Metafore inconsce

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Vedo un cielo serenissimo su di me, con poche sfumature bianco nuvola che lo sporcano. Un forte sole.

Vedo un cielo serenissimo su di me, con poche sfumature bianco nuvola che lo sporcano.
Un forte sole.
Sento una bella musica, una melodia in clave jazz che si mischia al vociare tipico urbano. Ma non sento rumore di macchine, no. Solo passi, risa di bambini, risa di ragazzi, risa di uomini.
Sento risa.
Sento risa e sento la tromba che suona.
Sento parlare e sento il piano che suona.
Sento passi e sento una dolce batteria che suona.
Tutto è molto normale, qui c’è un’atmosfera fantastica.
Tranquillità e convivialità.
Ed io, che solitamente sono eccessivamente e tragicamente in contrasto con le persone, sono a mio agio, una forma di tranquillità con la quale non sono abituato a convivere.
Continuo a guardare il cielo, ad ascoltare questa infatuante musica e a pensare.
È tutto così bello, tutto molto bello. Ma ci sono delle piccole particolarità che al momento non comprendo, ovvero, come diavolo ci sono finito qui? Dove sono? Perché non riesco a muovermi? Cosa ci faccio qui?
L’asfalto bollente mi cuoce la schiena.
Sto pensando a cosa io abbia fatto prima di risvegliarmi qui per terra, ma nella mia memoria c’è solo il colore assente di se stesso.
Nero.
Provo ad alzare un braccio per chiedere aiuto a chi è nelle vicinanze, ma il mio braccio non si muove. Non si muove niente, vorrei alzarmi in piedi ma non posso, non ci riesco.
Sono confuso.
Riesco a muovere bene la testa, almeno, ed alla mia destra guardo in faccia i tre vecchi ad un metro da me che suonano la musica che riempie il silenzio dell’aria. Alla mia sinistra osservo le moltitudini di persone che come un esercito che va in guerra cammina, con lo sguardo perso nel vuoto. Nessuno si guarda negli occhi, nessuno sorride. Tutti eleganti che camminano con una valigia nera in mano, come una carovana di affaristi che vogliono raggiungere l’eden distopico composto da fama e gloria personale.
Sento ancora le risa, ma non vedo nessuno che ride.
I bambini sono seri.
Le madri sono serie.
I padri sono seri.
Alzo la testa poi, sforzando il collo in una maniera esagerata, e qualche quesito mi si svela.
Osservo bene, incredulo.
Non ho né braccia né gambe.
Aspetta
Non ho né braccia né gambe.
Le mie braccia non ci sono, le mie gambe neanche, non esistono.
Sono formato da busto, collo e testa; non riesco a parlare, ad urlare, a ridere.
Riesco a parlare, ad urlare, a ridere, ma nessuno mi sente, nessuno mi vede.
Io non esisto.
Sono bloccato nella condizione umana di maggior impotenza, e non so nemmeno come ci sono finito qui, cosa mi è successo.
Non so niente.
Non sono niente.
“Signore mi aiuti! Lei signora, con quel bel cagnolino, venga qui! Vi prego! Tu, tu che suoni il pianoforte, mi senti? Aiutami! Possibile che non mi sente nessuno? Possibile che nessuno capisce che mi serve un aiuto?”
Nessuno mi ascolta. L’urlo di chi è bloccato non viene ascoltato.
A quanto pare chi cammina non si bada di chi non ha gambe, chi nuota non si bada di chi non ha braccia, chi urla non si bada dei muti, chi vede non si bada dei ciechi.
Chi non vuole vedere, non si bada di nessuno.
E cosa dovrei fare adesso? Provo a muovermi facendo forza sulla nuca, con una terribile fatica riesco ad alzare la schiena e spostarla verso destra di pochi centimetri e appena poggia fa un tonfo di una potenza smisurata, surreale. Credo sia una coincidenza, credo che nello stesso istante in cui ho poggiato la schiena a terra si siano staccate delle placche tettoniche provocando un terremoto. Però qualcosa è successo.
Alzo con fatica la testa e noto che tutti hanno smesso di compiere la loro azione, tutti sono fermi, ora, e si guardano attorno come se stessero cercando qualcosa.
Io intanto ho preso di mira la gamba del pianista, visto che è la cosa più vicina a me, e ripunto la nuca a terra per spostarmi di quei pochi centimetri che poco a poco mi porteranno verso la meta. Alzo la schiena ed un altro tonfo.
Più forte del precedente.
Forse non era una coincidenza, ma non capisco come sia possibile che la mia schiena faccia un tale fracasso, come se fosse un vulcano in eruzione, se poggiata a terra.
Tutta questa gente, intanto, sta ancora cercando qualcosa, ma uno mi sta guardando. È un uomo con sua figlia piccola che gli tiene la mano destra. Mi sta guardando dritto negli occhi.
“Tu, tu con la ragazzina, vieni qui, aiutami! Non fare finta di niente!”, ma non una mossa, né una parola. Continua però a tenere lo sguardo fisso nei miei occhi.
Non riesco a guardare altro, se non le sue pupille marroni che fissano le mie.
La schiena mi brucia dal calore che emette questo nero asfalto, il collo mi si è completamente irrigidito dallo sforzo per tenere la testa alta e guardare negli occhi quel tipo.
Ha di poco aperto la bocca, come se dovesse dar parola.
Cala un frastornante silenzio, ed io sono inquieto.
C’è silenzio.
C’è tensione.
Davanti a me, ora, ci sono centinaia di persone che mi studiano, senza sbattere palpebre, nel più fastidioso dei silenzi.
La situazione mi dà ai nervi.
” Che cazzo avete da guardare? Venite qui ed aiutatemi! Cos’è, non siete essere umani anche voi? Non avete un briciolo di senso civico, brutti pezzi di merda?” e torna l’assordante silenzio, dopo le mie parole.
Provo a muovermi, ma è tutto inutile, continuo ad emettere gemiti di fatica, ma sono impotente verso di me, verso gli altri e verso tutto ciò che mi circonda.
Sono il vostro immobile e deriso esempio.
Continuo ad urlare inutilmente, sono sull’orlo del decadimento fisico e morale, ma con un ultimo sforzo cerco di spostarmi verso i vecchi suonatori che ora dormono, punto la testa e.
Un tonfo.
I musicisti ricominciano a suonare in modo frenetico.
L’uomo con la bambina continua a fissarmi, ma pian piano avanza verso di me, aprendo poco a poco sempre più la bocca, tutti lo seguono, cominciano tutti insieme a camminare verso di me ed emettere uno strano suono dalla bocca.
Uno straziante lamento rabbioso formato da una sola vocale.
Cominciano a correre verso di me, aumenta il volume del loro lamento, il volume della musica, ma che cazzo fate, lasciatemi giù, lasciatemi stare! Dove mi state portando? Voi non fate niente, musicisti di merda? Fermatevi, mi fate male! Ma chi cazzo siete voi? Cosa ci faccio io qui? Perché non posso fare nulla?! perché posso solo assistere a questa tortura che senza motivo mi state applicando? Fermi, fermi! Ma che fate? Da quest’altezza morirò! No, non mi lasciate, fermi!
Buio.
Sono solo.
Vedo un cielo serenissimo su di me, con poche sfumature bianco nuvola che lo sporcano.
Un forte sole.

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