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Vita. Morte. E poi?

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Vita. Morte. E poi? È il titolo della mostra che dal 29 al 31 dicembre si terrà alla Sala Santa Rita di via Montanara 8 a Roma, dove sarà esposta una selezione delle opere di Agrin Amedì e Luigi Annibaldi ispirate ai racconti pubblicati dal MagO, il magazine della scuola di scrittura Omero

Vita. Morte. E poi? È il titolo della mostra che dal 29 al 31 dicembre si terrà alla Sala Santa Rita di via Montanara 8 a Roma, dove sarà esposta una selezione delle opere di Agrin Amedì e Luigi Annibaldi ispirate ai racconti pubblicati dal Mag O, il magazine della scuola di scrittura Omero.
La Sala Santa Rita è una chiesa sconsacrata vicina al Teatro Marcello con una planimetria che ha suggestionato la costruzione e l’esposizione della mostra. Mostra che infatti sarà realizzata e supportata attraverso l’utilizzo di fili trasparenti che sosterranno 12 opere. Queste appariranno in sospensione, come imprigionate da una tela di ragno.

È solo il tema che unisce i lavori di Agrin Amedì e Luigi Annibaldi, due artisti così differenti?

Agrin: il tema vuole riassumere i vari movimenti dell’animo umano che si manifestano attraverso la VITA, le conseguenze nate dalle scelte, la MORTE come paura o desiderio con le possibili conseguenze. E POI? speranze e aspettative, le frustrazioni, la mancanza di fiducia legata agli archetipi che i racconti degli scrittori mettono in mostra e che hanno ispirato le illustrazioni.

Che cosa ispira l’illustrazione di un racconto?

Luigi: i miei lavori sono collage digitali. Mi lascio ispirare da tutto il racconto e cerco di trovare quello che fa parte del mondo di quel racconto ma non c’è nel racconto ma si sente e c’è nell’aria. È come se il racconto di un autore fosse uno spiraglio di un mondo molto più allargato e in quel mondo ci sono le conseguenze che mette in mostra lo scrittore.

Agrin: Nel mio caso uso una tavoletta grafica che riproduce un foglio da disegno che percorro con le dita. Leggendo il racconto cerco i punti di luce che illuminano la storia. L’idea è quella di creare una sintesi del racconto attraverso un’immagine. C’è un modo diverso di usufruire l’arte oggi. Una mostra oggi tende ad essere interattiva, a coinvolgere di più lo spettatore, ad attivarlo e a farlo muovere verso l’immagine. Tale partecipazione, se realizzata, sarebbe il coronamento del mio obbiettivo artistico.

Ma valgono anche come quadri o sono legati al racconto?

Agrin: Certo, il racconto di uno scrittore funge da ispirazione ma, contemporaneamente, le suggestioni grafiche possono essere rescisse e vivere singolarmente. Tali opere, riesco a immaginarle in una casa molto pop, ma anche in una casa classica o in una casa dove non c’è nessuno o ci sono tante persone che comunicano. Le nostre immagini mirano a stimolare nello spettatore uno sguardo attento e movimentato, rendendolo partecipe dell’opera a cui sta “assistendo”.

Luigi:  È bello perché se appendi uno dei nostri quadri in salotto l’effetto è lo stesso di una delle scene più famose di “Compagni di scuola” di Carlo Verdone, dove c’è uno dei protagonisti cialtrone e squattrinato che cerca di vendere ai compagni una crosta di un autore famoso dove c’è una donna con il seno viola e allo spettatore suscita la domanda: ma se c’ha le zinne viola di che colore sarà il culo? È sicuramente argomento di discussione in una serata noiosa.

All’interno della mostra sarà possibile leggere i racconti che hanno ispirato le 12 opere?

Luigi: Sì e in un modo veloce e contemporaneo. Sotto ogni tavola c’è il titolo del quadro che corrisponde al titolo del racconto dello scrittore, e vicino c’è un codice, un QR code. Se tu hai uno smartphone e hai un’app che legge i codici QR (si scarica liberamente in un secondo su tutti gli store) puoi leggere quando vuoi, salvartelo o godertelo direttamente alla mostra.

Ci sarà un brindisi d’inaugurazione?

Agrin e Luigi: E non solo il brindisi! Il vernissage ufficiale della mostra sarà il 29 dicembre alle 19. E per l’occasione ci sarà anche un brindisi omerico di fine anno aperto a tutti i nostri allievi. Vi aspettiamo!

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