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Scrivo per due ragioni soltanto

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Scrivo per due ragioni soltanto: 1) prender sonno la notte; 2) fronteggiare la nausea del risveglio. Un sabato mattina mi metteranno nello scaffale dei Classici della Feltrinelli. Ci andrò in...

Scrivo per due ragioni soltanto: 1) prender sonno la notte; 2) fronteggiare la nausea del risveglio.

Un sabato mattina mi metteranno nello scaffale dei Classici della Feltrinelli. Ci andrò in incognito lì e mi piazzerò dietro una colonna, a spiare un paio di liceali, uno col pizzetto e l’altro coi capelli alla Casaleggio, che si scambiano informazioni davanti alle copie del mio nuovo successo.

“L’hai letto?” domanderà il primo, rigirandosi il libro tra le mani.

“Sì, una bomba” ribatterà il capellone, facendo il gesto del pollice all’insù.

“Io ancora no. Quello di prima era un capolavoro, ho paura che questo mi deluda”.

“Lo dicevamo anche dopo il primo. Ma poi il secondo era meglio del primo, e il terzo meglio del secondo”.

“Già, mi hai convinto!” esclamerà allora quello col pizzetto. Lo sbircerò facendo un passo oltre la colonna, giusto in tempo per vederlo ficcarsi il libro sotto un’ascella e avviarsi alla cassa, venti euro tra le dita e un ghigno malcelato di soddisfazione.

Quello stesso sabato, il pomeriggio, andrò a dirlo subito a quel bastardo di Giulio Gasparoni. Pensava mi fossi dimenticato che alla festa dei miei diciotto mi aveva soffiato Elisabetta da sotto il naso, se l’era portata in camera dei miei – sì, i miei!!! – e le aveva messo una mano nelle mutande. Voci di corridoio giurano che quella mano c’era rimasta parecchio lì dentro. E a quei tempi le mani nelle mutande erano davvero roba da leggenda. A meno che quelle mutande non fossero le tue. Fa il netturbino Gasparoni, ora. Con tutto il rispetto, ma adesso tra me e lui c’è una galassia. Lo scoverò vicino a un cassonetto, chinato a sradicare dal ciglio del marciapiede la cacca essiccata di un cane. “Guarda!” gli dirò con un ghigno alla Mr. Hide. Si volterà e tra le mie mani, stesa per intero sul petto, vedrà l’ultima copertina dell’Espresso, con su la scritta in grassetto “L’AUTORE CON LA A MAIUSCOLA”, e poi la mia faccia patinata che riempie la pagina per intero. Che notizia shock, povero Giulio! Ma vai, vai, gli dirò … Non ti curar di me. Continua a spalare merda!

La sera di quel sabato mi inviteranno alle Invasioni Barbariche. In prima serata. Per celebrare l’astro nascente. Ecco che entro, con un cappello di paglia per coprire la calvizie, e dietro un pubblico di esaltati a spellarsi le mani solo per me. In mezzo alla bolgia c’è una pazza sui quaranta, in quinta fila, con in pugno un cartellone bianco e una scritta nera: “Andrea, sono già tutta bagnata … ”. Mi siedo davanti al tavolino in vetro, che pare un acquario ma sotto non ci sono i pesci, ci sono le gambe allungate della Bignardi. Lisce, dritte, sode. Le sognavo così dai tempi del Grande Fratello. Mi guarderà, Daria, ma non riuscirà neanche a farmi la prima domanda. È ufficialmente una ex femminista, poveretta. Annichilita dal desiderio, la saliva che inesorabile le tracima dalle labbra. È impacciata, balbetta qualcosa, abbassa gli occhi e mi guarda il pacco. Rimane fissa così adesso, e a questo punto nessuno sa più che fare. L’attrezzista di scena ha un attacco di panico, l’uomo-applauso ha le mani paralizzate, e perfino il teleprompter si è incantato. Allora il regista, dietro la loggetta in vetro lassù, ha un colpo di coda: copertura immediata del buco televisivo e rapida dissolvenza in nero. Inizia la Televendita dei pannolini. Ma prima che si abbassino le luci, un attimo prima, Daria alza lo sguardo su di me e mi fa l’occhiolino.

Scrivo perché quel sabato rincaserò a tarda notte e andrò dritto a letto, con addosso una sensazione d’immortalità che non mi dispiace affatto. Non ho più paura del sonno. Chiudo gli occhi e aspetto, non ho preso il Dalamadorm e neppure le pecore mi servono a questo punto. Ci sono gli altri a contarle per me. Il mondo intero.

Inizio a intravedere la nebbia dell’oblio. Bene. Probabile che domani mi sveglierò di nuovo con la voglia di vomitare. Pazienza, ora godiamoci il momento.

Morfeo arriva, ha già le braccia allargate, è pronto ad accogliermi. Forse domattina mi sentirò in colpa con Gentiloni, forse mi andrà il caffè di traverso quando alla radio diranno che la Bignardi è stata licenziata. Sicuro che dovrò andare in cerca di una farmacia aperta di domenica, a fare incetta di Entact.

Stanotte però è andata, Morfeo mi ha afferrato, mi solleva in alto e si mette a farmi fluttuare in aria, neanche fossi un Premio Oscar. È fatta, sono fuori controllo. Domani sarà di nuovo tutto uno schifo ma nel frattempo … che dormita, ragazzi!

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