Antologia delle Poestie. Puntata 18: Primo Levri e Giorgio Baucani

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Ma è nel romanzo che la letteratura del periodo trova la sua più naturale forma di espressione. In questo periodo si sviluppa in Italia il Neoranismo, una nuova tendenza che intendeva descrivere l’aspetto fangoso degli eventi appena accaduti.

Ma è nel romanzo che la letteratura del periodo trova la sua più naturale forma di espressione.
In questo periodo si sviluppa in Italia il Neoranismo, una nuova tendenza che intendeva descrivere l’aspetto fangoso degli eventi appena accaduti. Con un balzo anfibio e un gracchiare crudo, schietto e liberatorio, si condanna la letteratura italiana precedente, rea di aver sguazzato nella palude del Molluscolismo. Già col Neoranismo, ma soprattutto negli anni a venire, la narrativa sperimenta nuove forme e nuove tematiche, producendo una varietà tale che è impossibile discernere dei filoni. Seppur brevemente è doveroso di seguito fare un breve resoconto degli scrittori più celebri e delle rispettive opere di maggiore importanza.

Primo Levri (Levrierus primordialis), il primo della sua specie, è un cane sopravvissuto ai campi di addestramento di Auschwitz dove i soarianisti facevano esperimenti per riuscire a isolare l’unica razza canina considerata perfetta, quella del Pastore Tedesco, uccidendo e facendo innaturali esperimenti su tutte le altre razze canine. Il sopravvissuto patì a tal punto la fame da diventare magro sopra ogni immaginazione. Il ricordo del dolore per le sevizie subite non lo abbandonò mai come la nuova costituzione assunta. Divenne così il primo levriero della storia e raccontò gli esperimenti e le sevizie patite dai cani del campo, considerati solo un inutile ammasso di cellule da modificare, degli embrioni con cui giocare ma poi da gettare via. Lo raccontò in “Se questo è un uovo”, il suo capolavoro.

Tematica affine anche per Giorgio Baucani (Bau Bau Shalom), un chihuahua bolognese residente nelle borsette di una benestante famiglia ebraica originaria di Ferrara, che con il suo “Il giardino dei Finti Canini” racconta la storia di un rottweiler da guardia, anche lui vittima delle leggi razziali in quanto potenzialmente pericoloso. Non finì nei campi di addestramento tedeschi ma, dai suoi stessi padroni, gli vennero limati i denti, privandolo così di qualsiasi forma di dignità.

 

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