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Hangover

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Hangover. Postumi. Una sbronza epocale. L’ennesima festa di compleanno finita male. Il Messicano e il Quacchero avevano deciso di festeggiare insieme il loro quarto di secolo.

Hangover.
Postumi.
Una sbronza epocale.
L’ennesima festa di compleanno finita male.
Il Messicano e il Quacchero avevano deciso di festeggiare insieme il loro quarto di secolo.
Quella notte, nelle torri di Val Melaina, nell’ultimo di quelli di una volta, quelli che ufficialmente non erano mai esistiti eppure c’erano, fiumi di birra nostrana avevano gonfiato stomaci e vesciche.
Un’allegra comitiva, al secondo piano del lotto f, in un appartamento che appartamento non era.
Dopo le 21 in un incredibile via vai, tra imprecazioni, facce sofferenti e gambe saltellanti, prostate ingrossate si accalcavano in fila nell’unico bagno esistente. La colonna umana era mastodontica, sembrava quella fuori la cappella sistina, anche se, nonostante le svariate rappresentazioni della prima, di sistina c’era ben poco.
Ricordo distintamente come più volte provai ad avvicinarmi a quell’oasi di porcellana, e di come altrettante rinunciai. Mi sembrava di essere capitato a un autogrill dopo centinaia di kilometri percorsi e aver trovato tra me e la tazza una schiera di pulmann di giapponesi tutti con la stessa necessità, tutti rigorosamente davanti. Si avvicina Tiberio, Tiberio di Tivoli,  faccia butterata, mangiata dalla vita, cresta da punk o bestia.
-Ah ci! Na pasta?! Dai magna bello che te passa!
Al compleanno del quacchero e del messicano alla fine al bagno non ci andai…
Mi ficca una simpatica pillolina direttamente in bocca.
-Ma che è Tibè?
-Lassa fa, daje er tempo
-Si ma che è?
-E da quand’è che te fai problemi a magna cose?
Passano dieci minuti. Fin qui tutto bene. Altri dieci. Niente. Dopo mezz’ora mi incazzo.
-Ah Tibè ma che me stai a pia per cu… Buio.
La mente piena di urina vaga. Forse le tre del mattino.
Si balla, si beve, si canta, ci si dispera, amori perduti, carezze non date, bestemmie non dette, sto inguiato marcio. Non capisco se a pesarmi di più sono i miscugli ingeriti, o i lunghi mesi di disperazione catatonica dai quali non riesco a liberarmi.
Sulla pista da ballo sono sotto cassa, gli avventori ubriachi come e forse più di me mi assalgono, ridono, si picchiano, combattono i galletti per la dote di un’americana barcollante.
È una corsa all’ultimo sangue, all’ultimo giro, tiratissima, senza senso. Siamo tutti a caccia, maschi, femmine e bambini, di un tromba che ci allieti la serata, che renda meno triste il destino di persone sole, piene di alcool e sogni interrotti.
Io nell’angolo osservo, rifletto amaramente, mentre spingo giù l’ennesimo cocktail di speranza tradita.
Che cos’è L’amore quando ti abbandona appena pensi di averlo raccolto? Una, due, tre, quattro, infinite, bellissime scopate, ma quando vien la sera e i lupi escono da tane di avidità e  gole egoiste, ci ritroviamo tutti nel girone infernale della ricerca.
Il Quacchero è andato, il Messicano pure.
-Respiri piano per non far rumore ti addormenti di sera e ti risvegli col sole….
Mitico magico! Ce l’hai due euri?
Sei chiara come un’aaalba, sei fresca come l’aaaria…
Maschiooo!! na moneta?!
Diventi rossa se qualcuno ti guaaarda…
Principessa, questa canzone è per te, ce l’hai un euro per il caffè?
Lo osservavo dall’angolo della piazza, ero giunto li seguendo la musica.
E che musica! a me Vasco, apparte qualche pezzo antico, non ha mai fatto impazzire, in genere preferisco i morti, i cantanti morti intendo, ma quelle note scordate e la raucedine di birra e fumo mi avevano attirato, rapito e trascinato li.
Piazza Santa Maria in Trastevere, forse le cinque del mattino.
Appena l’avevo visto, li, solo, sui gradini della fontana ad ululare alla luna, sapevo di averlo trovato. Anche il matto di oggi era nel sacco. Faceva l’elemosina, fin qui tutto normale, ma nella piazza deserta l’avevo visto rivolgersi in successione ad un piccione, un gabbiano e una cornacchia.
Si, era matto, non poteva essere ne un biologo, pardon ornitologo, ne un san Francesco qualunque. Era matto, un matto vero, un altro rifiuto della società ai margini del mondo, dentro una piazza.
Banca Nazionale del Lavoro, ore nove del mattino. Boh, Forse.
Cazzo guarda sto coglione, porca mignotta mo je sparo, mado se me da er prestesto je faccio un ber buco fresco fresco.
Dai cazzo, dai cazzo, pochi minuti e semo fori, sti cazzo de cassieri so lenti. E nun te fa spara te co quella faccia da stronzo, dai, che faccia de mmerda che c’ha però,  madonna quanto me sta sur cazzo!
Oddio sti cassieri so lenti da mori…
Namooo un po’, se arrivano le guardie so cazzi amari, daje co sti sordiiii!!
No te giuro mo a questo je sparo…
-Senti un po’, coglione, che cazzo guardi, che hai visto la madonna? Stai a guarda er soffitto? Ce sta la madonna sur soffitto?… anvedi er soffitto…
Bello cazzo, sto pittore se deve esse drogato bene bene, guarda quei mezzi omini co le cianche da capre, che facce de merda, che sguardi de merda, madooo fico però.. e sta mucca che se ciocca er toro, che vacca, che zozzona, me ricorda quer mignottone de Lucrezia, se va tutto bene mesa che a chiamo, a porto a magna er pesce e poi altro che mucca altro che toro, na bella ncaprettata nun mela leva nessuno…
L’edificio è circondato, uscite con le mani in alto…
Amore mio una vita in una vita è alle spalle.
Solo adesso mi rendo conto di quello che è accaduto.
Amore mio sono mesi giorni notti prati piogge che ti amo e mai uno di questi ho smesso di farlo.
Amore mio sono mesi che amo un’ombra, un riflesso, una chioma ,un sogno, un desiderio, una speranza, degli occhi, un gesto. Amore mio donna della mia vita. Amore mio sto volando via.
Non posso più amare qualcosa che non c’è.
Donna, donna bella, meravigliosa donna.
Ricordo quando l’amore ha vacillato. Devo sapere se quelle parole, quegli sguardi ancora veramente credono, ancora realmente esisitono.
Amore mio, questo mio amore immenso insoddisfatto.
Incredibile, incedibile, unico non può più amare quello che non ha.
Tu sei stata una vita meravigliosa, irragiungibile, ineguagliabile.
Tu sei stata un sogno, viaggio ininterrotto in terre lontane, paesaggi stranieri, luoghi incontaminati.
Amore mio vivere con te è stato un privilegio.
Vita mia sto volando via, donna mia devo andar via, se in America a Gaza o America latina o a Roma in un camper.
Devo perdere l’amore, lasciare scivolare quello che provo ogni volta che penso a te.
Lei è una donna infame, lei. Crea fatale dipendenza…Fine del buio.
Luce, al neon, zanzare, schiamazzi.  Emergo dall’onirico viaggio immerso in un freddo e prolungato abbraccio col pavimento. La festa è ancora lì, la fila pure.
-Aho, aho!
la faccia del Quacchero cassiere mi fissa
-Ma come stai? Ma che hai fatto? A Tibè ma che j’hai dato? Che no o sai che questo è ‘nfracicone?
Il Messicano mi prende la mano, una mano a forma di p38.
-Ah chicco ma che hai visto? Ma chi volevi rapinà?
Hai fatto ‘n macello, te sei messo a chiede i soldi ai lampadari, a tocca i culi a tutti, ma poi, qua ce sei venuto a fa na rapina solo co le mano?
-Ah Tibè mortacci tua e de tutta Tivoli!
-Vatte a fa in giro va!
Me lo dicono in coro.
-Vatte a ripia!
Esco dal lotto f.
Il passo è più lungo della gamba, lungo almeno quanto la pisciata che c’ho in canna.
Quel cespuglio andrà benissimo, penso.
Fischiettando mi guardo intorno, Via Antonio De Curtis, via libera, via la cinta, via il bottone, giù la lampo. Mi appresto all’esplosione quando, all’improvviso, una voce di plastica con una punta di metallo sul finale mi richiama all’ordine.
L’urina rimane li, ferma, non scende. È lei! la donna della mia vita. La sua voce ha un’origine misteriosa, sembra propagarsi direttamente da me.
-Amore mio sei comparsa, sei venuta ancora mia dolce aguzzina.
Portami via, il nostro è un amore malato, io non ho la forza.
Ho provato ad andare avanti, a farmi una nuova vita, altre donne, ma anche quando ero con loro, il pensiero di te non mi ha mai abbandonato…
-Lo so, amore, io sono dentro di te.
Anche io non ti ho mai lasciato, e se guardi bene, sono ore che sono più vicina di quanto non pensi.
Ti ho visto, lì, sul pavimento, eri con un’altra,  ma i tuoi occhi erano assenti, bianchi, persi nel vuoto.
-Si, ero con un’altra, ma mi hanno trascinato, imboccato anzi, sai Tiberio, quer pischello de Tivoli…
-Si amore mio però ormai hai una certa età, non puoi andare con una qualsiasi solo per dimenticare, senza sapere chi o cosa è, cosa vuole da te, cosa può darti.
Tu ami me, me soltanto, mi conosci visceralmente. Sai che per te ci sarò sempre, se tu lo vorrai e anche se non… Prendimi amore mio, fammi tua.
La voce è nella testa. La voce è nella tasca.
-Certo che ti faccio mia, certo che ti prendo.
Mano alla saccoccia destra.
– Eccoti amore mio…
Laccio, cucchiaino, accendino, siringa, limone.
Eroina parlante, la piscia non mi scappa più, TI AMO

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