccia. Quanto sarà vecchia, ora? Quasi trent’anni. I riflettori dei fotografi e Photoshop fanno miracoli.
Butto i giornali accanto al vassoio, poi li allineo con cura al bordo della mensola per non dare l’impressione di trascurarli, e prendo una mela.
La sto solo guardando, ma il cellulare sulle mie gambe comincia a vibrare come se da qualche parte fosse scattato un allarme. Il display illuminato mi dice: NON MANGIARE. Doc scrive sempre tutto maiuscolo, così ho l’impressione di sentirmelo urlare nelle orecchie sopra il rumore dei phon e delle chiacchiere e delle basi remixate che fanno ronzare il backstage come un grosso insetto lucido. Senza rispondere metto giù la mela e prendo il bic-chiere di carta con il logo della Coca Cola Zero. Sposto appena il coperchio di plastica, quan-to basta per guardare l’estratto verde che ci ho nascosto dentro. Comincio a rimestare lenta-mente con la cannuccia quando il display si illumina di nuovo. Doc ricomincia a urlare. TI HO FISSATO PROVINO CON PRINCE PER SERVIZIO LANCIO NUOVO PROFUMO SU VOGUE.
L’hair stylist si china su di me e si fa scorrere due ciocche di capelli fra le dita allungan-domele ai lati del viso. Poi mi impacchetta la testa in un fiocco di organza rossa e filo di ferro, e mi nasconde in una nuvola di lacca. Quando riemergo, mi sta sorridendo. “Specchio, spec-chio” scherza, “chi è la più bella del reame?”
Gli sorrido di rimando e tiro su con la cannuccia. La bocca si riempie di roba verde e mando giù. Guardo le schegge e le crepe nascoste nell’angolo, lo stomaco si torce.

Cerco di concentrarmi su Prince, ma è come sforzarsi di decifrare un oracolo. La sua fac-cia è seminascosta dalle macchine fotografiche, appare e scompare dietro gli obiettivi senza una parola. Il suo assistente, invece, snocciola le battute di un copione che ha imparato a me-moria: concept di prodotto, target di mercato, progetto di lifestyle.
Le luci dei riflettori mi bruciano gli occhi mentre cerco di interpretare le indicazioni. La musica in sottofondo è deep house ritmato da passerella.
Posa, blocco, scatto.
Ho le mani gelide, ma sento caldo. A parte quello, comunque, non sento niente. La truc-catrice si avvicina per tamponarmi la fronte e il naso, poi saltella via dall’inquadratura.
Posa, blocco, scatto.
Provo a guardare qualcosa nel buio oltre le luci. Le pareti dello studio sono invase dalle gigantografie delle copertine di Vogue firmate da Prince negli ultimi trent’anni. Cara, Natalja, Naomi e Kate mi fissano con disapprovazione dalle cornici ai lati della sala. Nieves mi osser-va senza interesse dalla parete di fondo, con l’espressione di una che ti guarda senza preoccu-parsi di vederti davvero.
Posa, blocco.
La musica è finita, e non me ne sono accorta. Prince è chino su un cavalletto, ma non scatta. “Il profumo si chiama Apple Temptation” dice senza guardarmi, “immagina di dover proporre l’idea per il commerciale.” Qualcuno accende i neon della sala, stringo gli occhi mentre aspetto che continui a parlare. Invece, lui inarca le sopracciglia e cerca il pacchetto di sigarette nella tasca dei jeans. “Tesoro?” cantilena, “se pensi ad Apple Temptation cosa ti vie-ne in mente?”
Siamo in quattro, più le facce giganti di Vogue alle pareti, con i loro occhi grandi quanto la mia testa, e tutti stanno guardando me. Mi si secca la lingua e lo stomaco si contrae. L’assistente spruzza in aria una nuvola di profumo che mi si rovescia addosso in una pioggia dolciastra e acidula alla vaniglia e mela verde. E’ forte e sgraziato come deodorante per auto, ma la bocca mi si riempie di saliva.
Mi vengono in mente frutta, crostate, fragole con panna, panini al cioccolato, torte in tin-te pastello farcite di crema al burro, una tavola barocca che trabocca creme e liquori dolci.
Ma non lo dico. Questa è la mia occasione, non posso sprecarla.
Sposto il peso da un tacco all’altro. In fondo allo studio di posa, Nieves mi ghigna contro in bianco e nero con un placido boa vivo drappeggiato sulle spalle nude.
Questa è la mia occasione, non devo sprecarla.
“Mi vengono in mente Eva e il serpente” rispondo. Cerco di sorridere, ma le labbra sono incollate dal gloss al lampone.

L’aftershow primavera-estate di Balenciaga vibra di bassi tropical house e di luci riflesse dalle superfici bianche intorno alla piscina sulla terrazza del Paradis al tramonto.
Doc deve essere qui, da qualche parte, ma non riesco a trovarlo. Continuo a cercarlo ag-grappata a un calice di champagne rosé che non bevo, posando con gente che non conosco per selfie che finiranno su profili social che non sono miei.
Saluto, sorriso, scatto.
Poi una mano mi sfiora l’angolo spigoloso del gomito. “Blanca! Hai sfilato benissimo.” Prince ha una voce sorridente. Mi lascia tre baci sulle guance, e mi chiedo quale versione di lui sia reale: quella silenziosa e annoiata dietro l’obiettivo, quella socievole sotto le luci; forse entrambe. Cerco di allargare il sorriso, ma è già al massimo; sento gli angoli della bocca che tremano quando lui ricomincia a parlare. “Sei il futuro delle passerelle” sta dicendo. “Sicura-mente avremo altre occasioni per lavorare insieme, in futuro.”
“Ma certo” rispondo. Stringo le dita sul bicchiere finché gli angoli delle unghie non sbiancano. Prince mi bacia la mano prima che un giornalista si avvicini.
Io mi lascio scivolare sul fondo della terrazza e mando un messaggio a Doc. Rimango a fissare la piscina, con il cellulare in una mano, lo champagne nell’altra, la pochette Alexander McQueen stretta fra il gomito e il fianco, in scarpe di una misura più piccola in equilibrio su tacchi da dodici centimetri. Nel vuoto oltre la terrazza, le luci su Parigi cominciano ad accen-dersi.
Il cellulare mi vibra nella mano.
Il display dice: HANNO SCELTO NIEVES PER SERVIZIO. IDEA EVA E SERPENTE NON ORIENTATA AL TARGET. NON ERI IN SINTONIA CON MOOD DEL PRODOT-TO. DOVE SEI?
Mando giù due sorsi di champagne e mi si torce la gola.
Scrivo un altro messaggio a Doc e mi lascio scivolare ancora più in là, scompaio oltre una porta di servizio al margine della terrazza, mi faccio risucchiare giù lungo un corridoio piastrellato di bianco. In fondo si intravedono i banchi in acciaio di una cucina; c’è odore di zucchero, vaniglia e mela verde.
Tesoro?, se pensi ad Apple Temptation cosa ti viene in mente?
Due addetti del catering camminano verso di me con i vassoi pieni bilanciati sulle spalle: nelle ciotole di ceramica bianca la superficie delle fragole è dolce e polposa, quelle delle mele è lucida e screziata.
Scappo dietro un’altra porta, e mi ritrovo davanti alla mia faccia moltiplicata e spezzata nello specchio rotto di un bagno di servizio. Alcune schegge sono cadute nei lavelli addossati alla parete. Qualcuno sta vomitando in uno degli scomparti alle mie spalle.
Mi venivano in mente frutta, crostate, fragole con panna, panini al cioccolato, torte in tin-te pastello farcite di crema al burro, una tavola barocca che trabocca creme e liquori dolci.
Ma non l’ho detto. Quella era la mia occasione.
Il cellulare vibra di nuovo.
Il display urla: IDEA DI NIEVES E’ UNA TAVOLA PIENA DI FRUTTA, DOLCI, ROBA. NON PREOCCUPARTI. FOCUS SU NUOVI OBIETTIVI. DOVE SEI?
Prendo un respiro e poso il telefono sul bordo di un lavandino. Poi ci allineo accanto la pochette. Mi osservo riflessa in decine di frammenti mentre finisco di bere lo champagne, tut-to quanto fino a che l’ultimo sorso mi cola giù per il mento.
Alle mie spalle, qualcuno tira lo sciacquone. Quando la porta dello scomparto si apre, Nieves appare in una cornice di infissi scheggiati, in bilico sui tacchi dei sandali gioiello, con un fazzoletto premuto sul mento sporco di bava.
Si congela a guardarmi con gli occhi lucidi e l’eyeliner da sistemare.
Io lascio il bicchiere vicino alla pochette, raccolgo dalla vasca del lavello la scheggia di specchio più grande e la stringo nel palmo. Nieves mi si avvicina e comincia a dire qualcosa; poi vede la goccia di sangue che dalla mia mano precipita sul pavimento, esplode in una co-rona di schizzi rosso Valentino sulle piastrelle bianche. Mi volto, e lei smette di parlare.
Alzo il braccio, e lei urla. Ma non può fare nulla per fermarmi.
Mi conficco la punta della scheggia nello zigomo.
Da qualche parte il dj mixa un nuovo brano sulla base, ma qui arrivano solo le pulsazioni dei bassi. Il cellulare ricomincia a vibrare finché non cade a terra. Fra le punte delle mie Ma-nolo Blahnik, il display illuminato grida: COSA FAI?
Io abbasso il pugno e mi strappo la guancia.

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