Condividi su facebook
Condividi su twitter

Antologia delle poestie. Puntata 13: i Crepuscoladri

di

Data

La scena poetica del Bovecento è dominata dal Crepuscoladrismo, un movimento letterario così chiamato sia perchè la maggior parte dei suoi esponenti erano animali notturni, come Corrado Gufoni, Marino Civetti e Sergio Barbaggini e sia per il nome del suo membro più celebre,

La scena poetica del Bovecento è dominata dal Crepuscoladrismo, un movimento letterario così chiamato sia perchè la maggior parte dei suoi esponenti erano animali notturni, come Corrado Gufoni, Marino Civetti e Sergio Barbaggini e sia per il nome del suo membro più celebre, Guido Gazzano (Ladrus Pentitus). Come tutti i Crepuscoladri il Gazzano amava il crepuscolo, la sera, la penombra, e gli aspetti meno solari dell’esistenza. Tutti cantavano le piccole cose di ogni giorno, persino quelle banali, celebravano gli affetti e l’intimità mentre rifiutavano i grandi ideali e l’impegno nella vita reale. Contrapponendosi pertanto al superanimalismo del Dainunzio, i crepuscoladri sognavano una vita semplice e una felicità quieta e modesta.
Guido Gazzano incarna perfettamente questo ripiegare malinconico su se stessi: lui, come tutti gli altri esemplari della sua specie, era inizialmente abbagliato dagli scintillii ingannevoli della vita, dalla bellezza delle cose frivole, dall’estetica fine a se stessa. Seguendo la sua natura di gazza ladra desiderava impossessarsi di queste cose a tutti i costi, anche illecitamente. Ma scoperto e imprigionato, in gabbia ne comprese la vanità e, scontata la pena, preferì in seguito una vita appartata, ombrosa e tranquilla.
Il suo componimento di maggior successo, e forse il più celebre di tutto il Crepuscoladrismo è “La Signorina Felina, ovvero la Felicità” ove il Gazzano riesce a condensare tutti i temi principali del movimento letterario. La signorina Felina è un poemetto narrativo in sestine di endecasillabi strutturato in otto parti che tratta di una vicenda molto semplice e frutto della routine quotidiana tipica della savana: l’infatuazione di un avvoltoio, in cui il Gazzano si identifica, per una leonessa, che rappresenta la Felicità. Il significato del poema è che la gioia consiste nel non avere grandi aspirazioni nella vita, proprio come fa un avvoltoio che si sa accontentare degli scarti, delle carcasse che a lui lascia la felina predatrice. Per via della lunghezza del poema, riportiamo di seguito solo quattro sestine, tratte rispettivamente dall’inizio, dal centro e dalla fine del poema, poiché riescono comunque ad enucleare il senso intero del componimento.

Signorina Felina, a quest’ora
scende la sera in un tramonto antico,
nella savana e nel mio cuore amico
scende il ricordo ed io rivedo ancora
la forma tua che agguanta e poi divora
gazzelle, gnu, chiunque è tuo nemico.
 
Sei quasi brusca, priva di lusinga
nelle tue fauci grondare il sangue suole
che poi rimuovi con un colpo di lingua
ma una carcassa splende sotto il sole,
la lasci lì, che sfami le mie gole
unico amor d’una vita raminga.
 
Sentendo questa fame e sofferenza
chiudevo gli occhi nei digiuni grevi
ma li riaprivo quando tu ruggivi
ed ecco rifioriva la speranza.
Giungevo prima io dei ghigni brevi
di ogni iena che ridendo avanza.
 
Tu avvisi me, famelico è il tuo cantico,
dal cielo scendo a prendere il tuo dono
mi illudo d’esser retto e un po’ dimentico
che sono un avvoltoio e non son buono
la morte poi rivela il senso autentico
di ciò che fingo d’ essere e non sono

 

___
Leggi le puntate precedenti

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'