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Beng beng beng

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Cucchiarella, cinta, ferro da stiro.

Beng beng beng.
Cucchiarella, cinta, ferro da stiro, cucchiarella, cinta, ferro da stiro.
Non si fa, cretino, deficente, non si fa, cretino, deficente,
mannaggia il giorno che ti ho concepito, maledetto quello in cui ti ho generato.
Questa è stata la filastrocca dei miei primi 16 anni di vita.
Mia madre, una “macellara ripulita” bigotta e razzista, aveva avuto la fortuna di sposare un grande uomo, fuggito o morto poco dopo averla messa incinta.
Da quel giorno era impazzita o forse era sempre stata così, la realtà era che io ero il bersaglio prediletto delle sue frustrazioni. La sua era un’ira sconfinata nei confronti del mondo e dei sottoinsiemi del suo di mondo, cioè io. Ce l’aveva anche con gli extracomunitari. A 16 anni, appunto, ho deciso di andar via, per non sentire più i colpi degli utensili sul mio corpo, insieme agli sputi e alle inquietanti e immaginifiche fiamme dal naso. A 18 sono entrato in accademia militare, a 20 mi sono fidanzato, a 25 mi sono sposato, a 30 ho deciso di andare a trovare mia madre.

<Mamma, sono tuo figlio! e questa è mia moglie>
<Ma è negraaaaaaaa?!!!!!!!>
Cucchiarella, cinta, ferro da stiro, cucchiarella, cinta, ferro da stiro?
No, Beretta 92FS.
Beng beng beng

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