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Seduta di meditazione

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Ci si toglie le scarpe prima di entrare. La bionda davanti a te si sfila le sue con lentezza infinita. Fremi perché vuoi sederti accanto a Paolo, l’uomo di cui sei innamorata e che finalmente ha manifestato un qualche interesse per te,

Ci si toglie le scarpe prima di entrare. La bionda davanti a te si sfila le sue con lentezza infinita. Fremi perché vuoi sederti accanto a Paolo, l’uomo di cui sei innamorata e che finalmente ha manifestato un qualche interesse per te, ma fra tutti i luoghi possibili dove avrebbe potuto invitarti lui ti ha portato qui, dal suo Maestro di meditazione, e lo ha fatto come se ti stesse regalando il biglietto vincente alla lotteria di Capodanno.
Finisci per entrare per ultima quando gli altri si sono già disposti in cerchio al centro della sala, le schiene dritte, le gambe incrociate, i volti immobili privi di espressione.
Meno male che c’è uno spazio libero proprio accanto a Paolo, ti siedi e subito chiudono la porta a chiave, non si può entrare, e non si può uscire, non si fa niente, si rimane lì seduti in silenzio per tutto il tempo. A partire dal suono leggero dei cimbali e per tutti i seguenti sessanta minuti. Un’ora, il tutto dura un’ora. Tanto se aspetti qualcuno, poco se stai facendo qualcosa di piacevole come, che ne so, un massaggio. Ma sei stata seduta in un aula scolastica per cinque ore al giorno per cinque giorni a settimana, per 220 giorni all’anno, per tredici anni, diciassette se contiamo l’università. Questa è solo una piccola ora. Certo questo pavimento è duro e tu te ne accorgi perché non hai preso il cuscino alto e siedi sopra il cuscinetto inutile che hanno preparato gli assistenti. Volevi proprio prenderlo quel cuscino, che ora è rimasto abbandonato sopra lo scaffale in fondo alla sala, volevi prenderlo ma temevi che il posto accanto a Paolo venisse occupato dalla bionda che entrando gli ha lanciato un bacio. L’hai detestata all’istante. Tin tin ecco i cimbali. D’ora in poi si rimane seduti, immobili e in silenzio fino alla fine del sessantesimo minuto. Cerchi di accomodarti meglio e concentrarti sul respiro come ti ha insegnato Paolo, a immettere l’aria lentamente, sentirla arrivare all’inizio delle narici, seguire il suo percorso, ma dopo poco provi un solletico alla gola che ti fa venire sempre più voglia di tossire. No. Non puoi tossire, chi tossisce rovina l’energia armonica di tutti i partecipanti, ti ha detto prima Paolo, e a te è rimasto il dubbio che non stesse scherzando. E allora ti concentri sul corpo, cerchi di sentirlo dall’interno, prima i piedi, poi le caviglie, i polpacci, per poi risalire su fino ai glutei, ma lì manca qualcosa, qualcosa su cui tutti gli altri possono contare, qualcosa che assomiglia proprio ad un cuscino alto. A questo punto se tu fossi qui per raggiungere un qualche stato di illuminazione individuale, ti alzeresti e andresti verso lo scaffale per riprenderti il tuo cuscino alto. Ma sei qui per Paolo e sospetti che potrebbe considerarlo un gesto inadatto alla sua futura fidanzata. Quanto tempo sarà passato? Alla mezz’ora dovrebbero risuonare i cimbali. Ti chiedi se il maestro aprirà gli occhi per farlo. Ammesso che non abbia un perfetto cronometro interiore, dovrà sbirciare l’orologio per sapere che ore sono. Ma forse ha qualcosa che lo avvisa che i 30 minuti sono passati, una sveglietta, un cicalino. Oppure no, oppure deve controllare? E se è cosi non potrebbe vederti? Solo il pensiero ti manda in tachicardia. Ma intanto il piede sinistro è già diventato insensibile, lo sapevi, era inevitabile, senza quel cuscino sei fottuta. E così dai una rapida occhiata a Paolo che se ne sta immobile come una statua accanto a te, alla bionda che sfoggia un sorrisetto beato che ti dà sui nervi e hanno entrambi gli occhi chiusi, hanno tutti gli occhi chiusi tranne te. E allora ti alzi piano piano piano ma ormai la tua gamba sinistra è un pezzo di legno e tu non puoi più camminare. Provi a saltellare per qualche metro, piccoli saltellini misurati da Gatto Silvestro zoppo. Proprio all’altezza della bionda una fitta al piede ti fa perdere l’equilibrio e tu stai quasi per caderle addosso e ti senti perduta ma riesci ad appoggiarti alla parete e a lasciarti scivolare fino al pavimento. A questo punto ti tocca avanzare carponi, rasente muro come un cane timido. Un metro, due metri, ancora uno… ecco sei arrivata. Hai finalmente raggiunto il cuscino alto, chissà da quanto tempo giaceva su quello scaffale, perché è ricoperto di polvere, ma è comunque il tuo cuscino. Chi si è accorto di te fa finta di niente, Paolo non ha aperto gli occhi e la bionda non si è girata. Tornare indietro non è una passeggiata, corri di nuovo il rischio di essere tanata dalla bionda perché hai disseminato di polvere mezza la sala e la maggior parte è finita su di lei. Ma è la tua giornata, ti siedi e Tin tin i cimbali. Trenta minuti sono passati in un lampo. E mentre ti rilassi seduta comoda sul tuo meritato cuscino alto, senti dilagare dentro di te un senso di ineffabile soddisfazione. Sarà questo il contatto con l’energia dell’Universo di cui parlava Paolo? Rimani immobile come una statua per i successivi trenta minuti, senza muoverti neanche quando la bionda ha una crisi di tosse e deve alzarsi per cercare l’acqua e tutti ne sono infastiditi, tutti tranne te.

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