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Di Brexit, amore e altre catastrofi

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E’ possibile trasformare un matrimonio d’interesse in un matrimonio d’amore? E’ possibile creare un sentimento?

Nel 1985 il dottor Oliver Sacks raccontò nel suo libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” (Adelphi) la storia di un paziente affetto da una singolare malattia: il signor P., musicista, cominciò a manifestare l’incapacità di dare un significato alle cose che vedeva e con cui entrava in relazione. Anche le persone e i ruoli che questi occupavano nella sua vita erano confusi: così tanto confusi che un giorno scambiò il volto della moglie per un cappello.

Il signor P. soffriva di agnosia, ossia non era capace di riconoscere cose e persone che dovrebbero invece essere familiari. L’Europa sarebbe dovuto essere un concetto a noi familiare, invece, come la Brexit ci ha dimostrato, siamo riusciti a scambiare una cosa per un’altra. Abbiamo pensato che il sentimento europeo fosse qualcosa di innato, qualcosa da poter essere studiato, analizzato e interiorizzato, al pari di una preghiera laica. Churchill ci aveva avvertiti: per sentirci europei avremmo dovuto dimenticare ogni forma di logica e abbandonarci ad un atto di fede. Ridurre un atto di fede ad una scelta obbligata, ad una scelta compressa in una logica binaria, come quella di un referendum significa costringere gli uomini a ridurre la complessità dei loro sentimenti. Perché in fondo, come in molti ci hanno spiegato, l’Europa e poi Brexit sono state il frutto di un sentimento: un amore non nato spontaneamente, ma sorto da un matrimonio d’interesse. Ma è possibile trasformare un matrimonio d’interesse in un matrimonio d’amore? E’ possibile creare un sentimento? Sì, secondo Erich Fromm: il filosofo tedesco ci ha insegnato che amare è un’arte, una capacità da apprendere, non frutto di irrazionalità e di passione, bensì di conoscenza, comprensione profonda di sé e dell’altro, pazienza e umiltà. Quando un matrimonio fallisce, le emozioni si confondono: e allora ecco subentrare sentimenti come la rabbia, la frustrazione, la tristezza, il desiderio di rivalsa, il dolore. Tutte sensazioni che hanno investito la Gran Bretagna nei giorni successivi al voto, con le quali ancora facciamo i conti e dalle quali dovremmo imparare. La lezione più importante è che non bisogna mai confondere i sentimenti con l’irrazionalità. Né tantomeno un cappello con la propria moglie.

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