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Dove ho messo le chiavi?

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Si avvicina all’uscio di casa, sta per poggiare la mano sul pomello dorato del chiavistello e dare le quattro mandate per aprire la porta blindata, quando la sua faccia assume un’aria interrogativa: “Le chiavi”.

Sei e venticinque del mattino. Il Dottor Rocco Casimiri è pronto per uscire.
Si è docciato, si è vestito, ha scelto la cravatta da indossare oggi in modo che facesse pendant con giacca, gilè e pantaloni, ha messo anche il giaccone. Si avvicina all’uscio di casa, sta per poggiare la mano sul pomello dorato del chiavistello e dare le quattro mandate per aprire la porta blindata, quando la sua faccia assume un’aria interrogativa: “Le chiavi”.
Torna sui suoi passi. Attraversa l’ingresso, passa davanti alla consolle cardinalizia al centro del corridoio, va in camera da letto e guarda sul maggiolino all’angolo, a sinistra della tenda: “Qui non ci sono.”
Scruta i due cassettini posti al centro della ribaltina, ingombra di carte, riviste ammucchiate le une sulle altre, cd, una confezione di Aminotrofic. “Dov’è finito il pirulino? Era qui… come faccio ad aprire il cassetto, ora…”.
Poi lo scorge nel posacenere rosa di vetro, nascosto fra le chincaglierie della moglie. “Ma dimmi te”. Sembra guardarlo con aria sorniona, con quel puntino azzurro scuro sulla capocchia dorata. Tentando di dominarsi, lo avvita nel foro posto al centro del primo cassetto,impresa non semplice perché il buco è largo. La scanalatura fa presa e Rocco tira a sé il tiretto. Trova di tutto, vecchie lenti per occhiali da vista, portachiavi, scontrini, vecchie ricette, non le chiavi. Procede con lo stesso rituale per quello sottostante. Ancora nulla.
Spera che sopraggiunga qualche anima pia a toglierlo da quell’imbarazzante situazione quotidiana, in cui finisce per cacciarsi un giorno sì e l’altro pure. O quasi.
Dopo qualche sbattimento di porta e colpo di tosse mirato, emerge dalla sua camera da letto la figlia assonnata. L’aria è di quelle da mattina presto, della serie perché mi hai buttato giù dal letto che volevo ancora dormire?
“Ah, meno male che ti sei svegliata! Non trovo le chiavi della macchina. Mi aiuti?”
“Ripensa dove le hai poggiate l’ultima volta che sei entrato, papà. Ieri sera le hai viste?”.
La risposta sopraggiunge a razzo.“Ero convinto di averle lasciate nel portaoggetti sulla mensola. Secondo te, posso averle spostate prima di uscire?”.
“Controlla nelle tasche del giaccone” suggerisce la giovane, mentre con una mano si regge la testa e con l’altra batte sulla guancia con piccoli colpi nell’evidente tentativo di restare vigile.
“No, no. Ho già verificato. C’è tutto quello che mi serve tranne le chiavi della macchina! Per caso le ho poggiate sul ripiano in camera tua, quando sono venuto a salutarti ieri sera?”
Mara respira, conta fino a dieci e nel tono più mellifluo che conosce sfodera un: “Guardiamo di nuovo, ma io non le ho viste!”
Entrano, accendono la luce, controllano, ma della chiave del bmw neanche l’ombra.
“Forse sono in camera tua sull’angoliera, papà?” suggerisce con tono ispirato.
“E chi le avrebbe messe lì?”
“Beh, magari la ragazza che ci aiuta, potrebbe averle poggiate quando ha spolverato”.
Rocco si precipita in camera come una furia, la sua immagine sfila rapida nello specchio antico a parete contornato da una pomposa cornice di legno dorato: “Ecco. L’ ho detto mille volte che le mie cose non vanno spostate. Se le metto sul comodino, devono restare sul comodino. Io le mie cose le ritrovo nel mio disordine. Che c’entra l’angoliera?”, il tono di voce sempre più ansioso. “E poi, non sono neanche lì!”
In quel momento un fulmine illumina il salotto e dopo pochi secondi il rumore del tuono e della pioggia battente invadono l’appartamento.
“Che cazzo di tempo! Manco a dire che posso andare in moto! Rischio di volare per aria e di arrivarci a tocchi in ospedale!” continua a mugugnare Rocco.
I rumori e lo sbraitare, intanto, hanno dato la sveglia anche ad Agata. Mora, elegante, si dirige verso di lui con il passo calmo e misurato di chi punta all’autocontrollo, desidera aiutarlo.
“Hai visto le chiavi della bmw?” l’apostrofa il marito. Lei lo guarda con aria sconsolata e ammicca: “Ora controllo se per caso sono nella tasca interna della borsa.”
“Ah ecco, allora perché non le trovo. Le cose vanno messe al loro posto, dici sempre, altrimenti io la mattina impazzisco! Con la tua mania di metter ordine … lo sai solo tu di che ordine si tratta!!!”
Il fiume di parole è inarrestabile: “Fai impazzire gli altri piuttosto. Come sto impazzendo io, stamattina. Ero pronto alle sei e mezza e ancora non trovo le chiavi! Riuscirò mai ad uscire da questa benedetta casa ed arrivare in quel maledetto ospedale?”
Agata, corporatura esile ma solida, fa finta di niente, solleva il capo e sospira: “Niente, nella tua borsa non ci sono!”
“E cosa ci hai guardato a fare? Io l’avevo già rovesciata sul tavolo ed avevo visto che lì dentro non c’erano! Nessuno in tutta la casa sa dirmi dove siano queste chiavi? Le avevo fino all’altro giorno …”
“Dai Rocco, adesso salteranno fuori – dice pazientemente Agata con tono rassicurante – Ripercorri mentalmente le ultime cose che hai fatto quando sei tornato a casa. Magari ti si accende la lampadina e riesci a ritrovarle!” lo incoraggia.
“Mi si accende la lampadina, dici? Oltretutto devo pure sorbirmi le tue perle di saggezza” sbotta Rocco, giunto ormai al limite della sopportazione.
“Aspetta un attimo”, il suo volto si illumina: “Mi pare di essere andato in cucina”. Appena giunge sulla soglia della stanza,però, si rabbuia di nuovo. Guarda sul tavolo che si trova davanti alla porta. Delle chiavi nemmeno l’ombra!
“Ho capito. Stamane non è proprio aria. Sono stanco. Ogni giorno ce n’è sempre una. Fare le cose più semplici qui dentro diventa un’impresa titanica. Mi è venuta sete! Berrò un po’ d’acqua!”
Apre il frigorifero per prendere la bottiglia di minerale e resta di sasso: “Chi ha messo le chiavi nel frigo?”

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