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Le crepe

di

Data

È un retino con cui catturo farfalle, una macchina con cui afferro istanti futuri, è l’oceano in cui nuoto da salmone.

La vita mi sconvolge, e questi sconvolgimenti aprono crepe, squarci, in cui infilarcisi mi sembra l’unica scelta possibile da fare. Crepe che contengono il non visto, il non udito, il non sfiorato, il non baciato, il non pensato. Sezioni di un interno celato abilmente dal suo involucro, costruzioni esteriori di difesa che servono a scoraggiare solo chi non ha quella voglia matta, disperata e ostinata di scoprire cosa c’è al di qua del muro, o aldilà delle montagne incantate… Portare alla luce ciò che viene oscurato dalla trasparenza del mondo contemporaneo. Scrivere per descrivere la bellezza della verità così come appare ai miei occhi, alle mie labbra. Perdersi nella bellezza che scaturisce da un volto pieno di rughe, un seno cadente, da una vita di bugie, da uno sguardo fuggitivo, ma anche punzecchiare quelli che dormono, puntare, sparare, schiaffeggiare. Ma anche fantasticare. Una profondità densa e caramellata che quando ti si appiccica sulle dita non va più via. Credo di essermi ritrovata a scrivere per curiosità, ma anche per necessità. Sì perché forse, se non ci fosse stata la scrittura, sarei già morta. E allora magari non sarò una scrittrice, ma sono viva. E quando a dieci anni scrissi la mia prima poesia, capii che scrivere era l’unica arma a disposizione per resistere. Per sopravvivere. E allora credo ci siano vari aspetti di questo mio scrivere. Da una parte questi aspetti sono connessi alla vita e dall’altra alla morte. O forse alla morte prima e alla vita poi. Sono scampata alla morte grazie all’azione dello scrivere. Non importa se abbia scritto o meno cose che abbiano un qualche valore letterario. Ho scritto, e questo fatto dello scrivere, dell’azione di aggrapparmi alla penna e al foglio, mi hanno fatta resistente. Vibrante. Sensibile. Viva. In connessione diretta con la parte invisibile del mondo. In connessione con la bellezza. Con la vita così com’è. Senza orpelli, nè maschere. Nella sua tragica bellezza. Ma anche con tutte le infinite vite e i mondi potenziali a disposizione dell’immaginario. Se dovessi riassumere tutto in una frase direi che scrivo per resistere ed esistere umana. È il mio tentativo di resistere all’entropia che vorrebbe darci tutti per spacciati. Ma l’entropia, il disordine non sono invincibili. Hanno solamente più probabilità di vincere. La scrittura è il mio zero virgola zero zero un per cento. Qualcosa di molto raro, ma non impossibile. È un retino con cui catturo farfalle, una macchina con cui afferro istanti futuri, è l’oceano in cui nuoto da salmone.

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