Volevo nascere Adamo

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Volevo nascere Adamo e invece mi sono ritrovata Eva. Non è che metta in dubbio le doti creative di nostro Padre, ma sinceramente nascere Eva non è che mi abbia facilitato le cose.

Volevo nascere Adamo e invece mi sono ritrovata Eva.
Non è che metta in dubbio le doti creative di nostro Padre, ma sinceramente nascere Eva non è che mi abbia facilitato le cose. A parte la profonda noia dell’Eden, che diciamocelo non è che fosse un posto in cui divertirsi; mai un cinema, un sushi, una serata tra amici. Io e Adamo, soli tutti i giorni, lì dentro per l’eternità.
Ero profondamente annoiata.
Adamo non faceva altro che rincorrere animali e quando non correva dietro a loro, correva dietro a me.
Passavo le giornate a passeggiare in questa enorme e perfetta valle e mi facevo delle domande:
‘Chi sono? Perché sono stata creata? Cosa mi aspetta nel futuro?’. Mentre quell’idiota di Adamo saltava di albero in albero o si tuffava da scogliere sempre più alte:
‘Guardami Eva’ mi urlava. Io fingevo interesse, ma non me ne fregava nulla delle sue imprese
‘Un giorno faremo grandi cose io e te’ ripeteva Adamo la sera, mentre si avvicinava
‘Cominciamo dalle piccole Adamo, leva questa mano’ rispondevo e poi di solito mi sdraiavo nel buio della notte e guardavo il cielo:
‘Chissà se c’è vita oltre noi? E se esistesse un altro Eden con un altro Adamo e un’altra Eva?’ chiedevo, ma lui di solito già russava.
Mi sentivo sola con le mie domande e questa enorme assenza di risposte. Forse ero difettosa. Perché Adamo si divertiva e godeva di quella pace e io no? Cosa avevo di sbagliato?
Cominciai a notare le differenze fisiche tra me e lui.
Io: capelli lungi fastidiosi, petto gonfio, troppo gonfio. Gambe e braccia affusolate, abili certo, capaci di tutto ma non troppo resistenti. Una folta peluria tra le gambe che sembrava la porta dell’Eden, ma che non sapevo se portasse da qualche parte.
Adamo: Capelli corti e comodi. Petto sgonfio e peloso. Gambe e braccia tozze, abili e molto più forti delle mie. Tra le gambe un arnese che sembrava un piccolo ramo sfrondato.
‘Quindi siamo diversi anche fisicamente’ mi dissi.
Non riuscivo a zittire la testa, guardavo quello che mi circondava e cercavo di capirne il senso. Io desideravo capire.
Perché tutto questo stava succedendo? Perché esistevo e perché eravamo stati creati?
Un giorno provai a coinvolgere Adamo, forse in due avremmo trovato qualche risposta.
‘Adamo’ chiamai, ma nessuna risposta. Cominciai a cercarlo in lungo e in largo e infine lo trovai seduto sotto un salice. Sembrava triste.
‘Si sente solo anche lui’ pensai e mi avvicinai
‘Eva’ disse. Mi accostai a lui per fargli capire che anche io provavo quel disagio. E lui che fece? Mi saltò addosso come un gorilla e cominciò a toccarmi, spostarmi finché quel ramo sfrondato divenne un palo che sfondò la porta del mio Eden.
Provai a divincolarmi, ma in fondo in fondo quella lotta mi piaceva, era una bella novità. E poi, mentre lui si contorceva sopra di me, accadde qualcosa che non sapevo potesse accadere
Fu come un salto, come attraversare volando le rapide di un fiume. Mi sentì colibrì e falco, lepre e toro, Adamo ed Eva contemporaneamente. Anche Adamo sentì le stesse cose ne ero sicura. Dopo pochi secondi tutto era finito e lui giaceva accanto a me
‘E questo cos’era?’ gli chiesi. Lui russava e allora mi rivolsi al Padre
‘Forse c’è un problema di batterie con Adamo, dovresti revisionarlo’.
Dopo quell’avvenimento Adamo cominciò a non voler far altro che rincorrere me. Erano finiti i bei tempi delle corse dietro alle lepri e i salti dalle scogliere.
‘No Adamo, oggi ho mal di testa’ dicevo
‘Ma possibile che da quando siamo stati creati tu abbia mal di testa?’
Ci sono voluti secoli a far capire al maschio che ‘mal di testa’ è sinonimo di ‘non te la do’
‘Se non ti piace il prodotto, rivolgiti al Padre’ gli rispondevo di solito e me ne andavo.
Un giorno mentre passeggiavo mi arrivò diretto in testa un pensiero:
‘L’albero della conoscenza’
Cominciai a correre, sapevo avrebbe risposto alle mie domande. Certo sapevo anche che ci era proibito mangiarne i frutti, fu una delle prime cose che il Padre ci disse. Ma può un figlio non voler capire? Può non voler crescere e imparare in un mondo in cui non ha chiesto di nascere?
Ero la prima adolescente ribelle di cui per molto tempo, più di quanto mi sarei mai aspettata, si sarebbe parlato.
Eccolo lì, in mezzo ad una radura si erge magnifico l’albero della conoscenza. Carico di frutti luminosi, con rami lunghissimi e foglie talmente grandi da far desiderare di sedersi sotto la loro ombra a riflettere.
Mi avvicinai e guardai quei frutti gonfi di succo che pendevano vogliosi di essere colti
‘Mangiaci Eva’ mi dicevano
‘Mangiaci e saprai’
All’inizio dubitai, girava voce ci fosse una trappola nell’Eden, ma la fame di conoscenza mi stava consumando.
Allungai la mano e una mela enorme sembrò precipitarvi dentro.
‘Io e te siamo sempre state destinate ad incontrarci’ le dissi e la morsi.
Non feci in tempo a godere di quel succo dorato nella mia gola che, apriti cielo, il Padre mi fu accanto
‘Tu quoque Eva’ disse
‘Io, si!’ dissi d’impeto e poi pensai che non conoscevo il latino. La conoscenza era già in me.
‘Eva, da te non me lo sarei mai aspettato’ mi disse
‘E da chi te lo aspettavi, da Adamo?’ chiesi incredula
Mentre discutevo col Padre notai Adamo nascosto dietro a un cespuglio
‘Che hai fatto’ mi bisbigliò
‘Vieni qui’ dissi sottovoce. Lui fece cenno di no con il dito
‘Vigliacco’ gli ringhiai
‘Uomo, lavorerai con sudore…’ tuonava il Padre e io guardai Adamo con soddisfazione
‘Donna, partorirai con dolore’ concluse e mi fissò
‘Tutto qui’ dissi orgogliosa
‘Eva, vi sto anche cacciando dall’Eden’
‘Vabbè – risposi noncurante – mi vado a preparare’
Fu così in realtà che andarono le cose.
Scendemmo sulla Terra e subito capii che quel ‘Tutto qui’ mi si sarebbe ritorto contro.
Il Padre si era dimenticato di aggiungere che:
– Avrei lavorato quanto, se non più, di Adamo e con profusione di sudore
– Avrei avuto pre ciclo e ciclo una volta al mese con susseguenti incontrollabili alterazioni dell’umore
– Sarei stata discriminata per milioni di anni per quell’unica mela mai finita di mangiare
– Nessuno avrebbe mai creduto alle mie parole. Cassandra potrà confermare
– Il maschio sarebbe rimasto idiota e per questo avrebbe avuto una vita più facile.
– Nessuna delle mie domande avrebbe trovato risposta.
Adesso mi rivolgo a te Padre, il parto è ben poca cosa rispetto al dolore di essere nata donna. Se ti venisse mai in mente di buttare tutto quello che hai creato e di riprovarci, per favore creami Adamo.

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