Vita da backpaker: intervista a Gianluca Orlandi

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Alzi la mano chi non ha mai sentito il bisogno almeno per una volta, di lasciare doveri, regole e certezze pesanti per sentirsi liberi.

Sono le 6 e la mia giornata in ufficio non è ancora finita. Navigo online e digito la parola “backpaker”, comunemente usata per definire colui che viaggia in giro per il mondo con uno zaino in spalla, libero da ogni costrizione mentale e sociale.
Alzi la mano chi non ha mai sentito il bisogno almeno per una volta, di lasciare doveri, regole e certezze pesanti per sentirsi liberi. Ebbene c’è chi questo “pensiero” l’ha trasformato in fatti concreti.

 

Si chiama Gianluca Orlandi, viene da Como, e dal 2013 viaggia con solo un bagaglio a mano cambiando città appena ne sente il bisogno. Gianluca è uno dei quelle persone che ha avuto il coraggio di lasciare il certo per l’incerto, comprando un biglietto di solo andata ed è diventato un cittadino del mondo o come si definisce lui un “nomade digitale”.

Decido di contattarlo per capire meglio cosa c’è dietro a questa voglia di evasione e com’ è possibile “sopravvivere” in giro per il mondo senza punti fermi.

Quante volte ci siamo detti «Vorrei mollare tutto e partire», tu ci sei riuscito davvero, com’ è iniziata la tua voglia di girare il mondo e perché la scelta di viaggiare da solo?

Ho iniziato il mio percorso con alcune esperienze all’estero, prima in Spagna e poi senza dubbio quella più importante qualche anno dopo a Londra. Avevo voglia di fare nuove esperienze, imparare una nuova lingua e mettermi in gioco in paesi dove non avevo nessun contatto; ripartire da zero in nuovi paesi mi ha dato la giusta dose di “follia” per poi decidere di intraprendere un nuovo viaggio.

Come organizzi il tuo viaggio: meta, durata, alloggi, spostamenti, e come riesci a gestire le tue risorse economiche?

Solitamente prenoto un biglietto di sola andata per un paese dove vorrei fermarmi per un po’ di tempo, o dove trovo buone offerte di voli e biglietti aerei, la durata dipende dalle sensazioni che provo in un luogo, se sto bene prolungo la mia permanenza, altrimenti passo alla città o nazione seguente. Per quanto riguarda l’alloggio, prenoto un appartamento, hotel o ostello per i primi giorni poi cerco direttamente sul posto una soluzione a lungo termine nel caso in cui decida di fermarmi più del previsto. Riesco a gestirmi economicamente perchè posso portare con me il mio lavoro, dedicando del tempo alla mia professione e alla scoperta del luogo in cui mi trovo.

Curiosando nel tuo sito ho scoperto che lavori nel web, hai scritto 3 libri, gestisci diversi blog, cosa significa per te essere un “Nomade Digitale”?

Essere un Nomade Digitale per quanto mi riguarda significa semplicemente avere la libertà di vivere in qualsiasi parte del mondo, senza essere legati ad un solo luogo fisico o un posto di lavoro fisso, e potersi portare con se la propria professione.

Grazie ai libri che ho scritto (www.gianlucaorlandi.io/libri), ai 3 siti web che gestisco (www.viaggiaregratis.euwww.bagaglioamano.iowww.cambiarevita.eu) e alcuni servizi di web marketing che offro, posso continuare il mio personale viaggio in giro per il mondo senza preoccuparmi di ferie o di dover lavorare dalle 8 alle 5 dal lunedì al venerdì. Questo non significa che lavoro meno ma semplicemente che ho la libertà di lavorare dove, come e quando ritengo più opportuno. Spesso mi capita di caricare il mio laptop nello zaino, prendere un aereo, arrivare in una nuova città e nel giro di poche ore mettermi di nuovo al lavoro senza interrompere la mia attività. Questo è il concetto fondamentale che ruota attorno al nomadismo digitale, un nuovo stile di vita che sto sperimentando da tempo e che, anche se può sembrare folle e fuori dalle righe, è probabilmente quello che più rispecchia la mia voglia di cambiamento e di libertà.

Ti è mai capitato di sentirti solo o in pericolo durante un viaggio?

Ho visitato alcuni luoghi meno sicuri di altri senza dubbio, e la solitudine è un sentimento comune soprattutto quando si è lontani da casa, inteso come luogo dove sono nato e cresciuto e dove ho ancora moltissimi amici e ovviamente la mia famiglia. Ma con Skype o Facebook, posso sempre stare in contatto con i miei cari, ed eventualmente prenotare un volo per tornare a visitarli quando ne sento il bisogno.

Negli anni avrai visitato un sacco di posti e visto di tutto, qual’è stata l’esperienza più bella e quale quella più brutta?

Senza dubbio quando ho partecipato ad un matrimonio in Messico dopo aver conosciuto alcuni ragazzi durante il mio viaggio in solitaria in questo bellissimo paese, e qualche giorno dopo mi sono ritrovato a Las Vegas, per festeggiare un altro matrimonio, questa volta di amici. Tra le esperienze negative invece, sempre durante lo stesso viaggio in Messico, quando sono stato male per qualche giorno dopo aver bevuto acqua dal rubinetto; mi raccomando non fatelo mai, se avete in programma un viaggio da quelle parti!

 

Cosa non può mancare nel tuo zaino?

Il mio laptop per poter continuare il mio lavoro online da qualsiasi parte del mondo.

Quando sei di ritorno da un viaggio quali sono i tuoi pensieri e cosa provi?

Felicità, per aver avuto la possibilità di visitare luoghi che qualche anno prima solo sognavo, e voglia di ripartire per una nuova avventura.

C’è una canzone dei Talking Heads (This must be the place) che recita: “Home, is where I want to be”(= Casa, è dove voglio essere): il concetto di “casa” per un Nomade Digitale che valore assume?

Bellissima canzone! Mi capita spesso di ascoltarla e ad essere sincero il concetto di casa non è facile da assimilare quando si decide di intraprendere uno stile di vita “nomade”. Negli ultimi anni ho cambiato talmente tante città e paesi che sono rimasto legato a diverse nazioni in giro per il mondo. Ora posso chiamare casa, città come Londra, Bangkok, Playa del Carmen, Città del Messico e Bogotà. Mi piace definirmi cittadino del mondo e la mia casa è il luogo dove sto bene in un determinato periodo della mia vita.

Come immagini la tua vita tra 10 anni: su un’isola nel Pacifico non ancora scoperta dall’uomo o un weekend al mare in famiglia?

Non sono un amante delle isole in mezzo al mare, se devo decidere tra le due opzioni senza dubbio sceglierei una grande città, una capitale dove poter vivere e chissà, magari fermarmi più tempo del previsto e cominciare a pensare ad una famiglia.

Sono le 7 e 30 e sono ancora in ufficio. Spengo il computer e mi preparo per tornare finalmente a casa. Immagino Gianluca che in un bar sulla spiaggia, a Playa del Carmen, porta avanti il suo lavoro, le ore passano veloci e il sole ricarica le sue energie. Non ha bisogno di tornare a casa, perché la sua casa è lì, dove vuole, quando vuole.

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