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Perché scrivo

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Foglie rimaste sul fondo di una tazza da tè come se fossero delle parole sbriciolate, ma ancora buone da leggere e sul punto di svelare un segreto.

Conservo un’immagine di quand’ero piccolo mentre guardo un vecchio film in bianco e nero alla tv. Non ricordo il titolo del film, ma soltanto una scena dove una misteriosa donna osserva le foglie rimaste sul fondo di una tazza da tè come se fossero delle parole sbriciolate, ma ancora buone da leggere e sul punto di svelare un segreto.
Quella volta, la sorpresa più grande ai miei occhi voraci di favole fu vedere quei fondi di tè prendere forme immaginarie e, attraverso il potere fantastico delle parole, creare un gioco incantato di suggestioni.
Oggi, allo stesso modo, per me scrivere è dare forma e parole ai fondi della mia memoria, del mio vissuto e soprattutto del mio immaginario. E quando trasformo ciò che ho dentro di me finalmente nel racconto della vita, che per magia mi scorre intorno, ecco che so perché scrivo.

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