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Marcio Man

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Claudio Marcio era molto ricco e puzzava molto. Non era stato sempre così. Non sempre era stato ricco, ma da sempre puzzava molto. Per la precisione era diventato molto ricco proprio perché puzzava molto.

Claudio Marcio era molto ricco e puzzava molto. Non era stato sempre così. Non sempre era stato ricco, ma da sempre puzzava molto. Per la precisione era diventato molto ricco proprio perché puzzava molto. I suoi genitori se ne accorsero presto. Già in sala parto, non appena saltò fuori dal ventre materno il tanfo fu tale che, oltre al padre, svennero due infermiere. Il giorno seguente il fetore si fece insopportabile. Così, nonostante il parto cesareo e in barba ad ogni protocollo medico, la mamma e il bambino furono dimessi a meno di ventiquattro ore dalla nascita. Su segnalazione delle altre puerpere l’intero reparto di ostetricia dell’ospedale subì un’ispezione della ASL di zona. Una volta a casa, iniziò l’inferno per i condomini della residenza Sei Pini, il paradiso per giovani coppie dove i signori Marcio avevano appena acquistato il loro nido d’amore. Dopo poco tempo, tuttavia, per le continue proteste la famiglia Marcio fu costretta a traslocare al mare dove l’intensa ventilazione e l’isolamento invernale consentirono al piccolo Claudio di vivere qualche anno in un’apparente normalità. I genitori lo amavano molto, ma almeno un paio di volte al giorno, vomitavano. Quando iniziò ad avvicinarsi il momento di mandarlo scuola i signori Marcio fecero più assidue le visite al pediatra, su consiglio del quale si rivolsero a dermatologi ed endocrinologi di fama mondiale. Ma anche il peregrinare tra luminari e specialisti non produsse risultati. Disperati, pensarono addirittura di proporre ad alcune università il piccolo come cavia, nella speranza di avviare un percorso di ricerca. In quel caso la perenne mancanza di fondi pubblici per la ricerca si rivelò una fortuna, facendoli desistere dall’intento. Qualche anno più tardi, tuttavia, tornarono alla carica con Telethon, per inserire il Morbo di Marcio direttamente tra le malattie rare. Nonostante tutto, però, il piccolo Claudio continuò a crescere e la gamma di odori sgradevoli ad arricchirsi di nuovi olezzi.
Per fortuna c’era la scuola. Claudio era uno studente modello. Nessuno lo chiamava alle feste, non poteva andare al cinema e, per evitare di sudare, non poteva fare sport. Quindi studiava molto. Ma non era facile. Dovette cambiare molte scuole e sopportare ogni tipo di umiliazione. Un giorno trovò la sua intera classe con le mascherine antigas. La professoressa Tinti, un’idealista alle soglie della pensione, inorridita si ribellò violentemente alla provocazione di quei ragazzi ignoranti e insensibili. Poi vomitò.
Claudio sopportava con pazienza le vessazioni quotidiane e provava comunque a fasi volere bene. Durante i compiti in classe era sempre generoso e disponibile con tutti. Ma il giorno in cui fu accolto dall’intera scolaresca con il coro “Marcio Marcio Man” sulle note di una quasi omonima canzone dei Village People, non ne poté più e lasciò definitivamente la scuola.
Più o meno nello stesso periodo, per poco più di un mese, gli odori emessi dal suo corpo concessero una strana requie. Non era guarito, si trattava solo di un’illusione. Il tanfo continuava ad essere nell’aria, soltanto nessuno lo recepiva a livello olfattivo. Insomma il rapporto era più o meno quello esistente tra suono e ultrasuono. L’ultrapuzza agiva sul sistema nervoso centrale, provocando nelle vittime uno stato di immotivata euforia. Proprio durante quel mese, nella sala d’attesa del suo dermatologo conobbe Concita, una ragazza calabrese con problemi di ipertricosi e sudorazione acida. Claudio non aveva mai parlato con una ragazza. Si emozionò e sudò molto. Concita non si era mai sentita così euforica e pensò fosse amore. In realtà era sotto l’effetto dell’ultrapuzza. Lo stesso dermatologo, quel pomeriggio, lasciò la moglie e mise in cinta la sua segretaria. Poi si ricordò che la sua segretaria era già sua moglie.
I due ragazzi si fidanzarono e Claudio sognò che potesse durare per sempre. Quell’incanto inatteso, invece, dopo un mese se ne andò come era arrivato. Senza motivo, come l’euforia che produceva. Fu l’amore? La liberazione dalla scuola? Nessuno lo seppe mai. Gli ormoni di Claudio ripresero a pompare impetuosi e il tanfo tornò ad annunciarne l’arrivo da centinaia di metri. Di lì a poco Concita, ridotta una larva per il continuo vomitare, lo mollò. “Anche tu sei maleodorante” le disse Claudio singhiozzando disperato. Per il dispiacere le sue ascelle quasi la uccisero.
Si chiuse ancora di più in sé stesso e l’isolamento divenne ancora più amaro.
Preparò la maturità da privatista e sostenne l’esame per corrispondenza. Non sopportava più di vedere la gente vomitare. Fu promosso a pieni voti e si iscrisse all’università. Scelse agraria, per garantirsi un futuro all’aria aperta.

Nello stesso periodo dovette presentarsi al distretto per la visita militare. Allora c’era la leva obbligatoria e non si scherzava. Solo spogliandosi, riuscì a far riformare senza indugi cinque ragazzi lievemente asmatici. Tre medici si rifiutarono di fare il classico esame rettale. Obiezione di flatulenza, la definirono. Quel giorno le visite vennero interrotte. Fatto rapidamente rivestire fu segnalato alle forze dell’ordine che individuate le potenzialità fuori dal comune lo arruolarono nei Carabinieri. In breve si trovò ad essere usato nelle manifestazioni di piazza per disperdere la folla. Divenne una celebrità. Un’arma, bianca, di distruzione di massa. Di fatto, il suo intervento contribuì a rasserenare gli animi di tutte le frange estremiste del paese. Fu insignito di molti onorificenze. Alla prima delle numerose premiazioni, di fronte ai vertici del paese, la ministra gli si avvicinò per appuntargli personalmente la medaglia, con lo sguardo fiero e contrito di chi aborre ogni discriminazione. Poi si girò di lato e lentamente, con lo stesso sguardo contrito, vomitò la colazione. In segno di ossequio, buona parte dello Stato Maggiore delle forze Armate fece altrettanto. Le premiazioni pubbliche si fermarono lì, ma non i riconoscimenti. Anche perché la sua fama aveva valicato i confini e soprattutto l’oceano. Alcune sue permanenze prolungate nei paesi dell’est alla fine degli anni ‘80 coincisero con improvvise svolte politiche. Nel dicembre dell’89, dopo il suo capolavoro a Berlino, conscio del proprio potere negoziale diede le dimissioni ed iniziò a farsi chiamare dalle Agenzie alla bisogna come consulente per la Sicurezza. Avrebbe guadagnato di più e avrebbe avuto maggior tempo da dedicare ai suoi studi.
Infatti nel frattempo il percorso accademico era decollato. Dopo il primo esame aveva appurato la forza dirompente del conato! Sfruttò ovunque il ribrezzo che provocava la sua presenza per perseguire i suoi obiettivi. Non si fermò alla laurea, ma proseguì con dottorati, ricerca e concorsi. Agiva la stessa determinazione che usava quando operava con i reparti speciali. Si rendeva invisibile e stordiva tutti.
Otteneva l’inserimento in un gruppo di lavoro per un progetto di ricerca e in poche settimane si trovava a procedere da solo, usufruendo dell’intero assegno destinato anche agli altri ricercatori, alcuni dei quali per la lunga esposizione al tanfo non ritrovarono più lucidità.
Ma la solitudine e l’emarginazione lo tormentavano. Era un giovane uomo volitivo, intelligente e con un brillante futuro davanti. Da anni si manteneva agli studi mentre i suoi coetanei bighellonavano per il mondo con i soldi dei genitori. Aveva salvato democrazie, garantito ordine e sviluppo a popoli oppressi. Ma quegli inetti dei suoi coetanei collezionavano viaggi, amicizie, amori, divertimento e soprattutto sesso. Claudio, invece l’eroe e pluridecorato Claudio Marcio si ritrovava sempre solo a combattere quel continuo, imponente tra l’altro, richiamo all’altezza del pube. A cosa gli serviva, si domandava, tanta natura? Era un flagello nel flagello. Soprattutto per un giovane profondamente religioso e retto che non amava cedere all’autocompiacimento. Tanto si era fatta insopportabile la continua pulsione che riteneva l’intensità del desiderio proporzionale alle dimensioni del sesso. Nel corso delle sue frequentazioni militari si era trovato tra le mani certi giornaletti. Allora aveva capito di essere un ragazzo fortunato. Ma allora, non sarebbe stato meglio un affare più contenuto? Che se ne faceva di quello scherzo tra le gambe? Cosa aveva fatto di male? Non avrebbe fatto più comodo a qualcuno che avesse una vita sociale? Che non camminasse inseguito da una scia di vomito? Non sapeva più che pensare e soprattutto non aveva qualcuno con cui parlarne. Così un giorno per quei desideri impuri e pieni di sconforto decise di confessarsi. Non entrava in chiesa da anni. Il parroco già ai tempi della prima comunione aveva procurato ai genitori una dispensa. Per la salvaguardia delle vocazioni, c’era scritto.
Ma era l’alba, l’ora giusta e la chiesa molto grande.
La luce sul confessionale era rossa. Claudio andò diretto, badò che non ci fosse nessuno dall’altro lato, si inginocchiò, si fece il segno della croce.
Quando lo spioncino si aprì la voce dall’interno disse:
“Nel nome del padre del figlio e dello Spir… uaaaaaahh…”.
Quando il prete smise di vomitare, Claudio era già uscito dalla chiesa.
Tornò in fretta a casa dove si rifugiò sconfortato, abbattuto, scoraggiato. Non uscì per giorni. Rimase quasi senza mangiare, e non smetteva di piangere. Durante una di quelle giornate amare, però, si ritrovò in balcone a versare le sue lacrime nel vaso di un glicine stroncato da una prolungata gelata invernale. Ma dopo una settimana, incredibilmente, quel glicine riprese vigore e in breve tempo tornò a fiorire. Da esperto agronomo non poteva credere al miracolo. Ripercorse gli eventi ed analizzò il fatto, arrivando così alla scoperta che cambiò la sua vita e non solo.
Egli stesso, con il suo odore e le sue secrezioni era un fertilizzante potentissimo. Così brevettò il prodotto che rivoluzionò l’agricoltura mondiale: le sue lacrime. A seguire, protesse con brevetti mondiali anche la sua saliva e ogni altro tipo di secrezione. Le più grandi aziende chimiche e farmaceutiche del mondo, invano, provarono a riprodurre quei prodotti miracolosi. Ma egli solo conosceva il segreto e in poco tempo si trovò ad essere straricco. Fondò un’azienda e ne stabilì la sede a Trieste, confidando nella bora e nell’odore del caffè. Si recava in ufficio solo di notte quando non c’era nessuno. Firmava quello che doveva, curava nuovi esperimenti e lasciava qualche provetta per analizzare le ultime novità. Lacrime, sputacchi, muco. Tutti prodotti di stagione.
Ma non era felice. Non aveva amici. I genitori anziani e lontani. Ogni tanto pensava con nostalgia a quel breve periodo e rimpiangeva quel mese dell’ultrapuzza. Quando seppe che Concita si era sposata pianse amaramente per parecchi giorni. E i ricavi in quel periodo s’impennarono.
Si era ritirato in un castello su un promontorio isolato e ventoso dove dormiva con le finestre aperte e riusciva a non avere contatti con il prossimo.
Tra gli uomini più ricchi del mondo, era di certo il più solo.
Questo evidentemente dispiaceva anche ai suoi collaboratori. Tanto che una notte una mano anonima lasciò sulla sua scrivania un volantino di un’agenzia per escort. Niente di più lontano dai suoi principi.
Ma l’idea gli restò in testa come un tarlo. Tra gli uomini più ricchi del mondo certamente era l’unico ancora vergine. Così una sera, nel periodo delle feste natalizie, guardando le luci della città illuminata e pensando alle famiglie unite nelle case, agli amici che si ritrovavano e ai bambini che scartavano i regali sotto l’albero, il suo isolamento gli sembrò più atroce del solito. Chiamò il suo collaboratore più fidato e gli spiegò cosa desiderava. Iniziò così una serie di incontri conoscitivi. Non era interessato al viso delle ragazze ma al corpo, dato che le sue amiche avrebbero indossato solo biancheria intima e maschere antigas. Alla fine decise di affidarsi alle cure di Marta una bellissima vedova di Aquileia che arrotondava per mantenere un figlio piccolo. Tra loro nacque anche un certo affetto e reciproca fiducia. Fu un periodo bellissimo. Marta era felice di dedicarsi ad un cliente soltanto e per giunta tanto ricco, gentile e… fortunato. Ormai possedeva una collezione di maschere antigas di grande valore. Claudio, dal canto suo, in quei mesi di incontri cercò di rimettersi in pari con decenni di astinenza. Diede sfogo a tutte le sue fantasie, o quasi. Gli restava infatti inappagata la curiosità per i tanto decantati pompini. Ma quando una sera Marta, con generosità, provò a togliersi la maschera per accontentarlo, Accadde la tragedia. Le convulsioni iniziarono subito e in breve la donna perse i sensi. Marta sembrava morta. Claudio, nudo e ancora nel pieno dell’erezione, venne preso dal panico.
Non a quella povera donna. Non ora che l’affetto si stava tramutando in qualcosa di diverso! Con uno specchietto vide che respirava ancora ma era pallidissima e non accennava a riprendersi. Le avrebbe dovuto rimettere la maschera? Cercò i sali in casa, rovistò tutto alla ricerca di un rimedio. Pensò di chiamare aiuto ma, nonostante lo spavento, la sua rigidità non accennava a placarsi. Bisognava evitare lo scandalo non poteva finire sui giornali per una cosa del genere. Cosa avrebbero pensato i suoi anziani genitori? Ma non poteva permettersi di lasciarla in quello stato e ci doveva pensare da solo. Doveva uscire per trovare l’occorrente. Era ancora il tardo pomeriggio, avrebbe trovato tanta gente per strada, ma la situazione non ammetteva titubanze. Meglio il conato di qualche estraneo che Marta in quello stato. Provò a rivestirsi ma l’affare, lì in mezzo, non accennava a tornare nei ranghi. Non restava altra soluzione. Si coprì con un mantello e uscì dal castello. Montò su uno scooter e si precipitò in città in cerca di una farmacia, ma proprio quando imboccò il viale principale vide la grande profumeria, la più grande della città cheer ancora aperta. Anche lì, di certo, avrebbe trovato i sali. Entrò trafelato e, senza indugi, avanzò in direzione della cassiera per chiedere i sali. La signora, stordita dalla folata improvvisa di miasma e allarmata dal bozzo sospetto sotto al già insolito mantello, lanciò un urlo. Dalla fila parallela di scaffali allora saltò fuori un vigilante che fece scarrellare l’arma e gli intimò l’alt:
“Fermo o sparo!”
“Attento Paolo, è armato!” lo mise in guardia la cassiera.
“No, non è vero! – ribatté Claudio – ho bisogno dei sal…”
“Butta l’arma e mani in alto!” urlò ancora la guardia giurata.
“Non posso!”
“Ho detto butta l’arma!”
A quel punto Claudio ritenne fosse meglio fare un passo indietro, ma nel girarsi calcolò male lo spazio urtando il suo sesso contro lo scaffale dietro al quale la guardia giurata gli puntava la pistola.
Sarà stata la tensione o lo stordimento per la puzza terrificante, ma il vigilante confuse quel tonfo sordo per un gesto ostile e fece fuoco. Una, due, tre volte!
Due proiettili colpirono Claudio in pieno petto, scaraventandolo qualche metro indietro.
Nel silenzio che seguì cassiera e vigilante diedero l’allarme e si misero in fuga dalla puzza.
Dopo qualche ora, esalato il tanfo, le forze dell’ordine finalmente poterono entrare con i medici legali per le rilevazioni del caso. Il corpo esanime di Claudio Marcio fu rinvenuto nudo, supino, con le braccia larghe, adagiato sul suo mantello aperto.
Nonostante il tempo trascorso era ancora fin troppo evidente che non fosse armato. Prodigioso Marcio!

Nessuno, però, fu in grado di chiarire se il lieve sorriso che sembrava stampato sul suo viso fosse dovuto a quella mastodontica, sempiterna, erezione o al destino beffardo, che indirizzò il terzo proiettile verso una confezione magnum di Chanel n° 5 rovesciandone l’intero contenuto sul corpo morente del povero Claudio.

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