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Piromani occasionali

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L’uomo con indosso la divisa dei vigili del fuoco somigliava vagamente a Enzo Cannavale. Poteva avere tra i cinquanta e i sessant’anni. Era grasso e molle. La giacca ignifuga si chiudeva a fatica sull’enorme pancia e gli faceva il respiro pesante.

L’uomo con indosso la divisa dei vigili del fuoco somigliava vagamente a Enzo Cannavale. Poteva avere tra i cinquanta e i sessant’anni. Era grasso e molle. La giacca ignifuga si chiudeva a fatica sull’enorme pancia e gli faceva il respiro pesante. Dopo essersi presentato ci disse con un marcato accento romano che ci avrebbe assistiti durante l’esame di primo livello. Mentre riassumeva la lezione provai a immaginarlo da giovane,  teso nell’atto eroico di salvare una donna da un palazzo in fiamme, fiero e rigido mentre puntava la pompa dell’idrante in direzione di un incendio. Mi sforzai di immaginarlo, ma riuscivo solo a  vedere il Cannavale attore che in quel film di De Crescenzo gira tutta Napoli in cerca di soldi per comprare fuochi d’artificio.
Nella stanza eravamo in venti. Venti persone stipate tutte in un casermone col tetto in alluminio senza aria condizionata adibito per l’occorrenza a sede d’esame. Faceva caldo. Il caldo di giugno alle due del pomeriggio, il caldo che rende liquido l’asfalto e i cervelli. In prima fila la donna mandata dalla casa di riposo seguiva con attenzione le parole del pompiere Cannavale sul triangolo della combustione. Prendeva ossessivamente appunti: combustibile, ossigeno e temperatura. Aveva degli occhiali con le lenti spesse, di quelle che ti fanno gli occhi piccoli come capocchie di spillo, che le scivolavano lungo il naso. In testa portava con disinvoltura un casco di capelli innaturali, biondo cenere, tenuti su presumibilmente da quintali di lacca extra forte:
la lacca è da considerarsi un materiale infiammabile di classe C appartenete alla categoria dei gas. È un gas contenuto in un apposito recipiente che lo mantiene sotto  pressione. Estremamente infiammabile. Non esporre il recipiente a temperature superiori a 50°C/ 122°F. Estinguente da usare in caso di incendio di classe C: polveri.
Di fronte a me, in seconda fila, il cuoco cingalese che sapeva di fritto e la cameriera ai piani ucraina bionda con la ricrescita erano poco interessati alla lezione. Il moro sfiorava la mano della bionda con la scusa di prendere una penna. La bionda sorrideva e si aggiustava una ciocca con la ricrescita vistosa dietro l’orecchio. Guardava il moro negli occhi poi scivolava con lo sguardo sui pantaloni di lui. Sorrise ancora e si morse il labbro. E’ un altro tipo di incendio quello che interessa a questi due. Lo si sentiva nell’aria. Cannavale non se ne accorgeva. Continuava faticosamente a parlare. Non vedeva le minuscole particelle luminose che aleggiavano sulle loro teste. È un incendio chimico. Di quelli che non si trovano sui manuali. Un triangolo senza un lato. Ormoni e feromoni impazziti che in poco tempo riempirono la stanza e che, se ulteriormente sollecitati, avrebbero dato vita ad una reazione deflagrante.
Il pompiere concluse la lezione. Aveva il fiato corto. Si asciugò la fronte piena di minuscole gocce di sudore. Si accasciò sulla sedia e fece un ultimo sforzo. “Allora signori ascoltatemi bene”  tirò fuori dalla borsa un foglio scritto su entrambi i lati “L’esame scritto è de trenta domande, venti de qua e dieci da startro lato del foglio: vero o falso e A-B-C. Come se risponde alle domande? Semplice, mettendo ‘na crocetta su a risposta esatta. Facciamo ‘n’esempio.” osservò per un po’ il foglio poi ci guardò. “Se pensate che… per esempio… a due, a cinque, a sette a dieci e le ultime cinque so false, mettete ‘na crocetta su F, capito?  False. Bene. Potete fa un massimo di dieci errori. Dopo lo scritto andrete di fuori a fa la prova pratica. Ricordateve come avete fatto la settimana scorsa durante il corso: il getto alla base delle fiamme. Seguite le regole, non fate de vostra iniziativa. Me raccomando, questi della commissione li conosco, so scojonati, se ve beccano a copià o a fa cose strane se ‘ncazzano e ve cacciano e io ci faccio ‘na brutta figura. Ci siamo capiti? Bene. L’esame inizia tra un’ora, andate a  mangia’ qualcosa, fumateve ‘na sigaretta ma mi raccomando non allontanatevi troppo.”
Il casermone della protezione civile sorgeva in mezzo al nulla. Su di una piccola collinetta da qualche parte a Tor Sapienza. L’unico edificio nelle vicinanze era un grosso supermercato Todis costruito ad uso e consumo del niente circostante. Sul lato destro le automobili correvano veloci su una diramazione del raccordo. La prima abitazione civile era a un paio di chilometri di distanza. Anche volendo non si andava da nessuna parte. Uscii dalla porta scorrevole in alluminio dopo aver preso una bottiglietta d’acqua dal distributore. La stanza era vuota. Restavano solo Cannavale intento a compilare dei moduli e la donna con gli occhiali spessi che era rimasta a studiare. Vedevo  la sua testa si muoversi da destra a sinistra. Consultava il manuale, rileggeva gli appunti, sottolineava e cancellava. Fuori venni investito con violenza dall’aria umida e bollente. Mi sentii mancare il respiro. La luce era fortissima, i miei occhi ci misero un po’ ad abituarsi allo spazio desertico e luminoso. Il cortile era enorme, piatto, completamente asfaltato. Non c’erano alberi o altre strutture verticali che potessero proiettare ombra. Il sole picchiava così forte che il catrame tremolava. Sentivo le scarpe di gomma diventare più calde ad ogni passo.  Gli strumenti per la prova pratica erano già stati sistemati in diverse zone. Il gruppo si era diviso in piccoli gruppetti. Mi avvicinai a quello vicino alla vasca colma di liquido infiammabile, un paio di loro mimavano gesti sessuali con la pompa dell’idrante in direzione delle donne, altri si esercitavano con l’estintore. Modalità d’uso: una volta afferrato l’estintore bisogna togliere la linguetta di sicurezza presente sulla valvola e premere con decisione la stessa per verificare che l’estintore sia pieno. Ci si avvicina poi con attenzione alla fonte dell’incendio e si punta la manichetta alla base delle fiamme. Il getto deve sempre essere direzionato alla base del focolaio agendo con un movimento ampio e a ventaglio.  Si procede fino a che il fuoco non è stato estinto.
L’aria calda era insopportabile. Sentivo la pelle bruciare. Presi la bottiglietta d’acqua e rovesciai quello che era rimasto sulla testa.  Mi vennero in mente le immagini del manuale: Capitolo quattro. Le ustioni.
Il primo trattamento delle ustioni è il raffreddamento della zona colpita. E’ necessario mettere la parte ustionata a contatto con acqua corrente fredda, almeno per cinque minuti. Se l’ustione è lieve (di primo grado) questo trattamento è sufficiente per risolvere la situazione. Se si è invece in presenza di ustioni più serie (di secondo e di terzo grado), dopo aver raffreddato la zona colpita con acqua è importante rivolgersi al più vicino Pronto Soccorso. Non bisogna in nessun caso applicare pomate, oli né ghiaccio: potrebbero peggiorare la situazione. L’unica cosa che si può usare è l’acqua fredda. In particolare sulle ustioni del viso un panno imbevuto di acqua fredda protegge organi delicati come gli occhi e minimizza eventuali lesioni.
Lasciai il gruppo e tornai dentro. Cannavale sonnecchiava su di una sedia dell’ultima fila mentre la donna con gli occhiali spessi ripeteva ad alta voce sfogliando il manuale.
“Guardi che alla fine è solo una formalità.” dissi avvicinandomi a lei. “L’istruttore ci ha praticamente detto tutte le risposte, verremo promossi tutti, non si preoccupi.” la donna smise di leggere e mi fissò come se l’avessi offesa. Se non fosse stato per le lenti i suoi occhi mi avrebbero bucato da una parte all’altra.
“ Io mi preoccupo invece, e dovresti farlo anche tu! La prevenzione è fondamentale. La prima causa di incendi è dovuta alla disattenzione delle persone, è scritto qui a pagina 26!”
“ Scusi se mi permetto ma che può succedere mai in una casa di riposo!”
“ Lei non li conosce perciò dice cosi” avvicinò lentamente la testa alla mia, a quella distanza riuscii a vedere il celeste pallido degli occhi. “Una volta uno di loro ha lasciato la carrozzina elettrica in carica tutta la notte. C’è stato un sovraccarico, per poco non saltava tutto. È suonato l’allarme e sono andati tutti nel panico, in molti si sono cagati addosso. E a chi è toccato ripulirli secondo te? Sono tremendi quelli, peggio dei ragazzini, bisogna avere mille occhi! Scusami adesso, ma mi manca da ripetere le vie di esodo…”
Lasciai la donna calcolare la distanza minima prevista dalla legge per le vie di fuga nei luoghi pubblici e tornai al mio posto. Lentamente la stanza si riempì di nuovo. Cannavale svegliato dalle voci ritornò infastidito alla cattedra. Ci misi un po’ prima di accorgermene. Mi guardai intorno ma non li vidi. Allungai la testa oltre la porta, verso il cortile. Tre persone chiacchieravano sull’uscio fumando l’ultima sigaretta. Quando rientrarono lasciarono scorrere la porta alle loro spalle. Fuori non rimase più nessuno. Alzai la testa al soffitto. Le particelle luminose che fino a poco fa impregnavano l’aria non c’erano più. Il moro e la bionda erano spariti.
La scatoletta di plastica rossa trasparente con su scritto allarme era posizionata sulla parete dietro la cattedra, in alto accanto all’orologio. Quando iniziò a suonare erano le quindici in punto. Il primo ad accorgersi delle fiamme fu un tizio che occupava il posto più vicino al bagno. Scattò in piedi puntando il dito in direzione della porta. Urlò che il bagno andava a fuoco, che le fiamme stavano uscendo da sotto la porta. Nel giro di pochi minuti furono scordate tutte le trentadue ore di corso teorico e pratico sulla prevenzione incendi. Ci fu il panico. Con uno sforzo sovrumano Cannavale si fece largo a fatica tra le sedie e si precipitò verso la porta urlando a tutti di stare calmi. Prese un estintore e si piazzò di fronte al bagno, fece indietreggiare tutti e aprì la porta spostandosi indietro a sua volta. Che l’incendio fosse strano lo vedemmo tutti. Le fiamme erano localizzate vicino al lavandino. Non si propagavano ne si espandevano. Partivano da terra e salivano ordinatamente lungo tutto lo specchio fino a raggiungere il soffitto. Una colonna dritta. Intorno alle fiamme piccolissime sfere luminose si agitavano velocemente e quando si scontravano creavano rapidissime esplosioni scintillanti. Quando Cannavale bestemmiò i morti di qualcuno mi accorsi delle due figure che si muovevano tra le fiamme. La bionda era completamente nuda. Seduta sul lavandino con le cosce aperte, si reggeva saldamente ai rubinetti. Di fronte a lei il moro aveva i pantaloni e le mutande calate. Si muoveva deciso spingendo avanti e indietro con la testa abbassata sui capezzoli di lei. Ogni volta che entrava nella bionda le fiamme intorno aumentavano di intensità.
“Ma li mortacci vostra! Ma che cazzo state a combinà!”
Cannavale si lanciò nella stanza, tirò via la linguetta di sicurezza e svuotò l estintore sui due. Il bagno si riempì tutto di una nebbia bianca e densa. Quando la polvere si posò a terra la situazione non era cambiata, le fiamme avvolgevano ancora i due. Dietro il pompiere la donna con gli occhiali spessi, taccuino alla mano, osservava e scriveva.
Appunto n.1. In caso di incendio passionale l’uso dell’estintore a polvere si rivela inutile.
Cananvale provò con l’acqua. Srotolò velocemente l’idrante e puntò la manichetta in direzione del fuoco. Anche questo fu inutile, le fiamme si facevano più intense. La donna con gli occhiali si accorse che era addirittura controproducente.
Appunto N.2. La vista della donna bagnata aumenta l’eccitazione dell’uomo che inizia a spingere con più foga e violenza. È sconsigliato quindi, per questi tipi di incendi, l ‘uso dell’acqua.
I due cambiarono posizione. Il moro afferrò la bionda per le cosce, la tirò giù e la girò. Lei si piegò lentamente sul lavandino, appoggio le mani allo specchio e allargò le gambe. Il moro tenendosi l’uccello con la mano entrò da dietro con un colpo secco. Le fiamme aumentarono.
“Ma dimme te se per farsi ‘na scopata sti due me mannano a foco tutto! Viè qua regazzì, provamo con la coperta.” Cannavale  mi afferrò per un braccio e mi mise tra le mani i lembi della coperta termica. Ci avvicinammo ai due e li coprimmo dalle spalle fino ai piedi.
“Se manco questo funziona davvero non so che cazzo fa più!
La donna con gli occhiali scriveva.
Appunto N.3. La coperta termica sembra aumentare solamente l’intimità della coppia. Sconsigliata.
Cannavale con le mani nei pochi capelli si girò verso di noi bestemmiando. Ci guardava uno ad uno come ad aspettarsi una soluzione.
La soluzione arrivò dopo circa mezz’ora di gridolini e mugolii ed arrivò dall’estintore del moro. Le fiamme intorno ai due raggiunsero il picco massimo e una luce abbagliante illuminò il bagno. Le particelle luminose presero a muoversi vorticosamente. Facemmo tutti un passo indietro. L’esplosione era imminente. L’immagine dei due divenne confusa. La silouette del moro si staccò velocemente dalla bionda che si voltò e si inginocchiò automaticamente di fronte a lui. Il moro maneggiò con cura l’estintore, tirò via la linguetta di sicurezza e indirizzò la manichetta verso la ragazza, alla base delle fiamme. Un’operazione da manuale. Dopo pochi secondi il bagno si riempì di nuovo di polvere bianca e il fuoco prese lentamente a spegnersi.
Quando tornammo in stanza l’orologio segnava le sedici e trenta. L’incendio era durato un’ora e mezza. Lentamente riprendemmo tutti posto. Gli ultimi ad arrivare furono il moro e la bionda. Il moro camminava soddisfatto tra le sedie sistemandosi il pantalone come se niente fosse successo. La bionda invece era visibilmente provata. Cannavale li seguì incazzato con lo sguardo. Seduta accanto a me la donna con gli occhiali, per niente turbata dall’accaduto, sfogliava il manuale.
“Beh, non so gli altri” disse sistemandosi gli occhiali “ma io ho trovato l’esercitazione molto interessante. È per caso previsto un secondo livello?” Cannavale bestemmiò sottovoce.

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