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Alzati e cammina

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Ore 8:15 del giorno X, tutti ai loro posti. Ore  8:15:20,  click della chiave nella serratura, il Sig. Dionisio Amadìo entra nella stanza in un coro di buongiorno, indossa un completo gessato grigio scuro con camicia bianca e cravatta bordo’ che fa pendant con le scarpe.

Ore 8:15 del giorno X, tutti ai loro posti. Ore  8:15:20,  click della chiave nella serratura, il Sig. Dionisio Amadìo entra nella stanza in un coro di buongiorno, indossa un completo gessato grigio scuro con camicia bianca e cravatta bordo’ che fa pendant con le scarpe. Guarda il suo orologio, è in perfetto orario. Rapidamente individua alla sua sinistra un’ampia striscia di polvere sullo scaffale sottostante alla vetrata che separa la stanza da quella della sua segretaria. Continuando in quella direzione, a circa 50 cm al di sopra dello strato di polvere, incontra il sorriso stampato della segretaria che fa capolino da dietro il computer. “Non è cambiata”, pensa. Inspirando profondamente gira lo sguardo a destra e cio’ che aveva temuto durante quel lungo mese che aveva seguito il suo risveglio gli si materializza davanti agli occhi. “L’hanno fatto”, pensa “hanno spostato l’attaccapanni”, mentre il sangue gli sale al cervello. L’attaccapanni è li’, imponente, minaccioso, proprio dove lo avevano sempre voluto loro, all’inizio del corridoio. Nonostante i due anni di coma si ricorda bene che cosa sia per tutti quell’oggetto, il simbolo della protesta e del potere.

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