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Test drive

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La mattina del 17 Giugno 2046, Marco si svegliò ricordandosi perfettamente il sogno di quella notte.

La mattina del 17 Giugno 2046, Marco si svegliò ricordandosi perfettamente il sogno di quella notte. C’era Francesco, ed erano ragazzi. Erano nel cortile del loro vecchio liceo, e nel sogno Marco stava appoggiato a un muro, guardando la luce del sole che attraversava i rami del tiglio. A un certo punto, ricordava Marco, aveva sentito una voce: “Marco! Vieni! E porta il pallone, va’, che si fa due tiri.”
Nel sogno si era girato e lo aveva visto, Francesco, alto e secchetto, con la maglietta che gli cadeva sulle spalle come su una gruccia, e il luccichio dell’apparecchio che gli illuminava il sorriso. In quel momento Marco si era svegliato ed era rimasto qualche minuto seduto a letto. Poi si era alzato, era andato in bagno e si era messo davanti allo specchio, aveva steso le rughe intorno agli occhi tirandosi le tempie, aveva passato una mano sulla barbetta grigia. “Via, è il momento.” aveva detto. Aveva premuto il pulsante della Chiamata Esterna, si era fatto collegare con la Concessionaria Auto Sportive e aveva prenotato un Test Drive su una Coupé che aveva visto su una rivista.
Poi si era vestito, aveva attivato il Sistema di Pulizia Ambiente Domestico ed era uscito.
Alla Concessionaria Auto Sportive fu accolto da un Automa Femminile al banco del Concierge.
“Buongiorno signor Ronconi, nostro cliente 865. Siamo lieti che sia tornato a trovarci.”
“Buongiorno a lei, signorina automatica H97. C’è molto da aspettare?”
“Assolutamente. Il signor automatico TD9 sarà qui a momenti. Siamo lieti che voglia provare uno dei nostri ultimi modelli. Se nel frattempo vuole darmi il suo indice possiamo eseguire la scansione di Registrazione Obbligatoria Danni e Furti. È la procedura. Abbiamo quasi finito. Ecco il signor automatico TD9.”
L’Automa Maschile si avvicinò e fece un piccolo inchino. “Buongiorno signor Ronconi, nostro cliente 865. Siamo lieti che voglia provare uno dei nostri ultimi modelli. La più innovativa, entusiasmante e tecnologica Coupé di ultima generazione. Alte prestazioni e massimo piacere di guida. Ottima scelta. Mi segua, io l’accompagnerò nel Test Drive.”
Andarono nel garage, dove passarono davanti a una lunga fila di Auto Automatiche e si fermarono davanti a quella più piccola, una due posti dal cofano allungato, nera e lucida come le Calotte Tricotiche di cui tutti gli Automi Maschili erano dotati. Marco pensò che fosse una bella erede di quella macchina dello scorso millennio, la macchina che guidava il protagonista di quel fumetto che leggeva suo padre, quello vestito di nero, il ladro.
TD9 si parò davanti alla macchina. “Z-ROAD Model Year 46. Accelerazione 0-100 Km in 2.8 secondi. Velocità massima 400 Km orari. Motore Genius II Advanced V8 a 5 atmosfere. 640 cavalli. Valore Inquinante 0.3. Prestazioni eccellenti. Unico modello con disponibile Modalità di Guida Umana, come nella versione originale. Dove vuole andare?”
“Vorrei provarla sulla superstrada, a quest’ora non dovrebbe esserci traffico.”
“Ottima scelta. Prego, dopo di lei.” TD9 fece schioccare le dita e le portiere si aprirono.
Gli interni erano una carezza. I sedili soffici, la console di guida in acciaio satinato. C’era anche il volante, in tessuto scamosciato, come le macchine d’epoca. Marco stese le gambe trovò persino i pedali di freno, acceleratore e frizione. Pensò che dovesse essere proprio come l’originale. Accese il Sistema di Riconoscimento Vocale e disse: “Accenditi. Andiamo sulla Superstrada”. La macchina si mise in moto, uscì automaticamente dal parcheggio con un paio di manovre e si mise in strada.
Il sole di giugno entrava soffuso dell’abitacolo, attraverso il parabrezza fotosensibile. Marco guardava avanti la strada lunga e dritta, quasi senza macchine. La strada perfetta per quella giornata. Disse al sistema di accelerare un po’ e poi chiese a TD9 se fosse equipaggiata bene per la sicurezza.
“Assolutamente. Airbag laterale, airbag frontale, airbag ginocchia, torace e testa, doppia regolazione in base alla forza di impatto. Airbag per pedone, anche per piccolo animale. Riconoscimento Pericolo In Arrivo con avviso sonoro e visivo, con led rosso lampeggiante. Riconoscimento Grado di Stanchezza con Preparazione Automatica Caffè. Massima sicurezza.”
“Anche in Modalità di Guida Umana?” chiese Marco.
“In quel caso Airbag frontale. Non è necessario altro, nessuno guida più.”
Marco guardò TD9. Pensò alla sua tranquillità di automa, alla sua sicurezza, all’avere sempre le risposte pronte. Alla pace che dovrebbe dare quell’assoluta assenza di sentimenti.
“TD9 tu hai amici?” gli chiese.
“Domanda non pertinente. Risposta non interessante ai fini del Test Drive.”
“Ma se te l’ho chiesto significa che mi interessa. Tu ne hai di amici, Automi come te, o addirittura umani?”
“Ho colleghi. Per pertinenza al Test Drive, posso dire che sono validi Crash Test Dummies.”
“Bene. È già qualcosa. E sono tutti vivi, intendo, interi?”
“Alcuni sono stati dissemblati nei Crash Test.”
“E non ti mancano da morire?”
“Mi dispiace, non capisco la domanda. Provi a riformularla con altre parole.”
“Non importa. TD9, mi piacerebbe provare la Modalità di Guida Umana. Possiamo attivarla?”
“Assolutamente. Metta i piedi sui sedili. Mani sul volante. Mano sul cambio marce. Attivata.”
Marco azionò la leva del cambio e accelerò. Correva su quella strada senza curve , scalando le marce, tenendo ferme le mani sullo sterzo. Che senso di potenza, comandare un’auto invece che fosse lei a guidare te. Sentire di avere il controllo. Il controllo sul veicolo, sulla strada, sulle persone dentro e fuori dall’auto. Sulla vita. Marco continuò ad accelerare su quella strada sempre e solo dritta. Neanche una curva, una deviazione, per sentire la risposta dello sterzo, il rumore degli pneumatici sull’asfalto, lo spostamento d’aria nell’abitacolo. Ah, ecco. Un cartello indicava una curva a destra, in 5 kilometri.
“Sai, TD9, quando ero giovane le macchine non erano così. Erano più…basiche. Un po’ come la Modalità di Guida Umana. Ne avevo una, cioè, non era proprio mia. Era di un mio amico.”
“Consiglio di limitare la velocità in prossimità della curva. Il veicolo sarà più maneggevole.”
“Non ancora, tanto poi sterzo. Ci uscivamo spesso in quella macchina. Andavamo a giocare a calcetto, portavamo fuori le ragazze. Andavamo a ballare. Sai cos’è ballare?”
“Domanda non pertinente al Test Drive. Limitare la velocità per consentire la deviazione. Curva in avvicinamento.”
“Era il mio migliore amico. E lui era proprio fiero di quella macchinetta scalcagnata. Usata, con qualche graffio qua e là, ma consumava poco. Mica era come questa, con tutte le tecnologie automatiche e tutti questi sistemi di sicurezza. No, su quella macchina eri tu ad avere tutte le responsabilità, tutto il controllo. E bastava una distrazione, o aver bevuto un po’ troppo, che il controllo saltava. E sai che succedeva?”
“Limitare velocità. Velocità massima raggiunta. Curva. Attenzione. Curva. Curva . Attenzione.”
“Sai che succedeva, TD9? Che si moriva, ecco che succedeva. Ci si dissemblava, come diresti tu. E si lasciavano gli amici, che continuavano a vivere senza di te. Che avrebbero sentito la tua mancanza come un airbag che pigia sul petto. Che avrebbero provato mille esperienze, viaggiato in mille città, sperando di farlo anche per te. Che si sarebbero sentiti in colpa per essere arrivati a 65 anni, quando tu ti sei fermato a 19. Che avrebbero capito quando sarebbe stato il momento di raggiungerti. Era il mio migliore amico. Non ce ne sono stati altri come lui.”
“Attenzione. Attenzione. Pericolo. Frenare. Frenare. Pericolo. Attenzione.”
“È il mio momento, TD9. Lasciami andare da Francesco.”
Marco non sterzò quando arrivò alla curva. Andò dritto, spaccò il guard rail e andò dritto, come aveva fatto quella macchinetta scalcagnata una notte di giugno di 44 anni prima, con il suo amico dentro.
Quando fu analizzata la Scatola Nera del veicolo, gli Automi Tecnici registrarono nel loro report una frase non pertinente al Test Drive pronunciata dal cliente 865.
Diceva così: “France, sto arrivando. Mettiti in porta, che si gioca ai rigori.”
E poi il rumore dello schianto, e poi più nulla.

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