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Le mie mire, la sua

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Capisci Lucia, sto facendo tutto questo per te, non per me. Cerco di essere giusto, sai che sono un uomo responsabile. Ho il rimorso di averti fatto penare in questi quattro anni. Cosa? Cinque? Peggio mi sento.

Capisci Lucia, sto facendo tutto questo per te, non per me. Cerco di essere giusto, sai che sono un uomo responsabile. Ho il rimorso di averti fatto penare in questi quattro anni. Cosa? Cinque? Peggio mi sento. Cinque anni di un uomo sono dieci anni di una donna. Non sto scherzando Lucia. Io non scappo di fronte a te, né di fronte a me. Ma sai Lucia… quando ti ho conosciuto eri poco più di una bambina, ora invece. Guardati. Fammi questo piacere, guardati. Non a quello specchio, ingrossa. Quello della stanza accanto. Ti seguo. Avanti, non correre.
Come ti dicevo, no? Spogliati dell’uniforme. Ti aiuto, Lucia. Togli il berretto. Sciogliamo insieme i capelli. La fondina la mettiamo qui. Oh, Lucia il tuo seno è sempre… No Lucia, non così. Ho poco tempo. Tu hai finito, io attacco tra poco più di un’ora. E sai che sono venuto qui per parlare, Lucia. Dai Lucia, non fare finta di niente. Ti sta sfuggendo qualcosa. Qualche tempo fa con un solo colpo d’occhio coglievi tutto: possibilità e pericolo, azione e stasi. Sapevi quando fermarti e quando insistere. Eri capace di dire e sentire, comandare e ubbidire. Avevi trent’anni. Ora ne hai quaranta secondo la mia percezione, secondo la tua? Non dirmelo, ti prego. La tua voce stride in questa casa. Usciamo. Rivestiti e usciamo. Qui è tutto un bollire. Sbollentiamo in terrazzo. Usciamo in terrazzo, dove credi ti volessi portare. Ti seguo. Avanti, non correre.
Vedi Lucia. Sono colpevole. Colpevole di cosa? Colpevole di un atroce crimine: ti ho fatto invecchiare, ti ho spogliata dei gradi della tua giovinezza. Mi dici che non è così. E fallo un bilancio della tua vita, Lucia. Spara Lucia, spara. E spara una buona volta. Chiediti pure: ma io con questo (cioè con me) cosa ci faccio? Che me ne faccio di uno spaventapassere? Che mi fai dire Lucia? Spaventapasseri! Si Lucia, chieditelo e risponditi al più presto, prima che sia troppo tardi. Non dirmi che sei felice con me, non dirmelo. Io ti vedo. Ti sento. Ti ascolto. Mi ami? No tu non mi ami, ti sei adeguata alle tradizioni. Mi parli di anello, di luna di miele cinquemila euro cadauno, di divorzio e di convolare a nozze una seconda volta, e con quale rito poi? Matrimonio due opzioni: o in spiaggia con celebrante in bermuda e scimitarra o all’ambasciata italiana di Beirut, e sai che, perché lo sai: il babbo è allergico allo iodio e la mamy non prende l’aereo, almeno non quello low cost. Lucia io mi chiedo poi come fai a pretendere il brilloccolo. Se mi amassi ti accontenteresti di un anello di spine. Si, di spine. Qui latiti oh Lucia, si latiti. Latiti nella semplicità. L’amore è semplicità. Tu sei complicata. Quindi non m’ami. Neanche io t’amo? Come osi? Se non ti amassi ti pare che starei qui a parlare con te, a cercare una soluzione per il tuo bene e per il mio bene e per il bene della nazione? E andiamo, ragiona un po’ Lucia. Tu hai diritto a una tua vita, una tua casa, un tuo anello. Tutte cose legittime, ma che io non ti posso dare. Lo dico per te. Non osare mettermi il muso, Lucia.
Zitta. Zitta. Sorridi, la signora del quarto ci guarda. “Signora Taverni, buon pomeriggio. Come dice? Si… due chiacchiere tra innamorati. O almeno quando voi donne consentite all’uomo di dirle due cose, dico due cosine. Ah ah… Arrivederci, arrivederci”.
La signora Taverni, fosse stata più giovane e con qualche dente in più l’avrei assoldata. Ma dove vai Lucia? Dai che sto scherzando. Vieni qua, Lucia. Lucia apri, Lucia.
Toc toc toc… Lucia. Lucia lo so che sei lì. Vedo la tua ombra dietro la tenda. Ti volevo dire una cosa che potrebbe risolvere la questione. Una cosa che mi assolve da tutto. Avvicinati, che mi sentono qui nel palazzo. Scosta la tenda. Eccoti. Avvicina l’orecchio al vetro Lucia. Lucia: mia moglie è incinta.
Grazie Lucia, grazie davvero per avermi aperto. Pensavo non mi aprissi più. Dieci minuti? Dieci minuti di una donna sono cinquanta minuti di un uomo. Perché ti sei rimessa la divisa? Ti hanno richiamato? Un pronto intervento? No Lucia, non prenderti gioco di me. Lucia mettila via. Perché la stai puntando su di me? Non dirmi che è carica. Lucia posala. Ti ordino immediatamente di metterla a terra. Lucia io sono un tuo superiore. È un ordine, esegui! No Lucia no, ti prego. Lucia, Lucia, Lù

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