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Sokurov e l’identità europea

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Il regista russo Aleksandr Sokurov ci aveva avvertiti: l’identità europea prima di fondarsi sul mercato, sul denaro e sulla sterile politica, si fonda sulla cultura, o meglio su alcuni temi chiave che hanno plasmato l’identità europea.

Il regista russo Aleksandr Sokurov ci aveva avvertiti: l’identità europea prima di fondarsi sul mercato, sul denaro e sulla sterile politica, si fonda sulla cultura, o meglio su alcuni temi chiave che hanno plasmato l’identità europea. In principio fu il Faust , al quale Sokurov dedicò nel 2011 il film vincitore del Leone d’Oro a Venezia. Del personaggio di Goethe rimase ben poco: non c’era l’ansia vitale, né tantomeno il Mefistofele tentatore. Esisteva solo un desiderio vorace di conoscere, divorare, amare, desiderare, respirare. Bisogni carnali e non che, ci avvertiva Sokurov, sono destinati a rimanere inappagati e a farci vagare come anime in pena sulla Terra, in balìa di una hybris tanto necessaria quanto crudele.

Anni prima era stata la volta del Palazzo d’Inverno descritto nell’infinito piano sequenza di Arca Russa, nel quale il regista ci ricordava che gli spazi sono necessari alla costruzione identitaria quasi quanto gli uomini. E che la memoria dei luoghi è il pilastro su cui poggia la storia europea: perdersi nelle opere dell’Hermitage e nella sovrapposizione storica e stilistica del Palazzo d’Inverno significa accettare che il legame europeo è la diversità. Quella stessa diversità alla base di Francofonia (2015) nel quale Sokurov si diverte a giocare con le differenze sociali, culturali ed economiche, non come avrebbe fatto Chabrol ma creando un divertissement visivo e sonoro degno di un Woody Allen europeo. Un funzionario francese Jacques Jaujard e un aristocratico tedesco Franziskus Wolff-Metternich si ritrovano al Louvre a dover apparentemente portare a termine due compiti opposti: nella Francia occupata dai nazisti l’uno è incaricato di preservare il tesoro del museo, l’altro di prelevarne una parte e di trasferirlo in Germania. Divisi da tutto, uniti dall’amore per l’arte e per ciò che essa rappresenta sia a livello individuale che collettivo: i ritratti, ci avverte Sokurov, non sono opere morte destinate allo sguardo annoiato dei visitatori, bensì il pilastro dell’identità europea, i precursori del cinema, la settima arte nata proprio in Europa e che tanto ha influenzato il Vecchio Continente, fino ad essere dimenticata e ceduta oltreoceano, per costruire nuove identità.

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