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L’altro mondo

di

Data

In un mondo dove gli alberi sono antropomorfi, un signore anziano incontra un fungo.

Ero sdraiato sul letto. Sorseggiai dell’acqua ed ebbi una strana sensazione: mi girava la testa, non riuscivo a respirare bene, per un momento chiusi le palpebre e mi sembrò di scorgere come un altro mondo: un prato si estendeva fino ad una città piena di grattacieli, da un lato c’era un bosco con degli strani alberi che non riuscii a distinguere bene e dall’altro c’era un monte con alcune casette sulla cima, non vidi bene questa specie di mondo perché mi apparve per meno di un secondo. Spaventato richiusi le palpebre ma ebbi di nuovo una strana sensazione ma più forte di quella precedente: mi sembrò di essere trasportato velocemente, provai ad aprire le palpebre ma non ci riuscii, cominciai a vedere un vortice di fronte a me che pian piano cominciò ad essere più distinguibile: un fungo si trovava ai miei piedi, mi abbassai e allungai una mano per toccarlo. Urlai terrorizzato. La mia mano era rimasta in aria fra me e il fungo ma non era la solita mano da anziano, era una mano giovane, totalmente priva di rughe, non odoravo più di brodo di pollo come tutti i vecchi, mi guardai bene e mi resi conto di avere dei jeans, una felpa con un cappuccio e delle Adidas ai piedi, sentii una strana cosa nelle orecchie e capii di avere delle cuffiette, sentii un sapore di menta in bocca e mi resi conto di avere una gomma da masticare in bocca; ero vestito come quelli che chiamavo: i “giovani d’oggi”: quelli che non riuscivano a passare un secondo senza musica nelle orecchie o senza gomma in bocca, ero diventato uno dei giovani che tanto disprezzavo, che chiamavo: “monelli”, “cani”, “sfaticati”. Mentre pensavo a tutto ciò non mi ero reso conto che il fungo che prima era sotto di me stava sbraitando come un pazzo:
– Ehi! Mi senti zuccone!? Sto parlando con te! Levati quelle cuffiette e sputa quella gomma una santa volta, cane!
Lo guardai disorientato, come faceva a parlare e come mai era vestito come me prima di morire?
Mi prese un colpo. Morire? Perché avevo pensato di essere morto? Insomma si, ero abbastanza vecchio e stavo molto male ma… be’ in effetti avrebbe spiegato come mai ero giovane e perché mi trovavo in questo strano mondo. Il fungo stava continuando a sbraitare.
– Sono morto? – gli chiesi.
– Allora la lingua ce l’hai, se mi stai parlando non sarai morto, no? – rispose scontroso.
– Intendo nel mondo umano – dissi.
– Certo, se no non saresti qui zuccone! – mi urlò contro. Restai a bocca aperta. La gomma mi cadde dalla bocca. Non ci potevo credere. Solo in quel momento alzai lo sguardo e mi resi conto che il mondo che stava attorno a me era come quello che avevo visto quando avevo sbattuto le palpebre. Improvvisamente mi venne voglia di esplorare quel mondo. Cominciai ad uscire dal bosco che era composto da alberi antropomorfi simili al fungo, che intanto mi stava urlando nuovamente contro:
-Ehi! Dove vai finiscila di ignorarmi!- notai che tutti i personaggi del mondo mi assomigliavano sia fisicamente che nel comportamento e si comportavano con me come io in vita mi comportavo con i giovani. Cominciai un po’ ad esecrare quelli che incontravo nel bosco cioè anche gli stessi alberi che se la prendevano con me solo perché ero giovane, mi chiamavano “cane”, “sfaticato”, “monello”. Mi diressi verso il monte ma a un certo punto inciampai su una cosa morbida, caddi a terra e guardai cosa fosse:
– Non potresti guardare dove cammini?! – esclamò il fungo.
Sbuffai e feci finta di non aver sentito:
– Che ci fai qui? – chiesi.
– Sto solo controllando che non faccia casini – rispose in modo non molto convincente.
Cominciò a seguirmi e arrivammo ai piedi della montagna. Cominciai a pensare a come trattavo i giovani da vivo e mi sentii in colpa. Nemmeno un secondo dopo aver formulato questo pensiero vidi una roccia del monte che mi cadeva in testa. Sentii un dolore atroce. Il fungo stava ridendo e disse:
– Non credevo che anche una persona come te potesse capire i propri errori in così poco tempo, ti ho osservato nella tua vita terrena e ho capito che ti premeva tanto scoprire cosa c’è dopo la morte. Per questo quando ora tornerai nel tuo mondo ricorderai tutto, ma se proverai a raccontarlo anche solo una volta perderai ogni ricordo di questo mondo…
Non riuscii più a sentire nulla. Era tutto buio. Aprii le palpebre: ero un neonato.

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