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Antologia delle Poestie. Puntata 7: l’Illucciolismo

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Il Serpecento è un secolo di grandi trasformazioni, dovuto soprattutto alla Rivoluzione di Indipendenza Animale: gli animali assumono finalmente coscienza del proprio valore e della propria importanza e, soprattutto,

Il Serpecento è un secolo di grandi trasformazioni, dovuto soprattutto alla Rivoluzione di Indipendenza Animale: gli animali assumono finalmente coscienza del proprio valore e della propria importanza e, soprattutto, della reale ed effettiva dipendenza dell’essere umano nei confronti dei loro servigi per la produzione economica, in particolare nel settore agricolo. Stanchi di essere sfruttati, gli animali dichiarano la loro indipendenza, e fu per tale motivo quindi, checché ne dica la storiografia ufficiale, che in tutta Europa si verificò la cosiddetta Rivoluzione Industriale: Gli esseri umani furono costretti ad inventare e diffondere un nuovo modello di produzione delle merci, basato sull’uso dei macchinari in sostituzione degli animali, in tutte le attività produttive che, prima della rivolta e della dichiarazione di indipendenza, si basavano sul loro sfruttamento. Fieri del raggiungimento di tale traguardo, le bestie illuminate iniziano a diffondere il concetto filosofico dell’ Illucciolismo: la natura è la luce che si apre nel buio della ragione umana, contrapponendo la libera espressione naturale all’oscurantismo della sottomissione al predominio assoluto della ragione nella catena alimentare.

La Poestia più celebre dell’Illucciolismo è la Foscolopendra (Pochi pedis), un chilopode cingolato appartenente alla famiglia dei centopiedi, che, in nome della piena conoscenza della propria natura, decise un bel giorno di contarsi effettivamente tutte le zampe, scoprendo con orrore di possederne solo 46! Da quel giorno iniziò a vergognarsi di se stessa, consapevole di essersi appropriata di un titolo che non meritava. Iniziò così a nascondersi, divenuta insofferente alla luce solare che ne rivelava l’impostura, costringendo se stessa a risiedere in posti sempre ombrosi e quasi completamente bui. Questo le ha provocato, come effetto collaterale, una vera e propria ossessione per la morte e l’oblio. Rimangono celebri il suo Dei Serpolcri, ed il romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ostrichis”, dove narra il suicidio di un’ostrica, triste per non essere mai riuscita a produrre una perla. Fonte d’ispirazione diretta per quest’opera è stato I Dolori del Giovane Inwerther, pietra miliare dello Sturm Und Drang d’oltralpe, dove veniva similmente narrato il dolore struggente, purtroppo fin troppo noto alla Foscolopendra, di un povero verme che avrebbe tanto desiderato, nella sua miserabile e strisciante vita, possedere una colonna vertebrale.

La sofferenza originata dalla conoscenza nuda e cruda della verità naturale, fa della Foscolopendra il punto di congiunzione con il secolo successivo, di cui sono emblematici i versi di un suo splendido sonetto, nel quale viene espresso tutto il dolore per le zampe mai avute:

Alle Zampe

Né più mai conterò le cento gambe
su cui il mio mito inverecondo nacque,
Natura mia! Che riveli le strambe
realtà del vér, che ogni verme tacque.
Cenere son le credenze infeconde,
senza sorriso il mio corpo al fin giacque,
poiché il numero vér non corrisponde
alla fama che a tutti assai piacque.
Cento pedali, ma di diverso miglio,
per cui bella di fama e di sventura
vorrei che la menzogna mia finisse.
E null’altro avrò che un nascondiglio,
o bugiarda mia specie, cui prescrisse
il fato illimitata calzatura.

 

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