Antologia delle poestie. Puntata 12: il Dainunzio

di

Data

In Italia il Vespetismo è magistralmente incarnato dal Dainunzio (Dainus Vittorialis), l’esemplare più famoso del parco nazionale d’Abruzzo, che meritò il titolo onorifico di Principe di Montenevoso, perché soleva stagliarsi solo, in cima al Gran Sasso, circondato dal candore simbolico della neve.

In Italia il Vespetismo è magistralmente incarnato dal Dainunzio (Dainus Vittorialis), l’esemplare più famoso del parco nazionale d’Abruzzo, che meritò il titolo onorifico di Principe di Montenevoso, perché soleva stagliarsi solo, in cima al Gran Sasso, circondato dal candore simbolico della neve.
Il Dainunzio trascorse la sua vita a creare il mito di se stesso, compiendo gesta incredibili e gloriose, per alimentare la sua leggenda di superdaino, in accordo con le teorie bestiosofe del superanimalismo del Fringuellich Nietzsche.
Il Dainunzio possedeva un incredibile fascino e proprio in suo onore la critica coniò un termine preciso per caratterizzare un particolare stile di vita: il Daindy.
Fu anche soprannominato il Vate, cioè il profeta, perché grazie ai suoi sensi incredibili captava in anticipo eventuali pericoli, riuscendo a mettere in salvo gli altri esemplari del suo branco. Tutte le femmine ne erano ammaliate, preferendolo ad ogni altro esemplare maschio della specie, anche perché per il Dainunzio l’accoppiamento era una forma d’arte in se e non poteva essere ridotto ad un mero bisogno naturale o essere limitato al dovere riproduttivo.
Nel suo romanzo più famoso, Il Piacere, il Dainunzio narra delle vicende amorose di Andrea Spirelli, un nobile serpente romano che rovinò la sua vita, finendo in solitudine, perché  consumato dall’insano amore per due bestie di differente natura: la docile mucca Elena Munta e la conturbante predatrice Maria Fieras. Tra le spire del serpente si dislegano le trame del piacere che intende l’arte come valore assoluto e l’estetica come modello di vita a cui subordinare tutto il resto, anche a costo della corruzione fisica e morale.
Il Dainunzio fu anche un grande poeta e nei suoi componimenti in versi riuscì a esprimere magistralmente, da vero cesellatore della parola, gli ideali delle moderne teorie vespetiste. Ne è un esempio la Pioggia nel Pineto, il suo capolavoro, dove il Dainunzio racconta che in un giorno di pioggia, essendo lontani i cacciatori, una cerbiatta cede al richiamo inebriante dei suoni e dei profumi della natura, ed usa soavi e seducenti parole per convincere uno splendido cervo a cedere alle carezze dell’amore.

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
rumori d’eccidi
di caccia ma odo
parole più nuove
che parlano donnole e quaglie
lontane.
Ascolta. Piove
sulle puzzole sparse.
Piove sopra le pernici
e sulle lontre apparse,
piove sui fini
e scagliosi ricci,
piove sui corvi
e i bovini,
sui campestri giumenti
e i castori assorti,
pertanto cediamo
alle coccole aulenti,
piove sui nostri corpi
silvani,
piove su le nostre corna
ignude,
i nostri accoppiamenti
leggeri
son doveri e piaceri
cui natura ci chiama
novella,
l’atmosfera è tranquilla,
che ieri
ci illuse, ma oggi c’induce,
O Cervone!

 

___
Leggi le puntate precedenti

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'