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In marcia: Macron e i due corpi del re

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Il vincitore delle presidenziali francesi ha un’identità duplice, che tiene insieme la sfera privata e quella pubblica. Lo analizziamo attraverso filosofia e predecessori.

Che la determinazione fosse il suo punto di forza lo si era capito da subito, da quando tutti i giornali raccontarono la storia del giovane Macron, appena 16enne, che riuscì a conquistare la sua insegnante di 20 anni più grande, a farla innamorare e poi a sposarla. Un amore tutto francese e liberale, incurante dell’età, delle convenzioni sociali e dei ruoli, disegnato sulla falsariga di un personaggio di Sautet, ma contaminato dalla spregiudicatezza razionale del suo “scopritore” Attali. Una comunicazione politica apparentemente moderna, seduttrice e abilmente costruita negli anni: l’arte dello storytelling declinata al francese. In Macron convergono più figure e più storie, contribuendo a dar vita a un personaggio ambiguo, difficilmente capace di trovare una collocazione stabile nella mente e nei cuori delle persone. Nel 1957 lo storico Ernst H. Kantorowicz indagò la teoria del “corpo doppio del re”: apparsa per la prima volta nel XVI secolo, la teoria sosteneva la coesistenza di una doppia identità del sovrano, composta da un corpo reale, capace di invecchiare e di morire, e da un corpo “politico”, eterno, mitico e inalterabile. Tanto più il corpo politico è potente, tanto più sarà capace di cancellare il ricordo di quello reale, imperfetto e deludente quanto solo la verità sa essere. In Macron coesistono i due corpi: quello reale, ambiguo, costruito su un programma elettorale fragile e su una rarefazione ideologica, e quello mitico, fatto di richiami ad un’aggregazione attiva, di convention degne di una star e della creazione di un passato leggendario. L’infanzia tra i libri, la passione per la poesia e il teatro; l’importanza della nonna nella sua educazione letteraria; la storia d’amore anticonvenzionale usata come simbolo della capacità di sovvertire le cose. La vita privata diventa in Macron il mezzo per legittimare il suo ruolo pubblico, concetto questo ben lontano da quello mutuato da Hannah Arendt e dalla sua visione del privato pudica e rigorosamente estranea alla vita pubblica. E i libri come strumento di purezza e di sincerità rimandano ad illustri predecessori amati e consacrati nell’olimpo delle divinità presidenziali, come Mitterrand, Pompidou e De Gaulle. In Macron la creazione del corpo politico ha preceduto la creazione di quello reale, contribuendo ad una mitizzazione precedente alla sua elezione.

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