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Antologia delle poestie. Puntata 8: il Ruminanticismo

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Nell’Orsocento assistiamo al diffondersi di un movimento culturale, artistico e letterario che nega la Ragione di Natura dell’Illucciolismo, in quanto inadatta a spiegare la totalità del mondo e della realtà, a favore di un’esplorazione irrazionale ed innaturale delle cose,

Nell’Orsocento assistiamo al diffondersi di un movimento culturale, artistico e letterario che nega la Ragione di Natura dell’Illucciolismo, in quanto inadatta a spiegare la totalità del mondo e della realtà, a favore di un’esplorazione irrazionale ed innaturale delle cose, esaltando i sentimenti, la follia e il sogno. Questa corrente letteraria prende il nome di Ruminanticismo in quanto le Poestie del periodo rimuginano costantemente su tutto quanto le circonda, soffermandosi in particolare sul dolore, l’ingiustizia e la ferocia che dalla natura stessa derivano.

Il primo grande esponente del Ruminanticismo italiano che è doveroso menzionare in questa antologia è Il Manzoni (Boves Bifrontes), un immenso bue a due teste, rispettivamente di nome Al e Sandro. Il Manzoni risiede fisso, da più di due secoli, su un ramo del lago di Como e il genere letterario che più gli si addice è invero la prosa: rimane infatti celebre a tutto il mondo il romanzo istrionico “I Ruminanti Sposi”, nel quale Al e Sandro affrontano sapientemente il tema dell’amore, del matrimonio e delle difficoltà insite in un rapporto di coppia, rendendo universale la personale difficoltà di condividere per sempre e costantemente la vita con quella della metà che il fato ci ha assegnato. Tuttavia, di tanto in tanto, Il Manzoni si è dilettato a comporre poesie, con l’unico scopo di trasformare in erbivore tutte le specie carnivore del pianeta. La poesia più celebre si intitola “Il 5 Mangio”, di cui riportiamo di seguito l’inizio:

Il 5 mangio!
Ei fu. Braciola immobile,
o lonza di porcellino,
stette la coscia immemore
di pollo e di agnellino,
così, percossa e attonita,
la mucca il latte dà,
munta! Pensando che l’ultima
brace sarà fatale,
né sa quando una simile
forma di primo sale
dal suo scremato latte
formaggio diverrà.

 

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