Ricorda che ognuno…

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Adoro la pioggia. Oggi però ce n’era veramente troppa. Sono zuppo e ho le scarpe inzaccherate. Prima di entrare in casa le pulisco sullo zerbino, in modo deciso; il fango si è seccato e fatica a staccarsi dalle suole.

Adoro la pioggia. Oggi però ce n’era veramente troppa. Sono zuppo e ho le scarpe inzaccherate. Prima di entrare in casa le pulisco sullo zerbino, in modo deciso; il fango si è seccato e fatica a staccarsi dalle suole.
“Si, si. Che sollievo! Proprio lì, nell’angolo in basso”.
Smetto di pulirmi i piedi e mi guardo intorno. Sono solo.
“No, no. Continua per favore.”
Lo zerbino ! La voce proviene da lì. E’ uno di quei tappetini con uno smile, dal diametro di una ventina di cm, e la scritta welcome in basso. La faccetta che sorride si muove mentre parla
“E’ fatta. – penso  – L’ultimo neurone, dopo ripetute sollecitazioni, ha ceduto.
“ Ti prego non smettere. Che prurito insopportabile. Odio l’estate. Poca pioggia poco fango. Così non ti servo più e mi metti da parte, in garage. E senza neanche lavarmi prima!
“Ormai la ragione è andata.” –  mi ripeto sottovoce – E’ solo un tappetino per pulirsi i piedi che recrimina. Che male c’è a farsi due chiacchiere. …eh già! Che male c’è”.
Faccio un passo indietro per non calpestare il mio interlocutore. Non so cosa dire. Come ci si rivolge a uno zerbino? Intanto gli do del tu e poi andiamo a braccio.
“Mi scuso per la pessima estate che dici d’aver trascorso. Pensavo ti facesse piacere non essere calpestato per un pò”.
“In linea teorica si. In pratica no, visto che non mi hai pulito prima di mettermi via.
L’unica mia compagnia – e qui la faccina sorride meno – è stata quella di un pezzo di cacca. Ti era rimasto attaccato sotto le suole. Ho passata un’estate veramente di merda “.
Diamine. Pure lo zerbino ironico mi doveva capitare.
“Quello però che mi disturba – riprese  – è che perseveri nella tua mancanza di rispetto per noi zerbini. Sotto il fango, quello di oggi, c’è ancora della cacca”.
“Hai ragione – mi difendo – ma da qualche tempo ho cambiato strada, faccio una scorciatoia. Non è proprio legale perchè attraverso una proprietà privata. E’ vero anche che c’è parecchia cacca e ci si sporca, ma poi si arriva prima”.
Ora sono stufo di giustificarmi con uno zerbino meglio mettere le cose in chiaro.
“E poi – continuo con una certa cattiveria – se mi sporco di cacca poi ci sei tu. Mi pulisco… e voilà: lindo e tinto come prima”.
Lo fisso negli occhi, quelli dello smile, sono curioso di sentire cosa risponde.
Rimane per un buon minuto in silenzio.
“Dunque. Vediamo se ho capito bene. Interrompimi se sbaglio qualcosa.
Tu infrangi la legge, violi una proprietà privata giusto? “
Faccio cenno di si e lui prosegue.
“E’ una scorciatoia per arrivare prima ma ti sporchi di cacca”.
Resto in silenzio e lui continua.
“E poi arrivi,  ti pulisci i piedi e sei “lindo e tinto” perchè hai lasciato la tua merda su qualcun altro, in questo caso uno zerbino”.
Capisco dove vuole arrivare, pure filosofo oltre che ironico. Non sono stupido, li faccia a qualcun’altro i suoi sermoni. Gli ricordo che al mondo ci sono zerbini, come lui, e gente che li usa, come me. Ci sono cacciatori, come me e prede. Lo smile ora ha un sorriso ironico, come a prendermi in giro. Mi fissa negli occhi e mi dice una sola frase, un detto, un proverbio zerbinesco.
Neanche lo ascolto, sarà la tipica frase da filosofo perdente. Me ne infischio ed entro in casa.
Una voce sgradevole mi accoglie, me n’ero dimenticato; oggi mia moglie non lavora, è rimasta a casa.
“Ah,seitornatoHaifattolaspesaSeistatodalcommercialistaSeistatoallapostaPuliscitiipiediSeiilsolito buonoanullaHaidimenticatoigiornaliSbrigatievieniincucinachedevipelarelepatate”.
Mentre chiudo la porta una voce dal basso sussurra ironicamente:
“Ricorda che ognuno è zerbino a qualcuno”.

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