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L’intruso

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Lo slip si era infilato tra la natica destra e la sinistra, non c’era verso che ne venisse fuori… inutili gli impercettibili movimenti che avevi tentato, sedendoti, per spostarne la dirittura d’arrivo… ormai premeva lì, con quel tanto di fastidio che procura un’esperienza insolita e inevitabile.

Lo slip si era infilato tra la natica destra e la sinistra, non c’era verso che ne venisse fuori… inutili gli impercettibili movimenti che avevi tentato, sedendoti, per spostarne la dirittura d’arrivo… ormai premeva lì, con quel tanto di fastidio che procura un’esperienza insolita e inevitabile.
Ti eri appena seduta su una sedia in seconda fila, la sala era piena di gente. Non potevi alzarti, non ora, avresti dovuto aspettare la fine della Conferenza, almeno due ore… un tempo interminabile con quel coso infilato lì… Solo un desiderio, spostarlo, tirarlo via… ma come… Come c’era entrato…eppure era uno slip comodo, largo… certo di pizzo, un tessuto morbido… un bel pizzo bleu. Indossandolo, al mattino, avevi pensato che era sexy, non adatto al mattino, ma faceva pandant col reggiseno bleu indispensabile alla maglietta color cielo un po’ trasparente che avevi già indosso. Lo avevi preso tra le mani, rigirato e guardato, il dietro e poi il davanti, con una pietrina finta di strass all’altezza dell’ombelico. E mentre infilavi una gamba e poi l’altra, e lo tiravi su per le cosce, t’è venuta in mente l’ultima volta che l’avevi indossato, con quel reggiseno, anch’esso con la pietrina finta di strass all’altezza dello snodo tra i due seni. In quell’occasione dovevi incontrare un tipo che ti piaceva e quello, alla fine, dopo qualche preliminare te l’aveva sfilato via.
L’avevi anche rivisto quel tipo ma poi era finita. Belli pero’ quegli incontri. Lui aveva un fare gentile, molto gentile.
Cielo! Questo pizzo che ti pigia là dentro… è insopportabile… e dire che detesti il perizoma… non sopporti di stare con qualcosa infilato lì… fisso…
“Con te mi sento a casa” gli avevi detto e lui “Sì è vero… con te… anche io mi sento a casa”. Era stato davvero gentile e delicato, il tipo. Ora ricordi che ti sfiorava la pelle e l’udito, come tu avessi lì papille gustative, ne assaporavi le parole, di una tonalità morbida, che accarezzano e entrano dentro, delicatamente, come aveva fatto lui. Non aveva una carica erotica di quelle indimenticabili, piuttosto era entrato con passi felpati, senza far troppo rumore.
“Guardami… guardami negli occhi” ti diceva “… Sono così dolci i tuoi occhi”.
Lo avevi fatto entrare dentro anche da lì, dagli occhi. È bello che uno ti chieda lo sguardo no? È bello aprire tutti i canali di comunicazione per far entrare e uscire. Cielo… è questo coso infilato lì che ora dovrebbe uscire… è insopportabile…
“Mi sento a casa con te. Sì mi sento a casa”. “Ma a casa di chi?” ti chiedi ora.
Il perizoma… lo hai indossato… ricordi?… sì lo hai indossato… ma solo in casa, ti sei rifiutata di uscirci… ti procurava una certa eccitazione… ricordo no?… t’eri detta che non l’avresti mai più messo e ora… che noia infinita questo pizzo premuto lì… dev’essersi in qualche modo arrotolato… e preme… pigia forte…
“Mi sento a casa, con te mi sento a casa”. Rivedi tua madre, nella casa dei tuoi, era una donna di grande generosità tua madre, con i maschi però. A voi figlie femmine chiedeva, ai maschi era tutto dovuto. L’hai tanto criticata tua madre, hai giurato a te stessa che non saresti mai stata come lei.
Però… erano belli gli incontri col tipo. Dopo ti teneva un tempo lungo, al telefono, troppo lungo… a te sembrava stucchevole ma non gli avevi detto nulla.
Bha… Puoi essere onesta con te stessa ora… tu non la volevi una relazione così incombente… ma lui era gentile… non ti era sembrato il caso di dirgli nulla. I maschi si trattano bene mamma… no?…
Che cavolo!… Quello slip infilato lì dentro tra una natica e l’altra… ti infastidisce… Vorresti davvero tirarlo fuori… basterebbe un gesto che tira via e sistema le cose al loro posto. Come lo vorresti… ora… proprio ora vorresti farlo… risistemare lo slip… risistemare le cose… Il tipo aveva insistito molto al telefono perché tu il giorno dopo andassi a Lucca, dove viveva, era il 31 ottobre, te lo ricordi bene perché per strada c’era un via vai di ragazzini “Dolcetto o scherzetto” ripetevano entrando nei negozi e fermando la gente per strada. “Dolcetto o scherzetto?” Ti eri fermata a leggere un sms che trillava nel cellulare “Forse domani non sarò a Lucca e forse non è il caso di proseguire. Mi piaci moltissimo. Con te ho vissuto un sogno stupendo e te ne sono profondamente grato”.
Dolcetto… e scherzetto, ti ripetevi, dolcetto e scherzetto…
Che cavolo però… ti sei fatta rubare la scena… ancora una volta ti sei fatta rubare la scena… Non la volevi una relazione stretta e ingombrante… e non l’hai detto. Volevi qualche amplesso e qualche abbraccio… e c’era stato e t’era piaciuto… Mi sento a casa… a casa di chi?… No… farsi rubare la scena… ancora una volta… No!… Cielo questo slip come preme… ti toglie il fiato… ti sembra di soffocare…
La conferenza sulla prevenzione del disagio giovanile è terminata, quel pizzo bleu incastonato sulla pelle… lì… sempre più aderente a quella superficie… non la molla… non ne puoi più…
Sono tutti in piedi, ti alzi anche tu. Finalmente con un guizzo rapido la tua mano ti libera dall’intruso… proprio un istante prima che si avvicini un tipo… niente male, è un collega… simpatico… ti sta salutando. Lo guardi, fai un passo verso di lui, vi sorridete, senti il suo sguardo penetrare nel tuo… un attimo… ti volti e… senti di nuovo lo slip incunearsi, da perfetto intruso, nello spazio appena liberato.

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