Note a caldo dopo nemmeno 24h di gioco su Pokemon Go

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Data

Un Morto Vivente di periferia non può aver paura dei Pokemon. Mentre tutti ne parlano, molti lo considerano il nuovo passatempo per idioti globali e pochi sanno di che cosa si tratta, l’autore di Roma Caput Zombie supera la barriera e lo fa. Ci gioca!

Alla fine l’ho fatto. Mi sono scaricato l’APP con il gioco della NINTENDO e ho iniziato a giocare.
Ed eccomi a 47 anni suonati a cercare pupazzetti fantastici e virtuali per strada.
Perché lo faccio?
Primo perché è divertente, secondo perché sono un educatore che lavora con gli adolescenti e un fenomeno del genere ho interesse a conoscerlo da vicino, terzo perché sono sempre stato affascinato dall’idea della realtà aumentata e questa è la modalità più economica e a portata per sperimentarla.
Dopo qualche incertezza iniziale per capire i meccanismi del gioco sono stato proiettato immediatamente in un’avventura fatta di momenti intensi e vissuti pericolosamente.

Ieri pomeriggio mi aggiravo nei pressi di un asilo nido alla ricerca di PokeBall (le palle virtuali che servono a catturare i pokemon).
All’ennesimo passaggio davanti al murales esterno dell’edificio una maestra esce fuori e mi fa:
«Scusi l’ho vista passare qui davanti almeno 3 volte, cerca qualcosa?»
Le ho spiegato in maniera sommaria il meccanismo del gioco. Non mi è sembrata molto convinta. Tra la tesi del cacciatore di Pokemon che si rifornisce di PokeBall al Pokestop (luogo contrassegnato nella mappa del gioco in cui è possibile rifornirsi di oggetti utili alla caccia) e quella del pedofilo in agguato credo che propenda ancora per la seconda.
Peccato perché è un buon luogo di approvvigionamento.

Nei luoghi bui e malfamati dove mi sono ritrovato ieri sera, alla normale fauna di spacciatori, tossici, papponi e micricriminali si sono aggiunte due specie ancora più inquietanti: quella dei mostriciattoli in miniatura (Pokemon viene da Pocket Monsters) e quella dei NERD in fregola per la cattura dei suddetti.

Stamattina un conoscente mi ha attaccato un pippone micidiale sull’alienazione che genera la tecnologia. Per fortuna ad un certo punto ho sentito il telefono vibrare. Ho guardato e ho visto che proprio all’altezza della spalla del tipo si dibatteva Zubat (il Pokemon pipistrello). Gli ho detto: «Scusami un attimo». Ho caricato la Pokeball e ho beccato il volatile al primo colpo. Poi mi sono accomiatato con un «Anche se non siamo d’accordo, lo scambio di opinioni è sempre produttivo».

Le prime riflessioni sulla mia esperienza di gioco sono le seguenti:

REALTÀ AUMENTATA. Non so se sarà una moda passeggera o meno ma a mio avviso POKEMON GO potrebbe rappresentare per la realtà aumentata quello che Facebook è stato per Internet: la piattaforma per un utilizzo di massa. È positivo o negativo? Forse è troppo presto per dirlo. Io ci vedo delle potenzialità intriganti e parecchi rischi. In ogni caso, come spesso avviene, potremmo trovarci all’interno di questo mondo senza comprenderlo, occupati a schierarci in modo sterile a favore o contro.

MOVIMENTO. La cosa che mi piace di più di questo gioco è che veicola l’idea del movimento lento. Se superi i 20 km/h le funzioni di gioco si bloccano. Per giocare a POKEMON GO bisogna andare a piedi e/o in bicicletta. Si è stimolati a vagabondare alla scoperta di POKEMON e POKESTOP. Per la mia indole il gioco perfetto.

VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO. Ho scoperto molto di più su Monterotondo nelle ultime 24ore che in otto anni. I Pokestop sono situati sempre in luoghi significativi: Monumenti, edifici storici, Chiese, Statue, Targhe alla memoria, Murales e Graffiti. Una delle cose più divertenti è stata approfondire attraverso la ricerca su Internet o scambiando quattro chiacchiere con i passanti la storia dei luoghi attraversati.

STREET ART. La street art è decisiva per l’identificazione dei luoghi. Ovunque ci sia un murales, un graffito degno di nota lo si ritrova all’interno del gioco come Poketstop. Al pari del monumento ai caduti o della Chiesa. Forse ci voleva un gioco della NINTENDO per restituire valore estetico e artistico alla STREET ART

SOCIALITÀ. I detrattori di Facebook e dei Social in generale spesso utilizzano come argomento il fatto che le “amicizie” e i contatti sui social siano del tutto virtuali. Girovagando con POKEMON GO acceso ho visto persone della più varia estrazione e fascia di età attaccare bottone viso a viso nei luoghi significativi (POKESTOP o PALESTRE o dove sono disseminate le esche) scambiarsi strategie di gioco, Pokemon via Bluetooth ed esperienze vissute giocando.

DIGITAL DIVIDE. Ho visto chiaramente il mondo diviso in due. Chi sta dentro la realtà aumentata e chi ne sta fuori. Due gruppi che si materializzano ovunque ci siano dei giocatori e che hanno buone probabilità, prima o poi, di entrare in conflitto.

PERVASIVITÀ E DIPENDENZA. Il gioco è molto coinvolgente. Ti ritrovi a essere condizionato nelle scelte che fai in merito a luoghi dove andare, percorsi da seguire, posti dove fare soste. Vedere individui arrestarsi all’improvviso sul marciapiede, accendere il cellulare e concentrarsi sulla cattura di un POKEMON mi ha riportato allo stupore che provavo nel vedere le persone parlare da sole quando si diffusero i cellulari con gli auricolari bluetooth. Il rischio che non si pensi ad altro e che ci si rifugi in un mondo popolato da Pokemon è molto alto specie per chi non ha molto altro a cui pensare.

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